RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Arte

La più bella del mondo!

Vittoria Caldoni: modella di Albano Laziale


La giovanissima Vittoria Caldoni fu la modella più famosa di Roma, ammirata, ritratta e adulata dagli artisti più insigni dell'ambiente romano, dagli anni Venti del secolo scorso. La sua avventura nel mondo dell'arte fu una storia inconsueta, quella di una popolana divenuta d'un tratto famosa per la sua bellezza, mai dimenticata negli anni e mai restituita all'anonimato neppure quando la giovinezza era finita.

LA GIOVANE VITTORIA

Vittoria Caldoni, modella di Albano Laziale fu scoperta da un pittore dilettante, Augusto Kestner. Segretario dell'ambasciata di Hannover a Roma. Aveva trascorso un'estate ad Albano e incontrata casualmente Vittoria, era rimasto colpito dalla sua bellezza, dalla purezza e dalla nobiltà dei suoi tratti, dai suoi occhi che sembravano incarnare l'ideale di bellezza classica: "una bellezza - scrisse - così perfetta come non se n'è vista dagli albori dell'umanità".
Vittoria era figlia di poveri vignaioli, era cresciuta nei severi costumi della cittadina di Albano, usciva raramente di casa e solo per andare in chiesa o alla vigna. Kestner introdusse Vittoria presso la signora von Reden, che si affezionò a lei per la sua straordinaria intelligenza, l'educazione e la disinvoltura che possedeva. In questa casa Vittoria posave per quegli artisti impazienti di rendere fedelmente le forme classiche con l'ineguagliabile, e tanto difficile da trovare, modello.
Lo stesso Kestner dedicò a Vittoria un capitolo dei suoi Studi romani: Vittoria, la bella vignaiola di Albano. Invece su commissione dell'allora principe ereditario di Baviera Ludwig, nel 1821 Johann F. Overbeck la raffigurò in un dipinto a olio, seduta in un campo di grano, sotto un albero, in un momento di riposo e di raccoglimento: un'allegoria dell'estate e dell'autunno. Anche Franz Ludwig Catel (1778-1856) le dedicò un ritratto a olio: la "bella vignaiola" è raffigurata in costume di Albano, sullo sfondo di un bosco, il volto dall'espressione raccolta illuminato dal candore abbagliante del fazzoletto che si incrocia sul petto e di quello posato sul capo. A questo punto la notorietà della fanciulla era tale che nell'agosto 1828 Kestner mandò a Goethe il suo ritratto di Vittoria, ricevendo dal vecchio scrittore lodi e ringraziamenti.
Quello che molto colpiva di Vittoria, fu il fatto che si era rivelata una donna diversa dalle altre, posava per questi artisti sotto gli occhi vigili della madre, non posava mai nuda e non accettava doni o compensi per le sue sedute. L'incantevole spontaneità e la modestia della giovane donna sembravano non risentire dell'improvvisa e meritata celebrità. Di lei Kestner scrisse: Vittoria rimase sempre la stessa, senza mai darsi delle arie. Diceva che la sua bellezza era un caso fortuito che la vita può regalare. L'eccezionale interesse per Vittoria si sarebbe propagato ancora nel tempo contribuendo a diffondere per l'Europa la sua fama di bellezza perfetta.

DUE UOMINI, UNA SOLA DONNA

Nel 1830, a venticinque anni, Vittoria conosce due giovani e sconosciuti pittori russi: Aleksàndr Ivanov e Grigorij Làpcenko. I due hanno da poco lasciato Pietroburgo e hanno compiuto insieme il viaggio fino a Roma. Aleksàndr Ivanov è uno dei grandi maestri della pittura russa della prima metà dell'Ottocento, viene a Roma con una borsa di studio della Società di Incoraggiamento degli Artisti. Làpcenko viaggia a spese del conte Michaìl Voroncòv, rampollo di un illustre e antico casato.
Le notizie sulla vita di Làpcenko sono scarse e spesso contraddittorie. Nato nel 1801 in Ucraina, il giovane artista fu ammesso come uditore ai corsi dell'Accademia di Pietroburgo. Giunti a Roma, i due colleghi si sistemarono in alloggi vicini, nel cuore del quartiere abitato dagli artisti stranieri, in via Sistina: Sembrava un paradiso terrestre: sul declivio del Monte Pincio, di fronte al colle del Quirinale, via Sistina si trovava in uno dei punti più panoramici e suggestivi della città.
I due pittori capitarono ad Albano dove presero in affitto una camera proprio in "casa Caldoni". Vittoria familiarizzò subito con i due giovani russi, più semplici e alla mano dei loro colleghi tedeschi. La giovane donna non era già più la timida adolescente che ancora nel 1822 nutriva "un'assoluta repulsione ad allacciare nuove conoscenze con i pittori". Vittoria iniziò a posare per entrambi gli artisti ed tutti e due si innamorarono di lei.

LA SUSANNA DI LAPCENKO

Quindi non solo l'allegro ed estroverso Làpcenko, dal caldo carattere meridionale, ma anche lo schivo e riservato Ivanov, entrambi nutrivano per lei una devozione che andava oltre l'interesse artistico. Appena giunto a Roma, Làpcenko aveva deciso di cimentarsi in un soggetto tradizionale delle arti figurative, l'episodio testamentario di Susanna e i vecchioni. La sua Susanna sorpresa dai vecchioni aveva il volto bellissimo di Vittoria. Nel grande quadro, Susanna appariva bellissima e conturbante, sedeva in una posa artificiosa da modella, mentre il tessuto del drappo che teneva in mano e le foglie degli arbusti dietro di lei sembravano intagliati. Dell'esistenza di questo ritratto abbiamo notizia dall'ammirato giudizio di Aleksàndr Ivanov: Egli ora ha [...] fatto il ritratto alla prima bellezza del luogo: fare questo ritratto, a mio giudizio, è più difficile che non dipingere un quadro come Susanna. Questo è il ritratto della donna più bella d'Italia! Anche Aleksàndr Ivanov stava lavorando su Vittoria, "incastonò" i lineamenti di Vittoria in una composizione: il quadro Apollo, Giacinto e Ciparisso intenti alla musica e al canto. Vittoria prestò i suoi grandi occhi neri e il collo slanciato alla figura dell'adolescente Ciparisso. Ivanov raffigurò Ciparisso con lo sguardo timidamente abbassato.
Intanto grande importanza andava assumendo Albano agli occhi dei viaggiatori stranieri: Albano divenne anch'essa, come tutta l'Italia, meta di un fitto pellegrinaggio artistico, tappa canonica del Gran Tour, dove reminiscenze storiche, godimento estetico, colore locale si mescolavano anche a un' ottima cucina a prezzi assai modesti. Ad Albano in questo momento erano di casa nobili, sovrani, pittori. Vi si affacciavano volentieri i letterati, memori di ciò che ne avevano scritto de Brosses, Goethe, Stendhal, Turgenev.

L'OMBRA DI UNA TERRIBILE MALATTIA


Vittoria non aveva più timori a ricambiare apertamente l'amore di Làpcenko e quando la storia d'amore divenne nota nell'ambiente artistico romano, generò molta sorpresa. Fino ad allora Vittoria non si era mai interessata agli artisti per i quali aveva posato e il suo comportamento non mai aveva dato pretesto ad alcun pettegolezzo. Eppure malgrado la tenerezza tra i due, la loro relazione si rivelò difficile fin dagli inizi. Attorno al 1833 Làpcenko, manifestò i sintomi di una gravissima malattia che doveva in seguito condurre il pittore alla cecità. Nonostante la malattia, Lapcenko continuò a lavorare, sia pur con grande fatica. Dipinse il quadro Contadina romana con un paniere in testa, nel quale seppe dare grande luce al volto di Vittoria e in modo tale che tutto sembrava essere vivo e in movimento. Il quadro venne esposto a Roma in una mostra organizzata all'inizio del 1839 dalla colonia degli artisti russi in occasione di una visita dello zarevic Aleksàndr Nikolàevic, il futuro Alessandro II. Il dipinto fu molto apprezzato dal principe ereditario e, come ebbe a scrivere l'autore, "fu acquistato da Sua Altezza a un prezzo generoso". Affettuoso e umano com'era, l'amico Ivanov si prodigò con ogni mezzo per lo sfortunato collega: nella primavera del 1834 gli fece avere ad Albano un paio di occhiali, poi in autunno lo accompagnò a Napoli per alcune terapie e infine lo affidò ad un medico che lo avrebbe tenuto in cura fino al suo ritorno in patria.
Malgrado gli sforzi Làpcenko stava male. A Napoli, Làpcenko, lontano da Vittoria, minacciava di farla finita con la vita. Vittoria ricambiava come poteva le sue attenzioni. Ivanov fu vicino a entrambi con affetto fraterno. L'amore di Làpcenko per Vittoria non intaccò affatto il rapporto di profonda amicizia che legava i due artisti e Lapcenko sarebbe rimasto per molto tempo l'unico vero amico di Ivanov. Dopo essersi inutilmente sottoposto ai bagni termali ad Ischia, Làpcenko tornò ad Albano, a casa Caldoni. Le sue condizioni, fisiche e morali, peggioravano. Non avrebbe più potuto fare il pittore.

FINALMENTE IL MATRIMONIO...


Le precarie condizioni di salute di Grigorij costituirono probabilmente la causa per cui il fidanzamento si era prolungato per anni. Ma i due giovani infine si sposarono il 29 settembre 1839, ma non ad Albano. Il mito della "bella vignaiola" mal si conciliava con un esito così infelice della sua giovinezza: il matrimonio con un artista già finito, a causa della cecità. Gli sposi si trasferirono allora in Russia, Làpcenko ottenne il titolo di accademico che poteva agevolarlo nel lavoro e nel mantenimento della famiglia. Nell'ottobre 1843 la vista di Làpcenko era un po' migliorata ma non poteva ancora dipingere. Intanto l'amico Voroncòv decise di aiutare il suo vecchio pupillo: negli anni Quaranta diede a Grigorij, per salvarlo dall'indigenza, l'incarico di soprintendente in una delle sue tenute. Probabilmente i Làpcenko ebbero due bambini, ma ne sopravvisse solamente uno: Sergèj Grigòr'evic.

ANCORA DOLORE


Nel 1848 a Roma era scoppiata la rivoluzione: la situazione politica ed economica era incerta e precaria. In una lettera del 1848-49 Ivanov scriveva a Vittoria: "I tempi sono diventati molto calamitosi" e le narrava le tribolazioni dei familiari: la madre era ammalata e affamata, nel generale disagio seguito alla fallita rivoluzione del 1848, si era inserita anche la carestia e l'indigenza aveva costretto Cencio (suo fratello) a vendere metà della vigna a un marchigiano. Il pittore aiutava in denaro i due poveri amici.
Se i Làpcenko avevano raggiunto la tranquillità economica, non avevano raggiunta quella residenziale. Tutte le fonti concordano sul fatto che in quegli anni i Làpcenko vissero in Ucraina, non si sa esattamente dove. Da una lettera ai Caldoni del 1851 veniamo a sapere che Vittoria e Grigorij stavano bene e che il figlio frequentava già il ginnasio. Gli anni Cinquanta furono, per Vittoria e il marito, anni di lutti. Nel 1854 morì, a ottantadue anni, la madre di Vittoria. Nel 1856 fu la volta di Cencio, l'unico maschio della famiglia. Ancor più grave per la famiglia fu la morte di Voroncòv, il fedele mecenate di Grigorij, avvenuta anch'essa nel 1856. Due anni dopo, nel 1858, morì anche Ivanov, di colera, poco dopo essere tornato a Pietroburgo.

GLI ULTIMI ANNI


Con la scomparsa di Ivanov le notizie sulla vita dei Lapcenko diventano ancora più scarne. Nel 1866 da Mozyr', città bielorussa del governatorato di Minsk, Làpcenko mandò all'Accademia delle Arti il quadro La risurrezione di Cristo, per averne un giudizio. L'opera, assai debole, mostrava chiaramente i segni della malattia fisica dell'autore. Nel 1867 Làpcenko richiese all'Accademia delle Arti un sussidio di settantacinque rubli che gli venne accordato l'anno successivo su decreto del Ministero della Corte Imperiale in considerazione della sua "povertà e malattia". I due intanto avevano deciso di trasferirsi a Dinaburg per raggiungere il figlio che insegnava nel liceo cittadino e che sarebbe rimasto il loro unico sostegno.
Vittoria era ancora in vita nel settembre 1872, perché alcune foto la ritraggono in età avanzata: una bella donna anziana, dai lineamenti nobili e fini, la capigliatura ancora scura con la consueta scriminatura centrale. Grigorij Ignat'evic si spense, nel 1876, a Pietroburgo all'età di settantacinque anni, povero, cieco, ma tra gli affetti più cari. Su Vittoria scende il silenzio: umile moglie di un pittore dimenticato e in miseria, piomba nel buio della storia. L'unica cosa certa è che non tornò a morire ad Albano Laziale.

 



BIBLIOGRAFIA
* Gianni Dolfi, Vittoria Caldoni a Velletri? in Castelli Romani. Vicende, uomini, folklore, Roma, Arte grafica romana, 2012 (52)
* Maria Rita Giuliani, Vittoria Caldoni Lapcenko. La "fanciulla di Albano" nell'arte, nell'estetica e nella letteratura russa, Roma, La Fenice, 1995
* Mario Marazzi, Il ritorno di Vittoria Caldoni, in Castelli Romani. Vicende, uomini, folklore, Roma, Arte grafica romana, 1997 (37)
* Mario Marazzi, Vittoria Caldoni di Albano. La celebre modella dei "Nazareni" in Castelli Romani. Vicende, uomini, folklore, Roma, Arte grafica romana, 1981 (26)
* Wikipedia.it

Per la rubrica Arte - Numero 131 settembre 2016