RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Itinerari letterari

Il Codice Da Vinci

Il Codice Da Vinci

Dan Brown

A. Mondadori, 2004

 

Riportiamo volentieri un passo tratto da uno dei best-sellers del momento, Il codice da Vinci di Dan Brown, disponibile presso la biblioteca di Genzano, pubblicato da Mondadori, 2003.

Quella notte, mesi prima, quando la Fiat aveva lasciato l'aeroporto, Aringarosa (n.d.r. nel romanzo Manuel Aringarosa è un vescovo esponente dell'Opus Dei fondato da Josmarìa Escrivà.) aveva visto con sorpresa che non si dirigevano al Vaticano ma a est, lungo una strada di montagna. "Dove andiamo?" aveva chiesto all'autista. "Nei Colli Albani" gli aveva risposto l'uomo. "Il suo appuntamento è a Castel Gandolfo."
"La residenza estiva del Papa?" Aringarosa non c'era mai stato e non sentiva il desiderio di vederla. Oltre a essere la residenza estiva dei papi, la cittadina del sedicesimo secolo ospitava la Specola Vaticana, uno dei più progrediti osservatori astronomici europei. Ad Aringarosa non era mai piaciuto il desiderio del Vaticano - un desiderio ormai storico - di ficcare il naso nella scienza. Che bisogno c'era di fondere scienza e fede? Una persona che credesse in Dio non poteva certo praticare la scienza in modo completamente obiettivo. E la fede non aveva bisogno di conferme da parte della scienza. "Comunque, eccoci arrivati" aveva pensato mentre dall'auto si cominciava a scorgere Castel Gandolfo, sullo sfondo del cielo di novembre coperto di stelle. Dalla strada, sembrava un enorme mostro di pietra che si preparava a un balzo suicida. Appollaiato sull'orlo di un precipizio, il castello si affacciava sulla culla della storia italiana, la valle dove gli Orazi e i Curiazi avevano combattuto, all'alba della storia di Roma. Anche come semplice profilo, il castello era una vista indimenticabile: un impressionante esempio di architettura difensiva, a vari piani, che rispecchiava la forza della sua posizione scenografica sul ciglio di un precipizio. Con dolore, aveva notato come il Vaticano avesse rovinato l'edificio costruendo in cima al tetto due grosse cupole d'alluminio per i telescopi, cosicché l'edificio, un tempo serio, sembrava adesso un orgoglioso guerriero con un paio di cappellini da party. (pp. 178-179)

Dopo essersi allontanata da Castel Gandolfo, la berlina Fiat priva di insegne scese dai Colli Albani diretta alla valle sottostante. Il vescovo Aringarosa, seduto nel sedile posteriore, sorrideva al peso della cartella piena di titoli al portatore che gli gravava sulle ginocchia e si chiedeva quanto mancava al momento in cui avrebbe potuto fare lo scambio con il Maestro... Mentre l'auto si dirigeva verso l'aeroporto, Aringarosa tornò a chiedersi perché il Maestro non si fosse messo in contatto con lui. Trasse di tasca il cellulare e controllò il segnale. Estremamente debole. "Il funzionamento dei cellulari è molto irregolare quassù" disse l'autista, guardandolo nello specchietto retrovisore. "Tra cinque minuti saremo fuori da questa zona e il servizio migliorerà". (p. 249)

"Evidentemente, il mio cellulare non riceveva" pensava Aringarosa mentre la Fiat imboccava l'uscita per l'aeroporto di Ciampino. "Il Maestro ha cercato di telefonarmi." (p. 294).

Per la rubrica Itinerari letterari - Numero 36 ottobre 2004