RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Design

Good Design


Tra le nostre rubriche, che tendono a rappresentare nel modo più esaustivo possibile il "Territorio", ne mancava senz'altro una che desse conto di quanti ai Castelli Romani si occupano, producono, investono in un settore di grande attualità e continuo fermento che passa sotto il nome di "design" L'incontro casuale di Vivavoce con Patrizia Rampa romana trapiantata da qualche tempo a Monte Porzio Catone, appassionata di design, ci permette oggi attraverso i suoi articoli di raccontarvi qualcosa dei Castelli romani che in pochi conoscono. Di seguito il primo articolo che ci serve per introdurre al tema chi poco o nulla ne sa, per poi presentarvi i designer che mano a mano scopriremo dentro i nostri Castelli Romani


LA CITTÀ DEL DESIGN
"Il design è pensiero reso visibile"
Saul bass


Verso la fine degli anni '80, in una delle numerose serate trascorse nei templi del Design milanese, mi sono ritrovata a chiacchierare con Alberto Sartoris, figura emblematica dell'Architettura Razionalista italiana del secolo scorso.
Ragionavamo sui fermenti in corso nella capitale dell'Industrial Design. Con la certezza che solo i giovani inesperti riescono ad avere, gli confidai di essere annoiata della frettolosa ambizione, da parte di molti aspiranti designer, di vedere realizzati ogni lunedì pomeriggio i loro progetti "innovativi".
Sorrise, divertito, cogliendo l'ironico riferimento alla citazione dell'architetto Mies van der Rohe sull'impossibilità di creare una nuova architettura ogni lunedì mattina. Mi chiese di spiegargli meglio perché i giovani designer potessero progettare solo il pomeriggio. "Maestro" risposi "la mattina ci pensano ancora gli architetti".
Nella Città del Progetto, sono in tanti, hanno pochi dubbi e non sono mai disposti a cedere il posto. Architetti, designer, ma anche artisti, ingegneri, industriali, artigiani, stilisti, hanno un'unica missione: interpretare i bisogni e i desideri dei consumatori.
Perché, allora, non siamo tutti felici?

LESS BUT BETTER
"Concepisco il buon design come la presenza del minor numero possibile di elementi."
Dieter Rams


Dieter Rams, architetto e designer tedesco, introdusse, all'inizio degli anni '80, il concetto di Sviluppo Sostenibile nel Design. Rams aveva iniziato a progettare per l'industria nel 1955 e dirigeva, da circa vent'anni, il dipartimento di progettazione all'interno dell'azienda tedesca Braun. Era una figura influente e autorevole nel mondo del design e aveva attirato l'attenzione dei media e degli industriali di elettronica per aver determinato il successo della Braun con il suo design essenziale e innovativo. Confermando il suo rigore e la sua serietà, Dieter Rams mise in dubbio la sua etica professionale e, dopo una riflessione attenta sul ruolo e le responsabilità del progettista nella nostra società, definì il significato della parola "progetto", riassunto in "Ten Principles of Good Design".
Secondo questo manifesto, rude ma sincero, il buon design è innovativo (ma non abusa della tecnologia), rende un oggetto utile (è il solo scopo per cui si produce), comprensibile (anche senza istruzioni per l'uso!); è estetico (la qualità di un prodotto influisce sul nostro benessere), discreto (crea oggetti sobri, neutrali), onesto (non tenta di manipolare il consumatore con false promesse), di lunga durata (i designer che seguono la moda prima o poi diventano antiquati...); approfondisce fino al minimo dettaglio (cura e precisione rispettano il consumatore), è ecologico (non minaccia la salute dell'uomo, conserva le risorse naturali) è meno design possibile (progetta meno ma meglio).
La filosofia progettuale di Dieter Rams è stata usata, trent'anni più tardi, per risolvere un problema ben diverso da quello di un singolo ripensamento professionale: il calo delle vendite, spettro di tutte le imprese, dalle più piccole alle multinazionali.

DESIGN & MARKETING
"Ogni atto di creazione è, prima di tutto, un atto di distruzione"
Pablo Picasso


A metà degli anni '90, la famigerata industria di elettronica e informatica Apple, ha potuto scongiurare il fallimento chiedendo a Steve Jobs, uno dei suoi fondatori, di tornare ad amministrare la società. In qualche anno, Jobs ha permesso ad Apple di riconquistare i mercati internazionali e riaprire la competizione con l'eterna rivale Microsoft.
In realtà, l'insperata rinascita e la sbalorditiva ascesa di Apple sono il frutto del lavoro svolto da Jobs, imprenditore geniale, con il designer inglese Jonathan Ive, che ha saputo interpretare i bisogni e le esigenze del suo Amministratore sfruttando i preziosi principi del buon design di Rams.
Ma non sono mancate le critiche, anche aspre, da parte del mondo del Design: i progetti di Ive per Apple sono troppo simili a quelli ideati da Dieter Rams per Braun. Per questo il critico di architettura e design Jonathan Glancey lo ha definito "un modesto designer che ha potuto guardare lontano salendo sulle spalle di un gigante".

IL DESIGN SOSTENIBILE
"La creatività è mettere in connessione le cose..."
Steve Jobs


Dunque, se il designer dipende da un'industriale che investe ingenti capitali, gli interessi economici dell'azienda prevalgono sui quelli dei consumatori. Il manifesto del buon design di Dieter Rams, però, non è una ricetta di cucina che lascia a chi si metta davanti ai fornelli la libertà di variare e inventare. È, al contrario, un invito che non può essere frainteso: sii preciso, essenziale, coerente, onesto, discreto e rispettoso nei confronti del consumatore e dell'ambiente in cui vive.
Progettare bene, essere un buon designer, significa possedere, senza artifici, un pensiero etico, diciamo ecologico.
Lo Sviluppo Sostenibile è un concetto nato nel lontano 1972, quando The Club of Rome pubblicò un rapporto scientifico sui limiti dello sviluppo, ripreso nel'92 a Rio de Janeiro nella Conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo, e definito ufficialmente nel 1994 durante la prima Conferenza europea sulle città sostenibili, dalla quale scaturì la cosiddetta Carta di Aalborg.

IL FUTURO DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE
"Spesso le idee si accendono l'una con l'altra, come scintelle elettriche"
Friedrich Engels

Nonostante la Carta di Aalborg sia stata approvata, condivisa e consolidata, negli ultimi vent'anni sono stati sviluppati innumerevoli progetti, locali, nazionali ed internazionali che si proclamano sostenibili ma, di fatto, concentrano l'attenzione soltanto sul piano ambientale, tralasciando ciò che ad essa è strettamente legato: l'economia e il benessere sociale.
Come i dieci principi di Dieter Rams, anch'essa è chiarissima: una città a misura d'uomo "offre servizi ambientali, sociali ed economici a tutti i membri di una comunità".
Il prossimo anno si svolgerà a Milano l'Esposizione Universale "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita" e sarà l'occasione preziosa per 144 Paesi di confrontarsi sul tema dello Sviluppo Sostenibile.
Sul sito ufficiale si legge: "Expo 2015 è un evento unico e innovativo ed ha come obiettivo primario quello di stimolare davvero il dibattito sull'alimentazione e sul cibo, una vera e propria sfida che coinvolge tutti i soggetti partecipanti, inclusi i visitatori, che si interrogano sulle conseguenze delle proprie azioni per le prossime generazioni". Speriamo non sia un'altra Carta di Aalborg...

Per la rubrica Design - Numero 121 giugno 2014