RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

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Biblioteca … anche per me

Intervista al Direttore del Consorzio SBCR

So che le biblioteche dei Castelli Romani, da quando hanno ridefinito la propria mission, riflettono e si confrontano su possibili nuovi target di pubblico per i quali impostare specifiche strategie di marketing; che recentemente si è molto discusso di adolescenti e di consumi culturali nonché dei servizi ad essi connessi. Che cosa proponete di realizzare?
In generale si cerca di facilitare la relazione con la biblioteca, abbattere la soglia di ingresso sdrammatizzarne l’accesso… questo per tutti gli utenti reali e potenziali, poi per il pubblico dei giovani e dei giovanissimi sono allo studio specifiche modalità di mediazione che vanno ben oltre la già collaudata cura della “zona di accoglienza”, spesso enfatizzata nei progetti più innovativi delle biblioteche pubbliche

In pratica come si può raggiungere ciò?
Se posso usare una metafora direi che è necessario “portare per mano” l’utente, specialmente quello meno abituato a fruire di servizi culturali, disegnando un percorso “guidato” che dia la possibilità di capire i contenuti principali e lo spirito della biblioteca, inserendo, dove possibile, proposte tematiche legate all’attualità, ai luoghi della città, a particolari periodi dell’anno, temi insomma che i bibliotecari ritengono possano essere d’interesse per la loro collettività di riferimento.

Questo significa superare la classificazione disciplinare dei documenti e le attuali modalità della loro collocazione?
No, assolutamente. Significa solo che periodicamente il bibliotecario “butta giù” i libri dagli scaffali disciplinari per riorganizzarli intorno ad un tema prescelto, esponendoli magari con modalità molto più vicine a quelle degli esercizi commerciali che puntano a vendere i loro prodotti…questo all’interno di una biblioteca che invita ad essere visitata, una biblioteca invitante mi verrebbe da dire.

Può essere più esplicito?
Non ci devono essere degli ostacoli nel percorso, dall’accoglienza alla sale più riservate; non devono esserci barriere psicologiche che potrebbero bloccare l’iter esplorativo del visitatore. Per fare questo, nel progettare spazi e servizi in primo luogo si deve ragionare con ordine, creando una gerarchia nell’assegnazione delle funzioni, ma anche nella definizione della tipologia dei documenti da proporre. Questo tipo di operazione è indispensabile soprattutto per favorire i “lettori deboli”, gli utenti non abituali e soprattutto gli adolescenti; ma nello stesso modo, cambiando contenuti e modalità di comunicazione, questa logica è utile per qualsiasi tipologia di utente che la biblioteca voglia intercettare.
Il percorso “facilitato” coinvolge tutta la biblioteca e sarà segnato attraverso elementi di “mediazione” attrattivi per la più ampia fascia di lettori, e per gli adolescenti in particolare occorreranno formule ad hoc.
Bisogna, comunque, sempre tener presente che la biblioteca è “ per tutti” e pertanto la comunicazione, se pur mirata, non deve in nessun modo risultare sgradevole per la maggioranza, anzi le “contaminazioni” proposte dovranno favorire il rapporto tra le diverse fasce. Siamo convinti che relativamente agli adolescenti debba essere fatto il massimo sforzo per facilitare il loro inserimento piuttosto che prevedere spazi separati, specifici, chiusi..

Cosa intende per elementi di mediazione volti a catturare l’attenzione degli utenti?
Mi riferisco in particolare ad oggetti (vetrine e/o ripiani con jeans, modellini di moto, marmitte, attrezzature tecnologiche, chitarre ecc…) ma anche ad “installazioni virtuali”, opere d’arte che, sistemate tra gli scaffali, possono “sdrammatizzare” l’ambiente e favorire l’accessibilità ai contenuti degli scaffali stessi.

Facciamo un passo indietro: quali gli accorgimenti da adottare per avvicinare nuovi potenziali pubblici?
L’idea portante è quella di dare una continuità al contesto in cui le persone agiscono abitualmente inserendo gradualmente elementi di “contaminazione” da un ambito all’altro senza generare fratture psicologiche.
La soglia più difficile da varcare resta in effetti quella della biblioteca: non è facile veicolarne un’ immagine innovativa ed esplicitarne il ruolo di moderno centro di informazione e documentazione dentro la comunità di riferimento: ancora oggi, la grande maggioranza dei cittadini e soprattutto gli adolescenti pensano che la biblioteca sia una istituzione “esclusiva”, “fredda”, “rigida”, “noiosa”, legata soprattutto alla scuola e/o agli “studiosi”. Questo è il motivo per cui è indispensabile portare la biblioteca all’esterno, disseminando la città di elementi di “mediazione”…permettere a Pollicino di tornare a casa, contrassegnare un percorso che conduca naturalmente in biblioteca.

Ma questa ipotesi è realizzabile concretamente? Se sì in che modo?
Certo che lo è: si tratta di inserire elementi tipici del mercato (oggetti che potrebbero trovarsi in un centro commerciale) negli scaffali delle biblioteche e, viceversa, inserire materiale documentale, ma anche reperti museali (copie), nelle vetrine dei negozi o in vetrine appositamente create lungo il percorso che conduce in biblioteca o al museo, il tutto condito con un pizzico di nuove tecnologie. Naturalmente gli oggetti, il materiale e i contenuti verranno scelti in funzione del “target” che si vuole coinvolgere.

Da bibliotecario che è anche architetto, ha altri suggerimenti in relazione a spazi ed allestimenti attrattivi per le nostre biblioteche?
Sarebbe utile, per migliorare l’accoglienza, riprodurre in biblioteca spazi che gli utenti riconoscono come propri sia perché li trovano in casa (zona relax con poltrone, tavolini, lampade da terra …) sia perché sono luoghi abitualmente e piacevolmente frequentati (tavoli tipo pub, banconi da bar con sgabelli alti, disponibilità di tv, lettori cd ecc…); ma anche usare contenitori non abitualmente utilizzati in biblioteca, ma familiari all’utente (mettere dei libri nelle tasche di pantaloni o altri indumenti appesi, oppure in cestini normalmente utilizzati per il pane, la frutta, ecc..), aiuterebbe sicuramente ad essere attrattivi, o meglio, meno distanti. L’organizzazione e l’allestimento deve perciò tenerne conto e, in alcuni casi, mediare tra pura funzionalità e impatto sull’utente posizionando in modo diverso gli elementi di arredo. Per esempio, un bancone per informazioni posto troppo a ridosso dell’ingresso, può costituire un ostacolo invalicabile per gran parte delle persone che non hanno mai utilizzato la biblioteca, e questo è ancor più vero se a presidiare il bancone c’è, come accade in alcune grandi biblioteche, anche un vigilante con pistolone…

Dunque si è ancora distanti dall’applicare le teorie di cui si parla?
Fortunatamente no! Dal confronto e dalle discussioni emerge che molti bibliotecari, compatibilmente con l’esiguità degli spazi e delle risorse economiche, stanno già lavorando nella direzione prospettata, anche se c’è ancora molto lavoro comune da svolgere sia sul piano teorico che pratico. Certo quelli prospettati sono propositi ambiziosi, ma non per questo irrealizzabili.