RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Itinerari letterari

La vendemmia


Era un mattino dei primi giorni di ottobre: il cielo era azzurro, la luce dorata, il sole tenero. C'era un silenzio grande dall'Artemisio al mare. La dolcezza delle mattine di ottobre! Ottobre non ha l'ardore dell'estate, ma è la sintesi delle sue atmosfere, dei suoi profumi, dei suoi colori, dei suoi sapori.
La prima frotta di rondini sfiorò, garrendo, le cime dei colli e Celeste, che si era alzata prestissimo, diede la sveglia a tutti i suoi figli perché quel giorno iniziava la vendemmia. I ragazzi balzarono dal letto gioiosamente e si prepararono in un baleno perché la raccolta dell'uva è una fatica, ma anche una festa piacevole e attesa. Si armarono di forbici, mastelli e bigonci, si disposero ai filari e incominciarono a recidere i bei grappoli ambrati di malvasia, greco e bellone, appassiti dal sole.
Recipienti e attrezzature erano stati preparati da tempo e predisposti il giorno avanti [...] Daniele, che oramai era grandicello, aveva avuto l'incarico di pestare l'uva con i piedi, come si usava allora. Le donne coglievano e riempivano mastelli e li versavano nei bigonci; gli uomini che erano più forti li trasportavano alla botte [...] La vendemmia è canterina perché ripaga di un anno di duro lavoro, la gente è contenta e ha voglia di cantare. Iniziò Diana, che tutti sapevano avere una bella voce, modulando sotto tono allegri motivetti e contagiando gli altri; di lì a poco era un allegro cinguettio fino a che tutti in coro si misero a cantare ariette popolari.
Ad un certo punto Diana decise l'assolo e alzò a tutta voce uno stornello dispettoso. Sapeva che anche Nazzareno e famiglia stavano vendemmiando e per questo aveva indirizzato loro uno stornello provocatorio. Proprio a Nazzareno, figuratevi, che faceva il carrettiere, sapeva a memoria centinaia di strofe e di stornelli e passava la vita sul suo carretto, trasportando il vino e cantando. La risposta infatti non si fece attendere. La voce erompente e vellutata di Nazzareno le fece subito le rime, propagandosi da un colle all'altro.


Tratto da: Colombo Cafarotti, Quando il vino si mangiava, Il Parnaso, 1996.