RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Primo piano

Argentina mi amor

Viaggio in terra di partenza e ritorna

Un viaggio alla maniera nostra, ovviamente. Con libri, foto, pietanze, testimonianze, artigianato, cinema e musica, proseguendo in quel percorso multiculturale che già numeri fa abbiamo affermato esserci del tutto congeniale.
Certo, una partenza vera sarebbe un'altra cosa (chissà...forse un domani potremmo anche istituire dei viaggi premio per lettori accaniti), ma intanto seguitiamo con le nostre iniziative, che ogni volta riescono a svolgere una duplice funzione: da una parte ci spingono lontano, assecondando un desiderio di orizzonti più ampi, dall'altra ci portano ad interagire con chi da lontano proviene, spinto dallo stesso desiderio, ma forse con più aspettative.
Un viaggio non è mai privo di rischi. Per sua stessa natura espone all'insolito, e quasi sempre costituisce una "sfida", una prova, con noi stessi e con gli altri. I nostri viaggi, quelli che si svolgono nelle sale delle nostre biblioteche non sono tanto diversi. Ogni volta ci confrontiamo con altre realtà, altre esperienze di vita, altre conoscenze, e nonostante l'entusiasmo con cui si lavora o l'impegno non proprio avventuristico, c'è sempre l'incognita del risultato. Ma forse anche questo fa parte del gioco ed è ciò che rende l'esperienza più autentica. D'altronde come afferma Antonio Machado in una poesia:


Viandante non c'è la via,
la via si fa andando.


A fine ottobre (precisamente il 23, alle ore 21.00 nella biblioteca di Lanuvio) la nostra vocazione alla sconfinatezza ci porterà, tra musica, gastronomia e poesia in Argentina, terra di viaggi e migrazioni per eccellenza, che forse più di altre simboleggia oggi la partenza e il ritorno. Lo spunto è stato offerto da un articolo di Francesca Lazzarato (Il Manifesto,02/09/2003) sulla storia di una ragazza argentina trasferitasi in Europa nel 1996. E' Soledad Rosas che lascia il suo paese perché sente che il suo posto è altrove, e che solo altrove potrà trovare la sua dimensione più vera.
Morirà suicida a Torino nel 1998.
La storia di Soledad è raccontata dal giornalista argentino Martìn Caparròs in un libro uscito di recente a Buenos Aires (e di prossima pubblicazione anche in Italia), Amor y Anarquia. La vida urgente de Soledad Rosas, 1974-1998, nel quale la vicenda di Soledad è vista anche come "un caso particolare della mancanza di futuro di cui noi argentini soffriamo da diversi anni...alcuni emigrarono per cercare un futuro economico, individuale; altri per andare in cerca di un gruppo o di una situazione che desse loro la sensazione di poter lottare per un futuro collettivo. Tutti, comunque vivevano con sofferenza una situazione in cui il futuro non era più questione di tempo ma di spazio: non c'era più il domani, c'era solo l'altrove...".

Per la rubrica Primo piano - Numero 25 ottobre 2003