RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Biblioteca di Trimalcione

Piccoli miracoli al profumo di lavanda

In Provenza per un viaggio sentimentale e sensoriale "dolce, acuto e pungente" così come si palesa a volte la vita...


..."Ripensai a quando avevo lavorato in cucina con mia madre dopo la sua estate solitaria in Provenza, le sue mani ricoperte di zucchero a velo mentre spalmava il cioccolato fondente, montava la panna, separava i tuorli rovesciandoli delicatamente da un mezzo guscio all'altro. Lei lavorava freneticamente e io le stavo appiccicata tutto il tempo.
Elysius spariva con le amiche, ma io restavo il più a lungo possibile con la mamma nella cucina piena di vapore, inebriata dai profumi del cacao, dello zucchero caramellato e delle torte, che aleggiavano intorno a noi"...


Una trama semplice nel suo sviluppo, ma composita per quanto riguarda l'aspetto emozionale, costruita attraverso un'accurata analisi introspettiva dei personaggi che costituiscono la costellazione familiare della protagonista del romanzo. La scrittrice americana Bridget Asher, regala ai suoi lettori, un "Amore al profumo di lavanda", una storia a lieto fine, che insegna a vivere la vita con la giusta dose di determinazione e un pizzico di temerarietà: di fronte a scelte obbligate, imposte dalle mutevoli vicende dell'esistenza umana, Heidi deve infatti decidere se, fuggire, rifugiandosi in un doloroso ma "rassicurante" passato, o affrontare i suoi stessi demoni, lasciando spazio alla sua componente irrazionale, perché anche "soffrire può portare all'amore". Il romanzo si apre dunque con l'istantanea di un dolore, la perdita della persona amata, che si traduce non soltanto in una mancanza fisica, ma anche e soprattutto in una sorta di menomazione intellettiva, con l'annientamento della volontà e della capacità di progettare il futuro. Rimasta improvvisamente sola, in seguito alla morte del marito in un incidente stradale, Heidi ha perso oltre al suo compagno di vita anche il suo socio in affari: Henry ha infatti creato insieme a lei il Cake Shop, la pasticceria nota in tutta la Florida per la creazione di sofisticate torte nuziali, una produzione d'eccellenza che, in seguito alla drammatica perdita, ha lasciato il posto a quella di anonimi dolci monoporzione e prodotti al banco. L'unica ragione di vita di Heidi è ormai circoscritta al figlio Abbot, di otto anni, al quale è solita raccontare, in luogo delle fiabe, aneddoti familiari inerenti la figura paterna, allo scopo di tenerne in vita il ricordo. E qualche tempo dopo, a disintegrare l'apparente tranquillità del suo microcosmo domestico arriva un ulteriore spiacevole imprevisto: un incendio nella residenza estiva di famiglia. Si tratta della casa in Provenza nella quale si recava ogni anno da bambina, una costruzione risalente al Settecento, il cui ricordo è legato alla caratteristica cucina dominata da un tavolo da pranzo lungo e stretto circondato da sedie differenti, "ciascuna sopravvissuta ad un'era diversa" e da un lavello, "scavato in un'unica lastra di marmo, marrone e picchiettata di macchie come un uovo". Nelle estati felici trascorse nell'antica magione, la madre era solita narrarle come la stessa fosse stata edificata in seguito ad un commovente e indimenticato gesto d'amore, per questo soggiornarvi "poteva aiutare l'amore a manifestarsi", perché quella dimora "era capace di compiere miracoli", come quello di guarire un cuore infranto. Heidi dunque spinta dalla madre, decide di trasferirsi per sei settimane in Provenza, insieme al figlio Abbot e alla nipote Charlotte, allo scopo di avviare i lavori di ristrutturazione del fabbricato. Il viaggio prevede la visita della capitale parigina per poi proseguire fino ad Aix-en-Provence; e nel paesino ai piedi del Mont Sainte-Victoire, la "montagna dipinta da Cézanne", tra interminabili vigneti e distese di lavanda, la vecchia casa di pietra, cullata dal canto intermittente delle cicale, compie ancora una volta il miracolo o per meglio dire una serie di "piccoli miracoli". L'inquieta e infelice Charlotte si trasforma in una donna consapevole e determinata, Abbot guarisce a poco a poco dalle sue piccole nevrosi, mentre Heidi nella quiete della campagna, riscopre il piacere del cibo e della sua condivisione. Mangiare è la molla che fa scattare nuovamente in lei la gioia di vivere. E così, tra sontuose cenette provenzali, annaffiate da vini profumati e "gourmand", e squisita pâtisserie francese, reperita grazie alle ripetute incursioni nella piccola confetteria non lontana dalla casa in cui è cresciuta, Heidi incontra Julien, il vecchio compagno di giochi delle estati trascorse in Provenza e con lui ritrova la forza e il coraggio di ricominciare ad amare. Insieme si dedicano con passione ai lavori di ristrutturazione dell'immobile, che nasconde un perturbante segreto di famiglia: una relazione proibita consumata tra le sue pareti, quando lei era ancora adolescente e che spiega, dopo tanti anni, l'improvviso allontanamento della madre per un'intera estate, "un'estate persa", come la chiamava lei, ma grazie alla quale aveva ritrovato se stessa...

..."Il dolore è una storia d'amore raccontata a ritroso. O forse non è affatto così.
L' amore e la sua perdita esistono in egual misura. Una simile equazione non è già stata inventata da un fisico romantico in qualche parte del mondo?"...


[...] Quando ti sei chiuso in te stesso e ricominci ad aprirti, qual è la prima cosa di te che si risveglia? Pensi ai soliti sospetti: i sensi, il cuore, la mente, l'anima. Ma forse sono talmente interconnessi che non riesci a distinguere un guizzo del cuore da un profumo, il fruscio dell'anima da una brezza sulla pelle, un pensiero da un sentimento, un sentimento da una preghiera. Se mi chiedessero di indicare il momento esatto in cui cominciai ad aprirmi, non credo che ne sarei capace. Forse fu lo choc di ritrovarmi terrorizzata sotto l'acquazzone dopo il furto. O forse furono la gravità e la vastità della montagna. Oppure fu in pasticceria, in mezzo al profumo intenso del pane nel forno, dello zucchero caramellato e del cacao. O guardare mio figlio ammaccato e benedetto che premeva la mano contro il grugno gommoso di un facocero. O forse fu molto più semplicemente mentre mangiavo. Quella sera consumammo una cenetta provenzale intorno al tavolo lungo e stretto della sala da pranzo, illuminata dal sole basso sull'orizzonte. Le sedie erano scomode, i cuscini bitorzoluti. Ti mettevano all'altezza sbagliata e ti proiettavano in avanti. Ma ero così stanca e affamata che non provai nemmeno a sistemarmi meglio. Non c'erano ospiti, né archeologi solitari. Eravamo solo noi tre con Véronique e Julien. Charlotte mise davanti a ciascuno qualche fetta del pane che avevo comprato, con una salsa scura e granulosa a base di olive da spalmarci sopra.[...] Véronique arrivò zoppicando con la pentola di coccio, che posò sul poggiapentole in mezzo al tavolo. Quando tolse il coperchio ne uscì un sospiro profumato che riempì la stanza, e la mia mente si svuotò. Dentro c'era un pollo dalla pelle dorata su una salsa densa di pomodori, aglio e peperoni. Sentii il profumo dell'aglio, del vino e del finocchio. Véronique ci servì e la salsa si allargò luccicante fino all'orlo del mio piatto, portandomi alle narici un sentore di agrumi. Il profumo sbocciò. «Limone?» domandai. «Arancio», rispose Véronique. «E questo è un normalissimo pollo. Ce n'è dell'altro, se volete.» La cena comprendeva anche delle belle patate rosse e un'abbondante insalata. Erano queste le cose che preparava quando non aveva voglia di cucinare? Iniziai a mangiare, e fu come se lo facessi per la prima volta da quando Henry era morto. Perché proprio stavolta? A causa del luogo? Perché i miei sensi avevano cominciato a cedere? Ero stata colpita anch'io da un incantesimo? Il primo boccone fu quasi troppo per me. Tutto quel sapore, e io avevo così tanta fame. Julien mi offrì del rosato prodotto da un vignaiolo poco lontano. «Sì, grazie», dissi. Me ne versò un bicchiere. Bevvi un lungo sorso e lo sentii scendere nello stomaco. Di solito evitavo il rosato, perché lo consideravo troppo da ragazzina, troppo leggero. Ma i rosati provenzali sono complessi e vanno bevuti freddi per gustarne le note fruttate. Non pensavo più a niente, né alla giornata trascorsa, né alla serata che mi attendeva. Ero concentrata su quanto avevo davanti. Al boccone successivo, la dolcezza dei peperoni e delle cipolle andò a fondersi con il pollo morbidissimo e leggermente salato. Un istante dopo sentii anche l'arancio e il finocchio, che mi lasciarono un retrogusto dolce. [...]

...[Il pasticciere] mi descrisse la pasta, una mousse di lampone con pistacchi e due strati di pasta génoise inzuppata nello sciroppo al lampone. Indicai la pasta successiva. Lui mi spiegò con pazienza e solennità che era una crostata alla crema di limone. Gli chiesi che cos'era quella accanto, e poi quella accanto ancora: il tiramisù, a base di biscotti savoiardi inzuppati nel caffè; una girandola alla pera, immersa nel vino bianco; una meringa alla nocciola con crema al burro e crema ganache; una torta bianca e rotonda guarnita da fette di mango a base di rum, mango saltato nel burro e cocco tostato; fiamme con il centro composto di strati spugnosi e ricoperte di cioccolato amaro; e crostate, una al cioccolato, noci e marzapane.
Ripetevo le sue parole a bassa voce, quasi senza emettere suoni.
Amavo la sensazione che mi davano in bocca: framboise, mousse, pistaches, citron, coco...


ricette

Tapenade di olive
Mettere nel frullatore una manciata di olive nere snocciolate. Aggiungere pepe, aglio e un poco di pasta di acciughe, secondo i gusti. Frullare fino a ottenere una crema spalmabile.

Pollo alla provenzale
Tagliare un pollo biologico in 8 pezzi. Rosolare i pezzi in olio di oliva a fuoco medio. Salare e pepare. Aggiungere due peperoni verdi e un finocchio tagliati a cubetti. Cuocere finché le verdure cominciano ad ammorbidirsi. Aggiungere sei spicchi d'aglio interi, del timo fresco e la scorza grattugiata di due arance.
Aggiungere dieci pomodori tagliati a cubetti. Lasciar sobbollire a fuoco basso per un'ora, finché il pollo è ben cotto. Alla fine, aggiungere un bicchiere di vino rosso, farlo evaporare, quindi coprire e lasciar riposare fino al momento di servire.

Patate bianche con olio al tartufo
Tagliare le patate a dadini. Farle bollire fino a metà cottura. Scolarle e farle rosolare in olio d'oliva finché sono dorate. Aggiungere abbondante prezzemolo tritato, una presa di sale, pepe e un cucchiaino di olio al tartufo, quindi servire.

Dessert romantico
Ingredienti per la base
150 g circa di biscotti secchi sbriciolati;
40 g di noci americane tostate;
40 g di gocce di cioccolato;
6 cucchiai di burro fuso;
100 g di zucchero di canna;
50 g di zucchero semolato.
Frullate gli ingredienti nel mixer fino a formare un impasto uniforme. Trasferirlo in una tortiera apribile e premere per formare una base compatta. Cuocere in forno a 180° per 15 minuti.
Ingredienti per la copertura
225 g di formaggio tipo Philadelphia a temperatura ambiente;
50 g di zucchero;
1 cucchiaio di vaniglia;
200 ml di cioccolato fondente fuso;
60 ml di panna.
Unire tutti gli ingredienti nel mixer e frullare fino a ottenere una crema omogenea. Versare il composto sulla base e mettere in frigorifero finché solidifica.
Facoltativo:
Guarnire con fragole fresche o altri frutti di bosco e/o con cioccolato bianco.


Per saperne di più
Provenza

  • Camille Moirenc, Ma Provence, Saint-Rémy-de-Provence, Editions Équinoxe, 2011
  • Una splendida raccolta di immagini intrise di poesia dedicate al territorio provenzale

Cucina Provenzale

  • Marion Payan, Di madre in figlia. La cucina provenzale. 200 ricette, Firenze, Le Lettere, 2012
  • Dai grandi classici sino alle specialità "dimenticate", un'ampia raccolta di piatti per celebrare i colori e i sapori della Provenza