RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Arte

Incanti di luce. Opere di Guglielmo Corazza

Frascati, scuderie aldobrandini. 13 – 28 giugno 2015

La luce, la luce per favore! E che sia di silice, sabbia e colore! Guglielmo Corazza afferra la luce, la coglie, la cattura: la denuda con foga e con passione per restituirla essenziale sulla tela. Senza indulgere a ripensamenti, la traspone così come la vede e la sente, la vive. Pittore per passione ieri, maestro di sapiente qualità oggi. Non c'è accademia nel suo bagaglio, ovvero non c'è stato un maestro in carne ed ossa ad indirizzarlo, consigliarlo o imbrigliarlo. E' solo trasporto e slancio, il piacere del confronto tra lui e la tela. Considerare la sua pittura un passatempo, un hobby una fuga dal quotidiano, oggi non si può più. Di ispirazioni, di maestri da cui trarre insegnamento ne ha avuti tanti, negli anni. Incontrati nei musei o sui libri d'arte, nelle gallerie o nelle mostre: dagli impressionisti ai macchiaioli, dai vedutisti della scuola napoletana ai grandi artisti della Scuola romana, da ciascuno di loro ha tratto un insegnamento. Ed ha proseguito il suo incontenibile e sincero cammino. Studio, elaborazione, qualche volta anche emulazione, ma comunque e sempre, a guidare Corazza la sua sensibilità che pian piano ha preso forma trovando una sua strada, una sua particolare cifra artistica. E oggi dalle sue iniziali doti di pittore "impressionista" , puntinista alla maniera di Manet e Pissarro, resta solo un' eco lontana, la qualità del colore e della materia si fa visione luminosa. Non lo rassicura più, come nelle tele di un decennio fa, dichiarare la sua fonte artistica. Non lo interessa più dichiarare il paesaggio che vuole raffigurare. Non serve più la traccia della pennellata con cui andava costruendo ora uno scorcio di vicolo, ora un portone. Non gli servono più le griglie, i parametri e i riferimento noti, non servono più a lui e, non servono più neppure a chi indugia difronte alle sue tele. Oggi la sua spatola, ricca d'impasto corre e vibra sulla tela, d'impeto o d'ardore, il gesto trova la sua luce e con essa la sua forma. E a noi fruitori concede l'emozione di vibrare il guizzo di colore insieme a lui, manifestando con chiarezza le sue capacità tecniche dell'uso dei materiali, dei supporti e dei pennelli (spatole). Per chi vuol comunque rintracciare i maestri che l'hanno ispirato, Corazza suggerisce, bisbigliando sommessamente qualche citazione compositiva o coloristica, qui c'è Cezanne, la c'è Munch, Van Gogh oppure i Fauves. Ma è un esercizio di pura accademia perché ormai è la luce che scaturisce dagli oggetti, la luce interiore di paesaggi, edifici o astrazioni che entra in risonanza con ciascuno, alla scoperta di un nuovo spazio fisico, facendoci scoprire come particella in una nuova dimensione orbitale. Emerge dal buio, cangiante, il colore. Più tenebroso è l'ambiente più le sue tele si animano. Non sono i nuovi ritrovati della chimica ad animare la notte, per lui solo e silice e sabbia, come sempre a dare vita all'oscurità. E non sono più i colori a coinvolgerci a venirci incontro è una luminosità che ci fa scorgere, in lontananza, la forma della sua e della nostra emozione. Così i vicoli di san Rocco, o il Notturno a Villa Torlonia. E i tanti sempre più sconosciuti scorci tuscolani. Nei suoi paesaggi che siano torrenti che si snodano tra radure boscose come il dipinto "Riflessi", o le "albe", nulla più ci vincola al reale paesaggio. Nulla ci lega più all'arcadia sognata da una pittura antica, tutto si gioca solo nella percezione luminosa ed interiore. Nulla più ci vincola ad una forma o ad una verosimiglianza, tutto si gioca su campiture di colore, ora tenui e sommesse, ora squillanti e dirompenti, come "Tramonto". Smarrirsi dentro un paesaggio si può! Far smarrire le propria realtà allo spettatore, condizione propria e fondamentale dell'arte, suggerire un nuovo altrove è il vero raggiungimento del Corazza, artista maturo. Scompagina la realtà per seguire una nuova astrazione, sembra suggerire Guglielmo Corazza al suo interlocutore. Proposta latente nei paesaggi, proposta forte nei suoi rari, ma quanto mai importanti e fondanti, quadri astratti. Energia pura che tra il grigio, l'oro l'argento e l'onnipresente silice esplodono verso la scoperta del senso della meraviglia, di quel insondabile istante in cui tutto pare sospeso, e poi, d'improvviso arriva la luce, l'illuminazione: l'avvicinarsi ad un ignoto che tramite quell'immagine fluttuante di colori prende una forma, inconscia e insondabile in cui si riconosce l'essenza della vita, che sia l'energia del big bang o quella della fede.

 

 

Per la rubrica Arte - Numero 126 luglio 2015