RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

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Dagli scaffali ai castelli

Viaggio semiserio di un ignaro cittadino

Che cosa racchiudono le biblioteche dei Castelli Romani? Cosa custodiscono sui loro scaffali? È chiaro che la domanda è lecita e che se la rivolgono stupiti molti cittadini, che entrando un giorno in biblioteca, si ritrovano davanti lunghi scaffali pieni di libri. Da dove cominciare? L'offerta delle biblioteche dei Castelli Romani è ampia e ricca riflette innanzitutto un territorio che ha le sue specificità e le sue peculiarità. Ma prima di iniziare il nostro viaggio tra gli scaffali, diciamo che i libri possono dividersi in due grandi gruppi, tra i quali il nostro acuto e incuriosito cittadino "castellano" dovrà presto imparare a sapersi muovere: quello della letteratura e quello della saggistica. Tanto facile a dirsi, meno a farsi. Eccolo, l'arguto cittadino aggrottare la fronte e chiedersi stupito: sarebbe a dire? Le biblioteche in tutto il mondo, non solo quelle dei Castelli Romani, offrono quella che viene chiamata con il nome gettonatissimo di fiction, ma il nome è riduttivo, perché è qui che troviamo i grandi capolavori della letteratura, della poesia, del teatro, da Dante a Shakespeare e da Byron a Tolstoj, da Victor Hugo a Fedor Dostojevskij. Chi sa leggere avrà capito. Vicino vi si trovano tanti romanzi più leggeri d'intrattenimento. E poi scaffali pieni di romanzi per bambini. La saggistica invece copre l'intera gamma di tutto ciò che si chiama informazione. Questo nome evoca oggi la realtà virtuale. Ma l'informazione non è stata mai nella storia veicolata dai computers, esisteva solo il caro vecchio libro e la carta stampata, solo da pochi anni ci si affida all'informatica, che pure ha preso un posto importante nelle nostre biblioteche. La saggistica, dicevamo, comprende tutto il bagaglio culturale universale, un vero e proprio "patrimonio" di storia, scienze, arte, filosofia, religione, geografia e storia. Passato dallo stupore alla meraviglia, il lieto "castellano" entrato in biblioteca, ora si aggira con i capelli arruffati tra i tanti scaffali, sta confrontando, valutando, soppesando, ciò di cui ha bisogno, quello che più piace e interessa. E noi lasciamolo lì a divertirsi e misurarsi con la sua sete di sapere e conoscenza.

Ma quel che più importa, la biblioteca racchiude la memoria di un territorio e cioè libri e scaffali dedicati alla storia locale, che io ritengo essere ciò che di più prezioso possa avere. Ora il castellano correndo di qua e di là, ha incrociato con gli occhi, un gioiello della raccolta locale, la storia dei "Castelli Romani" di Renato Mammucari ed è di nuovo confuso e meravigliato, lo guarda di traverso, poi lo ammira estasiato, sta per andarsene ma ritorna sui suoi passi.
Le raccolte delle Biblioteche documentano e riflettono un territorio ed è per questo che ai Castelli Romani sono così ricche e belle. È il territorio che da loro tanto lustro. Un territorio del quale Massimo D'Azeglio scrisse

« Per chi non è stato a Roma dirò che dalla Porta San Giovanni in Laterano, guardando a scirocco, si scorge dopo quattordici miglia di una pianura leggermente ondulata, ove non sorge un albero ma solo sepolcri e infranti acquedotti, si scorge, dico, nel vapore de' giorni sereni, una linea di monti azzurri di grandiose forme che, partendo dalla Sabina, si vengono alzando con variati e graziosi contorni sino ad una punta più elevata di tutte, detta Monte Cavi. Da questa s'abbassa di nuovo la catena, e con un declivio moderato ed una lunghissima linea, scende alla pianura e vi si perde a non gran distanza dal mare. »
(Massimo d'Azeglio, I miei ricordi, Milano, BUR, 1966, cap. 19 p. 236; I edizione, postuma, 1867.)

Un'area vulcanica che dà i brividi, originata dal crollo del Vulcano Laziale alcune centinaia di migliaia di anni fa. La sua bocca principale è il Vulcano Laziale che occupava l'intera area della cintura interna dei Castelli e poi collassò dando origine a varie bocche secondarie, di cui la più importante è l'attuale Monte Cavo mentre le bocche minori del Vulcano sono i due laghi bellissimi di Albano e di Nemi, due specchi d'acqua di azzurro infinito. Tutto circondato da boschi cupi e fitti, da sentieri che si perdono nella storia antica, circondato dai fiori, dai frutti, dai vigneti e che finisce col mare all'orizzonte. Ma non parliamo troppo di ciò che c'è fuori dalle biblioteche, il nostro castellano, disturbato e distratto, potrebbe correre all'aperto per riscoprire quello che gli sta intorno e dopo a farlo rientrare è più difficile. Dicevamo la storia... la storia dei Castelli Romani è quella degli Orazi e Curiazi, del periodo romano che ha lasciati tante ville, chiese, monumenti e mura antiche, è la storia delle invasioni durante il Medioevo quando i piccoli nuclei si trasformarono in castelli, è la storia del Rinascimento quando le cittadine assunsero l'attuale aspetto, si abbellirono al punto da lasciarci le ville tuscolane e infine con gli ultimi secoli si arricchirono di arte, di pittori, letterati illustri, musicisti, scrittori, poeti, furono la meta preferita del Gran Tour. La storia... come non ricordare le note dolenti della Seconda Guerra Mondiale, quando molti paesi furono bombardati dagli Alleati che cercavano di fermare l'avanzata nazista. Fu lutto e dolore. È la storia, il territorio, la sua natura a fare ricche le sue biblioteche, perché esse si sono riempite di tutti i contenuti che ogni luogo possiede e di quello che sa dare o esprimere. Ma adesso il nostro castellano è sopraffatto, si è steso a occhi chiusi su una poltrona della biblioteca, per di più è anche ora di chiusura, bisognerà che i bibliotecari lo rianimino prima di invitarlo a ritornare il giorno dopo. Adesso lasciamolo ancora un poco dormire.