RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Geofisica

Intervista alla dott.ssa Giuliana D’Addezio

Conosciamo meglio il Vulcano laziale!

Abbiamo chiesto alla dott.ssa Giuliana D'Addezio, direttrice del Museo Geofisico di Rocca di Papa, coordinatrice del Laboratorio di Divulgazione scientifica e Attività museali dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, di raccontare anche ai non addetti ai lavori la situazione dei Colli Albani.

 

Dottoressa, Lei è direttrice del Museo Geofisico di Rocca di Papa? Di cosa si tratta?

Il Museo Geofisico è stato realizzato nella sede dell'Osservatorio Geodinamico di Rocca di Papa, tra i primi realizzati in Italia alla fine dell'800 e storico simbolo della ricerca sismologica italiana. Attivo fino agli anni 50 del '900 è tuttora parte della rete di sorveglianza sismica dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che comprende circa 400 stazioni distribuite sul territorio. Il Museo è stato inaugurato nel 2002 e offre un percorso interattivo "alla scoperta dell'inaccessibile", dall'interno della Terra ai terremoti, ai vulcani e al geomagnetismo e che si propone anche di illustrare il percorso scientifico alla base delle nostre conoscenze geofisiche.

Tra le tante eccellenze del nostro territorio, qual è la storia del nostro Osservatorio, chi svolge oggi le sue funzioni?

L'Osservatorio è stato un fondamentale luogo della ricerca scientifica in campo geofisico e atmosferico, ma non più attivo da molto tempo. La ricerca scientifica si è spostata in altri luoghi e ha potuto usufruire del continuo sviluppo di tecnologie strumentali e di una comunità scientifica sempre più importante a livello internazionale. L'INGV (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) ha 9 sedi sparse in Italia, la sede principale è a Roma. L'Ente monitora e svolge ricerche specifiche anche sul Vulcano Laziale, il grande vulcano che ha dato origine al territorio dei Castelli Romani. La sismicità del territorio è infatti legata alla sua origine vulcanica.
Il Museo Geofisico è co-gestito da INGV, per la parte scientifica, e Comune di Rocca di Papa, per la gestione ordinaria. La chiusura è stata il risultato di una serie di fattori concomitanti, il primo direttore e ispiratore del Museo, Calvino Gasparini è andato in pensione, sono sati svolti lavori per il collegamento del Museo alla Rocca e non ultima la necessità di adeguare la struttura alle nuove normative di sicurezza. Da circa un anno siamo presenti e svolgiamo visite su prenotazione, soprattutto per le scuole, e organizziamo eventi, l'ultimo il 30 settembre per la Notte Europea dei Ricercatori, ma a breve il Museo funzionerà regolarmente.(Per INFO museoroccadipapa@ingv.it)

Da sempre i cittadini dei Colli Albani si interrogano su quale sia la situazione del Vulcano Laziale, cosa significa "quiescenza", quali faglie l'attraversano, quale livello di pericolosità potrebbe presentare.

Che il Vulcano Laziale sia un vulcano non spento è una realtà che gli studiosi sanno da molto tempo. Quiescenza significa che un vulcano nel corso della sua storia eruttiva trascorre dei periodi di inattività che possono essere anche molto lunghi, nel caso del Vulcano Laziale un recente studio pubblicato da colleghi dell'INGV (chi fosse interessato questo è il link al comunicato stampa http://comunicazione.ingv.it/index.php/comunicati-e-note-stampa-2/1281-il-sonno-dei-colli-albani) indica periodi di quiescenza tra periodi di attività dell'ordine dei 40.000 anni, che sulla base delle datazioni si sono ripetuti con una certa regolarità. Si discute in campo scientifico dell'effettiva data dell'ultima eruzione, nel caso della pubblicazione che ho citato, l'ultima si è verificata 36.000 anni fa. Ci troviamo quindi relativamente vicini al periodo caratteristico di riattivazione. In questo studio si confermano ulteriormente indicatori geofisici che si conoscono e monitorano da molti anni e che danno indicazione su un possibile nuovo ciclo di alimentazione delle camere magmatiche che potrebbe portare nei prossimi millenni da uno stato dormiente ad uno stato di attività. Da qui l'impegno costante sul monitoraggio e studio del territorio che viene svolto da INGV e importanti gruppi di ricerca nazionali e internazionali.
Al momento nessun elemento derivante da osservazioni geochimiche o geofisiche lascia ipotizzare che un'eruzione si verificherà nel breve o medio termine, se il processo di riattivazione è in atto saranno comunque necessari migliaia di anni.
Faglie in senso sismologico non sono presenti sul territorio, la sismicità che registriamo e abbiamo registrato in passato è dovuta alla presenza del vulcano, dormiente, ma presente con continui "messaggi", emanazioni di gas, sollevamenti del territorio e terremoti appunto.

Abbiamo tutti assistito il 24 agosto scorso ai danni devastanti del terremoto di Amatrice. Qual è secondo lei, la situazione dell'area dei Colli Albani dal punto di vista delle costruzioni e dei fabbricati o degli eventuali servizi di soccorso a prevenzione dei disastri?

Il 24 agosto alle 3:36 si è verificato un terremoto di magnitudo 6 con epicentro vicino ad Accumuli e le cui conseguenze sono ben note. Nell'area di Colli Albani in generale non sono stati documentati eventi con una intensità superiore all'8° grado IMCS (rovinosa con danni da moderati a gravi) e magnitudo maggiori di 4,5. Negli ultimi trecento anni si sono verificati numerosi eventi sismici di cui abbiamo sufficienti documentazioni. I più forti nel 1899 e nel 1927 che hanno determinato ingenti danni e vittime. Le sequenze più recenti e più studiate nel 1981, 1987 e 1989-90 hanno avuto una magnitudo massima pari a 4. L'entità degli effetti di questi terremoti, anche a causa della superficialità degli ipocentri, è dovuta anche al carattere degli insediamenti urbani, soprattutto i centri storici dove sono presenti tipologie costruttive piuttosto vulnerabili alle sollecitazioni sismiche. Il modo più efficace di affrontare il problema della vulnerabilità del territorio è la prevenzione. Prevenzione significa agire per limitare i possibili danni e fare in modo che eventi naturali come i terremoti, che non si possono prevenire o prevedere, non si trasformino in disastri. Per l'attività in emergenza, ma negli ultimi anni anche nel campo dell'informazione e della prevenzione, il Dipartimento della Protezione Civile è la struttura di riferimento che lavora a stretto contatto anche chi svolge ricerca, monitoraggio e divulgazione come l'INGV.

Cosa deve fare la popolazione per non trovarsi impreparata di fronte all'eventualità di un terremoto?

Documentarsi. I recenti terremoti che si sono succeduti nel nostro territorio hanno messo in evidenza anche al grande pubblico che l'Italia è un paese a rischio sismico, con una elevata vulnerabilità degli edifici. L'INGV ha realizzato da qualche anno la Carta di Pericolosità che è in continuo aggiornamento e che si può consultare sul sito dell'INGV (esse1.mi.ingv.it). La pericolosità sismica, intesa in senso probabilistico, è lo scuotimento del suolo atteso in un dato sito con una certa probabilità di eccedenza in un dato intervallo di tempo, ovvero la probabilità che un certo valore di scuotimento si verifichi in un dato intervallo di tempo.
Questo tipo di stima si basa sulla definizione di una serie di elementi di input (quali catalogo dei terremoti, zone sorgente, relazione di attenuazione del moto del suolo, ecc.) e dei parametri di riferimento (per esempio: scuotimento in accelerazione o spostamento, tipo di suolo, finestra temporale, ecc.). Sulla base di questi dati vengono definite le norme di costruzione. Anche edifici storici, l'edilizia pubblica e privata possono conformarsi a questi valori intervenendo con specifiche azioni di rinforzo e adeguamento strutturale.

Dottoressa, noi lavoriamo nelle biblioteche dei Castelli Romani e il nostro primo impegno è informare. Potrebbe suggerirci qualche libro per comprendere meglio il nostro territorio e i suoi aspetti?

Oltre alla numerosa letteratura scientifica ci sono alcune pubblicazioni sul Vulcano Laziale, che sono reperibili al Museo e vi posso far avere per la Biblioteca. Un interessante libro sul vulcano è anche Guida al vulcano laziale di N. Russo ed. Carsa.

Per il discorso più generale su terremoti, pericolosità e prevenzione realizzati o tradotti da colleghi INGV:
Sotto i nostri piedi. Storie di terremoti, scienziati e ciarlatani, di Alessandro Amato ed. Codice;
Terremoti e Rischio Sismico, di Giovanna Cultrera e Maria Grazia Ciaccio ed. Ediesse
Convivere con i rischi naturali. Conoscerli per difendersi, di Silvia Peppoloni
ed. Il Mulino
Prevedere l'imprevedibile. La tumultuosa scienza della previsione dei terremoti, di Susan E. Hough tradotto da Lucia Margheriti e Francesco Pio Lucente ed. Sringer.

Grazie.

 


 

Giuliana D'Addezio
Ricercatore all'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dal 1992, ha svolto l'attività di ricerca in Tettonica Attiva e Paleosismologia, particolarmente per lo studio di dettaglio di faglie attive. Si è occuata di temi legati alla caratterizzazione di sorgenti sismogenetiche e modelli di ricorrenza e alla valutazioni di pericolosità sismica in Italia e nell'area Mediterranea. Dal 2008 è coordinatrice del Laboratorio di Divulgazione Scientifica e Attività Museali INGV e svolge attività di formazione e divulgazione scientifica attraverso programmi dedicati alle scuole, l'organizzazione e l'ideazione di esposizioni scientifiche e la partecipazione ad eventi e manifestazioni scientifiche nazionali e internazionali, quali il Festival della Scienza di Genova, la Notte Europea dei Ricercatori, la Settimana del Pianeta Terra. E' stata ed è responsabile progetti nazionali ed europei. Ha fatto parte del Comitato Scientifico e del Comitato Organizzativo delle IESO 2011 (Olimpiadi Internazionali di Scienze della Terra). Dal 2011 è membro del Consiglio Direttivo del Centro Alfredo Rampi onlus.
Nel 2015 è stata nominata Direttore del Museo Geofisico di Rocca di Papa.

 

Per la rubrica Geofisica - Numero 132 novembre 2016