RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Itinerari letterari

Viaggio in Italia

Riportiamo volentieri un passo delicato e toccante soprattutto per chi lavora e vive in questi luoghi, sui Castelli Romani, tratto dal volume di Guido Piovene scritto nel 1957 dal titolo Viaggio in Italia, disponibile presso il Centro di Documentazione Locale della biblioteca di Marino e pubblicato dalla casa editrice Baldini & Castoldi, 1993.

..... Ma la plaga tradizionale della festa romana, la zona bacchica, signorile e popolare insieme, ...è quella detta dei Castelli, con il suo rondò di borghi, da Marino a Castelgandolfo, ad Albano, a Genzano, da Frascati a Rocca di Papa, ed a Nemi fino a Velletri. La faccia festaiola del Lazio, ...si palesa nei luoghi dove sono fitte le vigne. Qui nascono i vini più noti, grazie ad un terreno vulcanico e pregno di sostanze minerali diverse, che accentuano ed esaltano il sapore d'ogni prodotto, e quasi vi introducono da luogo a luogo una diversa vena. I laghi tondeggianti d'Albano e di Nemi macchiano d'un forte azzurro questa plaga vinicola... La duplicità del Lazio si rivela soprattutto qui, negli uomini e nel paesaggio. Alla superficie è il Lazio del tardo dominio papale. È il popolo che si riversa nei dintorni di Roma nelle giornate di vacanza, la scampagnata, la ragazza, il vino abbondante...Se però si guarda più addentro, si scorge qualche cosa di più remoto...vi si scoprono innumerevoli sileni in abito moderno.

Quest'impressione ci accompagna dovunque, dal lago di Albano, sul quale sovrasta, in mezzo ai lecci, la grande villa papale di Castelgandolfo, accanto all'osservatorio astronomico, a Nemi, grazioso borgo in altura. II lago di Nemi chiudeva le navi di Caligola che, riportate a superficie, furono poi distrutte dagli eventi bellici, e oggi ricostruite nel piccolo museo. Intorno ad esso si colgono le famose fragole, proprie di questa terra in cui i sapori si concentrano. È la plaga, delle vacanze, delle fettuccine mangiate...lasciandole pendere dalla bocca e succhiando. Ma lo sfondo è solenne ... L'azzurro dei laghi è reso più forte dal tono scuro dei pendii, degli alberi, dell'erba bruciata nei mesi caldi: il fondo scuro, che dà intensi risalti, come nei quadri antichi, è il segreto del pittoresco. E, come nelle antiche nature morte, gli oggetti consueti appaiono nobilitati. Presso Nemi si incontrano distese azzurrastre di cavoli, che viste da lontano sembrano un altro lago. Una preziosa patina le vela. Qui tutto tende a un unico fine: la nobilitazione. Se da Rocca di Papa si sale in cima a monte Cavo, che è il punto dominante di questa plaga, si incontrano, come dovunque, le compagnie di turisti e gitanti, la commedia di genere ... della Roma minore. Ma quando ci si affaccia ecco i due laghi, le borgate tra collina e pianura, e Roma in lontananza. Certo in questo paesaggio vi è qualche cosa di fatale; forse di troppo potente per gli italiani e per un popolo moderno di forza media... Questo del paesaggio romano è un sublime attivo, che grava sugli animi, fa violenza; che schiaccia gli uomini o li esalta.

I monaci basiliani tengono l'abbazia di Grottaferrata. Nella sua bella chiesa dal portale bizantineggiante ricoperta d'icone si celebra col rito greco; i monaci portano barba ed un alto cappello; e accade sulla porta di udire un fedele che parla in russo... Meno solenne della zona dei laghi, quella di Frascati è la più ridente, di più aperto respiro. Nel passato vi si concentrarono di più le ville gentilizie ed oggi accorre più la folla. La villa Aldobrandini che è la più grandiosa di tutte, le ville Falconieri, Lancellotti, Torlonia, divenuta pubblica, e i loro parchi secolari, l'uno vicino all'altro, sembrano formare insieme quasi un immenso parco solo ma appartato...Il radicale mutamento si scorge soprattutto in un'altra villa, quella di Mondragone, dove i gesuiti tenevano il più formale dei collegi italiani. Oggi che l'attenzione è rivolta di più ad altri ceti di persone, il famoso collegio è stato chiuso; e la splendida villa mi è parsa semiabbandonata...

Proprio sopra Frascati, sui monti Tuscolani, l'antico Lazio appare però più scoperto. Città etrusca e più tardi città latina prima che nascesse Roma, ma ritornata potente nel Medio Evo sotto i conti che allora ne portavano il nome, Tuscolo ci ha lasciato scarsi segni della sua storia. Solo un anfiteatro e pochi altri ruderi nel paesaggio che d'improvviso, giungendovi da Frascati, ridiventa deserto. Il sublime è fatto di poco. Con Cerveteri e forse Ninfa, questo è il luogo del Lazio che ci afferra più fortemente. Fu giustamente paragonato a Cuma. Tuscolo, il luogo sacro dell'Italia latina; Cuma, di quella greca. Il piccolo anfiteatro si appoggia ad un colle, fortemente macchiato di cardi paonazzi ed azzurri, coperto di felci bruciate, in cui il vento agitandole provoca un fruscìo secco. Fanno corona i monti Sabini, il Soratte, i Cimini, i Laziali; Roma si scorge in lontananza; ed in primo piano una valle rivestita d'un bosco cupo. Scendendo da quel colle, presso l'anfiteatro, vidi alcune persone sedute ai piedi di una quercia. Mi parve di cogliervi la caratteristica del paesaggio laziale, che vorrei fermare nel distaccarmene. Quella gente era bella. Nella maggior parte dei casi la presenza dell'uomo diminuisce la natura, ma qui avviene l'opposto. La natura abbellisce gli uomini; li attrae in se stessa, li fonde nel suo pittoresco. È una bellezza con un fondo violento, che sublima tutto, porta i vivi indietro nel tempo, li patina, li muta in personaggi di pittura.

Per la rubrica Itinerari letterari - Numero 34 agosto 2004