RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Arte

Carlo Montani: il pittore del lago di Nemi


Il saluzzese Carlo Giuseppe Montani è stato un importante ed eclettico intellettuale italiano. Giornalista, scrittore, caricaturista e pittore, Carlo Montani nasce a Saluzzo (Cn) l'8 novembre 1868 in via Donaudi numero 10, accanto all'antica chiesa dei Cappuccini. Dai documenti anagrafici sappiamo che il padre Camillo, originario di Saluzzo, era un "proprietario", e la mamma Adele Pesanti era la figlia di una facoltosa e "benestante" famiglia di Casale Monferrato. Il giovane e "irrequieto" Carlo, dopo aver iniziato gli studi nelle città di Saluzzo e Torino e aver vinto il concorso da "segretario dell'amministrazione centrale della Pubblica Istruzione" si trasferì a Roma. Dalla diretta testimonianza del coevo critico d'arte e scrittore Emilio Bissoni sappiamo che "la vita burocratica non era fatta per lui e con un vero senso di liberazione" Montani lasciò le pratiche e la contabilità per dedicarsi alla pittura e al giornalismo. La passione per il disegno lo portò a frequentare nel 1887 il circolo artistico della capitale, dove divenne allievo di Filiberto Petiti, che "lo educò alla puntuale resa dal vero". Fin da subito l'artista piemontese fu sedotto dagli incantevoli scorci e vedute dei colli, dei laghi e dei giardini della campagna romana, che rappresentò in innumerevoli dipinti. Anche la produzione scientifica, le ricerche archeologiche e i programmi radiofonici su "Roma nell' '800" rifletteranno questo suo interesse. Dopo gli esordi come pittore Montani si dedicò altresì al giornalismo, collaborando con «Il Messaggero» e come corrispondente da Roma per «Il Secolo XIX» e il «Giornale di Sicilia». Egli divenne in breve tempo uno dei giornalisti più influenti della capitale, soprattutto con la stesura di articoli satirici e caricature di uomini politici e ministri del Regno. Nel 1900 fondò con altri scrittori la rivista umoristica romana il «Travaso delle Idee», che raggiunse all'apice della popolarità "le 300.000 copie di tiratura"; per un breve periodo ne fu anche il direttore. Dai suoi scritti si comprende che il giornalismo satirico giocò un ruolo importante nella fase creativa dell'artista. Sul finire degli anni Dieci, quando Montani ritornò a dedicarsi prevalentemente alla pittura, passando attraverso l'esperienza di caricaturista e di scrittore satirico, si possono cogliere i tratti autentici della sua personalità, sempre in equilibrio tra atteggiamenti posati e autorevoli ed espressioni stravaganti ed umoristiche. Spirito libero e indipendente egli diede, a partire dal 1912, e soprattutto con l'attività di pittore, un notevole contributo al successo del gruppo di artisti denominato i "XXV della Campagna romana". Il sodalizio fra questi intellettuali, costituitosi nel 1904, aveva lo scopo di studiare e raffigurare il paesaggio campestre e la società agraria presente nel Lazio. Nelle sue tele Montani non si limitò a dipingere i giardini e le rovine intorno a Roma, ma si dedicò a ricerche archeologiche e storiche sugli aspetti che caratterizzavano il territorio e la società agreste laziale. Attraverso disegni, scritti e fotografie a cose e a persone, il pittore saluzzese cercò di rendere visibili alcuni tratti distintivi di un mondo agrario che allora spontaneamente comunicava con la grande metropoli.


Le scene dipinte rigorosamente dal vivo da Montani, che vanno dalle numerose vedute del lago di Nemi presso Genzano e Castel Gandolfo, alle ville, ai ruderi e ai campi intorno a Roma, si proponevano di esprimere l'armonia della natura di quei luoghi. Per il pittore piemontese la ricerca del bello e del particolare si manifestava attraverso la gamma di colori e di luce che egli imprimeva con sicurezza sulle tele. Tale atteggiamento rifletteva la sua concezione psicologica di rappresentare con veridicità, semplicità e sentimento la natura che ci circonda. Ricordiamo che ad ogni artista il gruppo dei "XXV della Campagna romana" assegnava un ironico pseudonimo: a causa del suo naso pronunciato Carlo Montani venne accolto con il soprannome "tapiro".


Le opere del paesaggista e ritrattista Montani - soprattutto le vedute del lago di Nemi - vennero esposte in numerose mostre e biennali di diverse città italiane. I suoi quadri, ricercati per l'intensità e chiarezza espressiva e la bellezza dei colori, furono acquistati da personalità politiche e dello spettacolo, da fondazioni e da estimatori e collezionisti stranieri, fra cui molti inglesi. Diverse sue tele sono esposte a Roma e in altri musei della Penisola o presso istituzioni culturali estere. Dal 1928 al 1935 il pittore e scrittore piemontese pubblicò sulla rivista «Capitolium» alcuni saggi di carattere storico e artistico su particolari realtà della città capitolina; interessante fu la sua descrizione in La conquista della Montagna (1928) dei fenomeni economici, di estetica e di vita sociale che ruotavano intorno al monte Cavo, "vedetta della campagna romana". Carlo Montani morì a Roma nel 1936.

Per la rubrica Arte - Numero 131 settembre 2016