RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Biblioteca di Trimalcione

Panza e prisenza

"Sotto il segno del solleone"... Seducenti ricette di cucina e taccuini di investigazione di una rovente estate palermitana

"Bancarelle colme di cibo erano spuntate ovunque. E fin dalla notte precedente i babbaluci agonizzavano in un soffritto di aglio e prezzemolo. Di lì a poco i loro gusci vuoti avrebbero rivestito le strade di un tappeto scricchiolante. Marò rimase incantata dalle luminarie. Gli archi variopinti tesi tra le facciate barocche di palazzi fatiscenti sembravano cascate di rose, i fiori di Santa Rosalia. [...] Del resto i quattro canti di città sono un palcoscenico a cielo aperto. Lì si rappresentano le commedie e le tragedie palermitane.

Ogni delitto è per la società una ferita, perché cicatrizzi c'è bisogno di catturare il colpevole...E se la ferita non guarisce, si trasforma in piaga e poi in malattia. Muoversi lungo le tracce di questa etica rimossa è compito degli eroi. Essi sono gli anticorpi che curano lo Stato malato". Questo è quanto presenta Giuseppina Torregrossa nel libro Panza e prisenza, Mondadori 2012. In una Palermo torrida e variopinta, a tratti percorsa da una lieve brezza che accarezza "le chiome viola delle jacarande e diffonde il profumo delicato delle pomelie", la seducente ed energica, Maria Teresa Pajno, detta Marò, assegnata al commissariato Politeama, è alla prese con un efferato delitto: la barbara aggressione consumata ai danni di uno dei più insigni penalisti palermitani, l'avvocato Maddaloni, ucciso a sprangate nel parcheggio del Palazzo di Giustizia. Il suo collega Rosario D'Alessandro, conosciuto come Sasà e dal carattere "spigoloso e fumantino", ha invece ricevuto l' incarico di condurre una complessa indagine finalizzata alla cattura di un pericoloso latitante. A completare la triade di investigatori c'è infine il questore Gaetano Lobianco, uomo rigoroso e dalla forte personalità. Un sodalizio il loro, cementato da un'amicizia di lunga data, germogliata durante i primi anni di servizio svolti in Aspromonte in "condizioni estreme e in regime di coabitazione forzata". Un'amicizia speciale, solida, autentica, che Marò non ha mai voluto scalfire in alcun modo, tanto che pur attratta dai due uomini, ha evitato accuratamente una scelta sentimentale che avrebbe inevitabilmente compromesso un equilibrio così prezioso. E' dunque inevitabile che le indagini sui due scottanti accadimenti procedano in parallelo, snodandosi in una Palermo indimenticabile, tra facciate barocche e antichi riti legati alla festa di Santa Rosalia che nel 1624 venne in aiuto dei palermitani, liberandoli da un'epidemia di peste e divenendone per questo patrona. La città è in festa, le strade invase da bancarelle colme di cibo: babbaluci (lumache bollite), calia e simenza (ceci e semi di zucca), muluni (anguria), perché durante questa solennità è d'obbligo consumare alimenti e piatti tipici della cucina palermitana come la pasta ch'i sardi a mari (pasta con le sarde), 'u purpu (il polpo bollito), o ancora 'u sfincioni (lo sfincione). Un grande carro trionfale, con al di sopra la statua della santa, percorre le vie cittadine, fino a raggiungere i quattro canti dove tradizionalmente si svolge la parte principale del rito della festa con l'omaggio del sindaco alla "santuzza". E' ormai sera e i tre amici si incontrano per la cena "dinnazi" ad "una pignata di babbaluci e un'anguria intera". E' il cibo infatti il fil rouge di questo romanzo dove le indagini sembrano proseguire di pari passo con gli incontri conviviali di Sasà e Marò, cuoca sopraffina. Cene in cui i due poliziotti si consigliano, si confrontano, si avvicinano sempre più, tra malcelati giochi di seduzione e golose prelibatezze. Gli inviti si susseguono senza tregua, preceduti come in un rituale, dalla domanda di Sasà: "E che ti porto"? "Panza e prisenza", ossia pancia (appetito) e prisenza (la tua persona) - risponde prontamente Marò - citando un vecchio detto siciliano. Un romanzo che profuma d'estate e che amalgama piacevolmente il racconto con prelibati piatti della tradizione, di cui l'autrice fornisce la ricetta inframmezzandola al testo. Provare per credere!!! Buona lettura e buon appetito!

 



[...] Marò cercò nel congelatore un sugo per la pasta. "Uova di ricci, è quello che ci vuole" pensò. "E chissà che non sortiscano qualche effetto miracoloso." Afferrò un contenitore dal promettente colore arancio, tolse il coperchio, i cristalli di ghiaccio brillarono alla luce del frigo. Lo posò sul tavolo a scongelare e pregustò quella crema morbida e salina che sapeva di tutto e di niente.[...]
La ricetta
Spaghetti cu' l'ova di rizzi (Spaghetti con uova di ricci)
Ingredienti: (per 4 persone)
400 g di spaghetti; 320 g di uova di ricci; olio extravergine di oliva; limone, prezzemolo; sale e pepe q.b.
In una terrina ponete le uova di ricci con un cucchiaio di olio e il succo di mezzo limone (a persona), sale e pepe. Fate quindi cuocere gli spaghetti, scolateli ed uniteli agli altri ingredienti mescolando accuratamente. Spolverate con prezzemolo tritato a piacere.

[...] Alla cattedrale la gente aveva cominciato ad affluire già dalla tarda mattinata e sciamava tra i vicoli di Sant'Agostino da una parte e dell'Albergheria dall'altra, masticando simenza. Le pentole colme di babbaluci emanavano effluvi di aglio fritto. [...] Sasà e Marò arrivarono puntuali. Lobianco li condusse direttamente in terrazza. Un enorme pentolone colmo di lumache trionfava sulla tavola di pietra lavica, insieme a fette di pane di tutti i tipi: rimacinato duro e ricoperto di semi di sesamo e di papavero, francese soffice e bianco come una brioche, cotto a legna con la crosta dorata e profumata. [...]
La ricetta
Babbaluci con sugo (Lumache con sugo)
Ingredienti:
Lumache; aglio; olio extravergine di oliva; pomodorini, prezzemolo; sale q.b.
Lavate bene le lumache, quindi ponetele in una pentola aggiungendo dell'acqua fredda fino a ricoprirle completamente. Portate lentamente ad ebollizione in modo che le lumache fuoriescano dal guscio. Fate cuocere a fuoco dolce per circa due ore.
In una padella fate soffriggere olio e aglio, unirvi i pomodorini, salate e aggiungete quindi le lumache proseguendo la cottura per almeno dieci minuti.
Spolverate con prezzemolo.

[...] Marò era seduta alla sua scrivania, stringeva tra le mani una tazza di caffè caldo e il suo sguardo vagava fuori dalla finestra, oltre l'enorme piazza Ruggero Settimo. Salì lungo la facciata del Politeama, vagò attorno alla quadriga di Apollo del Rutelli, scavalcò i cavalli bronzei del Civiletti, per poi perdersi sul tetto grigio-verde e scivolare verso il porto, era là che la conduceva l'irrequietezza. [...] Corse fuori, aveva bisogno di respirare. La piazza assolata era piena di gente. Palermo non si vuota mai, se non nel giorno di Ferragosto, e solo all'ora di pranzo. [...] Si fermò al bar per una granita di gelsi, ottimo antidoto contro il caldo. Di nuovo in strada, lo sguardo spaziava tra le vetrine eleganti. [...]

 



La ricetta

Granita di gelsi neri

Ingredienti: (per 2/3 persone)
500 g di gelsi neri; 100 g di zucchero; 250 ml di acqua; 1 limone.

Lavate i gelsi e fateli passare nel passaverdure. Spremete il limone e unite il succo alla purea di gelsi. Versate l'acqua in un pentolino, aggiungete lo zucchero e a fiamma bassa portate a bollore rimestando continuamente. Lasciate raffreddare il composto, quindi unitelo alla polpa dei gelsi. Mescolate bene e lasciate nel congelatore per un'ora. Quindi tirate fuori la terrina, rimescolate e ponetela nuovamente in freezer. Ripetete l'operazione fino ad ottenere la giusta consistenza.
(I brani riportati in corsivo sono tratti da Giuseppina Torregrossa, Panza e prisenza, Milano, Mondadori, 2012)