RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cibo per la mente

Pane insanguinato

Maria Pia Santangeli, Pane insanguinato. Rocca di Papa racconta i suoi anni di guerra attraverso 200 testimonianze, Monte Compatri (RM), Edizioni Controluce, 2016.

"Allora aprii una porta e in quella stanza vidi un grandissimo tavolo con sopra, allineate, tante tante forme di pane rettangolari belle lisce, senza muffa. Chiamai ancora, ma vedendo che nessuno mi rispondeva, ne presi una e andai a casa.
Non mi sono mai confessato di avere rubato, perché mi sembrava giusto anche allora, perché noi avevamo tanta fame e i tedeschi il pane ce l'avevano".
Francesco Giovanetti

Una grande narrazione, un coro di voci che si levano a raccontare un passato scottante con il quale facciamo ancora fare i conti: la Seconda Guerra Mondiale ha messo in campo un tale coacervo di popoli, etnie, ideologie e poteri che si sono scontrati gli uni con le altre spesso con esiti imprevedibili e catastrofici. Questa guerra viene definita "mondiale" in quanto vi parteciparono nazioni di tutti i continenti e le operazioni belliche interessarono gran parte del pianeta. Ebbe inizio il 1º settembre 1939 con l'attacco della Germania nazista alla Polonia e terminò, in Europa, l'8 maggio 1945 con la resa tedesca e in Asia il successivo 2 settembre con la resa dell'Impero giapponese.
È considerato il più grande conflitto armato della storia, costato all'umanità sei anni di sofferenze, distruzioni e massacri con un totale di 60 milioni di morti. Le popolazioni civili si trovarono direttamente coinvolte nel conflitto a causa dell'utilizzo di armi potenti e distruttive, a causa dei pesanti bombardamenti contro obiettivi civili effettuati da entrambe le parti in conflitto. In particolare il Terzo Reich portò avanti con metodi ingegneristici l'Olocausto per annientare le popolazioni di origine o etnia ebraica e perseguì una politica di riorganizzazione etnica dell'Europa centro-orientale che prevedeva la distruzione o deportazione di intere popolazioni slave.
Al termine della guerra l'Europa, ridotta a un cumulo di macerie, non fu mai più quella di prima, completò il processo di involuzione iniziatosi con la prima guerra mondiale e perse definitivamente il primato politico-economico mondiale, che fu assunto invece dagli Stati Uniti; a essi si contrappose l'Unione Sovietica, uscita vincitrice dal conflitto dopo essersi assunta il peso principale della guerra contro la Germania nazista. Il confronto tra le due superpotenze si sviluppò per oltre quarant'anni nello scenario noto come "guerra fredda".

È in questo contesto che si inseriscono le testimonianze raccolte da Maria Pia Santangeli, esse sono la "memoria" tramandata da uno dei tanti paesi o comuni italiani che si trovarono a vivere in prima fila gli avvenimenti bellici. Le voci che si levano da Rocca di Papa, nel cuore dei Castelli Romani, alle porte di Roma, riportano in vita quei giorni e quegli anni terribili attraverso i racconti orali e i ricordi di persone ormai anziane. Le testimonianze sono raccolte per noi da Maria Pia Santangeli, una "vera" scrittrice di comprovata esperienza che riporta fedelmente e empaticamente le testimonianze dal passato. La Santangeli ha già all'attivo numerose pubblicazioni come Rocca di Papa al tempo della crespigna e dei sugamele; Boscaioli e carbonai nei Castelli Romani; Streghe, spiriti e folletti. L'immaginario popolare nei Castelli Romani e non solo.
La sua esperienza ci permette dunque di penetrare a fondo in quegli anni e di rivivere le atmosfere di paura, incertezze e speranze che hanno connotato gli avvenimenti bellici. Il gusto per i particolari, per le piccole vicende della vita quotidiani, per gli affetti e i sentimenti familiari riemergono sì dalle testimonianze ma anche da una penna che è tutta femminile e che unica rivela l'empatia tra uomini in circostanze così difficili.
La verità è la grande protagoniste delle pagine di questo libro. Sono oltre duecento le testimonianze raccolte dagli uomini e le donne di Rocca di Papa, attraverso i diari, le interviste e le lettere che provenivano dai vari fronti e dai campi di prigionia, oltre alla Russia, alla Iugoslavia, alla Grecia e all'Africa, addirittura anche dall'India e dall'Australia, tanto universale fu la Seconda Guerra Mondiale. Intanto a Rocca di Papa la vita quotidiana trascorre tra l'amarezza di tutti i giorni, la fame incombente e protagonista assoluta di ogni giorno (è la fame che ispira il titolo del libro), la paura dei soldati tedeschi occupanti, la loro arroganza, la paura anche per quelli Alleati che inizialmente bombardarono i Castelli Romani per stanare il nemico.

"Eravamo quattro ragazzi in giro per i boschi a Rocca di Papa quando alle Quattro Strade, all'altezza del ristorante La foresta vedemmo passare quattro camion dell'Esercito Italiano con gli autisti tedeschi che si inoltrarono dentro alla macchia. Noi li seguimmo per curiosità e a un certo punto vedemmo i tedeschi abbandonare i camion e andarsene. Quasi d'istinto salimmo sui camion e prendemmo tutto quello che potevamo. Quando uscimmo sulla strada con la roba negli zaini trovammo l'accampamento dei tedeschi all'altezza di Monte Gentile. In due riuscimmo a scappare in mezzo al bosco, i restanti due vennero presi e malmenati. Ad uno in particolare, avendogli trovato addosso delle cartucce, dopo averlo liberato insieme all'altro,, un tedesco lo investì apposta con il side-car, ferendolo gravemente."
Everaldo Pizzicannella

Non c'erano vestiti, a volte non c'era più neanche la casa, c'era l'ansia per i propri cari lontani che combattono al fronte, l'unica cosa bella che resta è la fraternità e la solidarietà che si sviluppa in situazioni di emergenza e che fa mettere da parte ogni più stupido rancore. E dopo la guerra la ricostruzione che non chiude però le ferite di un passato che ha lasciato traccia per sempre. Sarebbe riduttivo parlare di storia locale, come spesso accade nelle grandi opere, quello che è avvenuto a Rocca di Papa è l'eco di ciò che avviene nella storia universale. Si tratta piuttosto della storia dell'uomo che muove i suoi passi tra evoluzione e progresso ma che purtroppo li muove anche tra le peggiori atrocità e le maggiori barbarie.

Per la rubrica Cibo per la mente - Numero 136 marzo 2018