RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Primo piano

20 novembre - Giornata internazionale dei diritti dei bambini e degli adolescenti

"I bambini sono il futuro, diamo loro la possibilità di viverlo" (Kailash Satyarthi)

Il mio nome è Manimegalai. All'età di 11 anni ho iniziato a lavorare in un laboratorio tessile. Lavoravo 8 ore tutti i giorni e guadagnavo solo 20 rupie al giorno (40 centesimi di euro). Il mio compito era di camminare ininterrottamente avanti e indietro per controllare che i fili fossero avvolti correttamente sulle bobine, così tutti i giorni facevo fino a 30-35 chilometri. Il più delle volte dovevo restare in laboratorio fino a tarda notte, perché al di là delle mie mansioni dovevo servire i capi, i supervisori e lo staff. Spesso avevo febbre, tosse e mal di stomaco. Nel laboratorio non potevo parlare con nessuno. Se non lavoravo rapidamente ero picchiata. Se un giorno restavo a casa perché ero malata o per qualche altra circostanza inevitabile, il giorno dopo il mio capo mi costringeva a rimanere in piedi sotto il sole cocente per un'ora. È difficile spiegare a parole le sofferenze che ho subito, ma non avevo altra scelta: per sfamare me e le mie sorelle mia mamma aveva contratto un debito di 3000 rupie (59 euro), e io ero costretta a lavorare per ripagare questa somma.

Grazie all'intervento di una ONG indiana, Manimegalai è tornata a scuola (Campagna Mani Tese/Global March against Child Labour 2003)

I dati UNICEF sui diritti negati dell'infanzia nel mondo sono a dir poco raccapriccianti:
- 11 milioni di minori muoiono ogni anno, prima di avere compiuto i 5 anni, per malattie o problemi che potrebbero essere facilmente eliminati
- 150 milioni di bambini soffrono di malnutrizione
- 123 milioni di bambini non hanno mai frequentato la scuola
- 211 milioni di bambini lavorano
- 600 milioni di bambini, cioè un quarto dei bambini di tutto il mondo, vivono in condizioni di estrema povertà
- 2 milioni di bambini sono morti, nello scorso decennio, a causa di conflitti armati
- 20 milioni sono stati costretti a abbandonare le loro case
- 300 mila bambini sono stati reclutati e combattono in diversi paesi africani, asiatici e del Medio Oriente in eserciti regolari e gruppi armati di opposizione
- 2 milioni di bambine subiscono ogni anno mutilazioni sessuali
- oltre 1 milione di bambini ogni anno sono vittime dei trafficanti, vengono "comprati" e costretti a subire abusi e sfruttamento.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, proclamata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite circa sessanta anni fa, costituisce una tappa fondamentale nel difficile percorso sul riconoscimento della dignità e del valore della persona, di "ogni membro della famiglia umana". Per la prima volta nella storia, e da parte di un considerevole numero di Stati, viene approvato un documento che riguarda tutti, senza distinzione di sesso, età, cultura, classe o religione; un documento che parla di tutela e promozione di specifici diritti di cui ogni essere umano deve poter godere per la sola ragione di essere al mondo.
E' il 10 dicembre del 1948: la seconda guerra mondiale è finita da pochi anni e il bilancio delle rovine materiali e morali è disastroso. Un'onta, per la coscienza dell'umanità.
Già nel 1945 lo Statuto dell'ONU aveva indicato come proprio obiettivo fondamentale la salvaguardia delle future generazioni dal flagello della guerra, causa di "indicibili afflizioni", di stermini e distruzioni.
I diritti umani fondamentali nascono dunque dalla necessità di tutelare gli esseri umani dalle loro stesse violenze e sopraffazioni. Con la Dichiarazione Universale si stabilisce un legame indissolubile tra il rispetto dei diritti umani e la sopravvivenza stessa dell'umanità.
Quando si parla di generazioni a venire e di sopravvivenza viene spontaneo pensare ai bambini.
Il futuro sono loro. Senza bambini non ci sarebbe continuità.
Tuttavia, nella lunga storia dei diritti, l'infanzia è sempre rimasta ai margini. Quasi che nel percorso della vita costituisca un capitolo a parte, o quasi che la condizione di adulto si attui per clonazione.
Anche in epoca contemporanea, il mondo si è mosso con lentezza nel riconoscere che i minori rappresentano un terzo dell'umanità. Il mito della Sfinge ammonisce: troppi uomini dovettero morire prima che qualcuno riconoscesse che nel cammino della propria esistenza l'animale uomo attraversa tre fasi, e che la prima è quella della fragilità e della dipendenza. Per questo i bambini meritano attenzioni e cure speciali.
Molto banalmente, persino nelle società animali, dove governa solo l'istinto, gli adulti proteggono i loro piccoli da insidie e pericoli, accompagnandoli nella crescita fino al tempo dell'autonomia.
La Prima Dichiarazione dei Diritti dell'Infanzia da parte dell'ONU, del 1959, fu fondata sulla Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo, approvata a Ginevra dalla Società delle Nazioni ben 35 anni prima per iniziativa dell'organizzazione internazionale "Save the children". Ma fu solo il 20 novembre del 1989 che l'Assemblea Generale adottò all'unanimità la Convenzione sui Diritti dell'Infanzia.
Oggi, dopo venticinque anni, sono ben 191 i paesi al mondo che hanno ratificato la Convenzione su quei diritti fondamentali che vanno dal diritto alla vita a quello della salute, dai diritti dell'ambito familiare a quelli relativi all'educazione, all'istruzione e al gioco. In Italia la Convenzione è stata recepita con la legge 176/91 grazie alla quale i bambini e i ragazzi sono stati riconosciuti titolari di speciali diritti.
In ogni punto della Convenzione gli Stati membri si erano impegnati per...vigilare, rispettare, adoperarsi per, garantire, favorire, adottare misure adeguate per, sforzarsi per, riconoscere...
Tuttavia, nella risoluzione adottata nella sua 52 sessione, l'Assemblea Generale dell'ONU riconosce che quei diritti sanciti sulla carta vengono calpestati quotidianamente in ogni parte del mondo, che la legislazione da sola non basta, che è necessario un impegno politico più forte. Di fatto, " la situazione dell'infanzia in molte parti del mondo rimane critica, a causa di condizioni sociali ed economiche inadeguate, povertà, disastri naturali, conflitti armati, spostamenti di popolazione, sfruttamento, disoccupazione, migrazione, analfabetismo, fame, handicap, droga, violenze, prostituzione...".
Cos'altro?
Quanti altri decenni dovranno passare prima che la Convenzione venga accolta effettivamente, non solo dai governi ma anche da tutti noi, semplici donne e uomini adulti? Prima che quell'impegno originario si traduca in azioni efficaci, in compiti che ciascuno si senta in dovere di rispettare?

Per la rubrica Primo piano - Numero 37 novembre 2004