RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cibo per la mente

Matrici.Poesie

E' una raccolta poetica in cinque fasi, dove il dubbio, la ricerca e la verifica del reale sono gli elementi portanti della complessa e profonda architettura dei versi. L'autore intraprende infatti un viaggio e un percorso di senso attraverso un suggestivo lavoro compositivo fatto di sperimentazione e dialettica.
La prima sezione del libro, quindi la Prima Matrice, esplora attentamente e con un certo sarcasmo la condizione esistenziale dell'uomo di oggi, volutamente colta nel suo inevitabile e infaticabile rapportarsi alla realtà circostante.
I vissuti del soggetto rivelano la loro funzione principale quella di essere Tentativi di sopravvivere a sé stessi. Salvare la propria e l'altrui esistenza, rimanere tutto sommato in vita, è una condizione fondamentale dell'uomo post-moderno sulla quale Davide Dalmiglio riflette a lungo, la studia e ne approfondisce tutte le conseguenze, cercando di comprenderne i risvolti sociali, per confrontarsi con un'angoscia stilistica e artistica con i molteplici modi umani di accostarsi o risolvere il problema.
La scrittura di Davide Dalmiglio sembra composta da ritmi cardiaci incalzanti, costruiti su un verso battente e su ossimorici, compulsivi e ossessivi, appesantiti da una martellante estenuazione. Il verso è scelto stranamente lungo e questo rimanda al bisogno della parola di cercare uno spazio maggiore sulla pagina (come sull'anima), per meglio spiegare e spiegarsi, quasi a zoomare la lunghezza focale di un'immagine ed allargare il campo visivo. L'andamento ritmico è un discorso timbrico a ciclo continuo, capace di condurre una sorta di resistenza, come un certo tipo di poesia civile che sembra stia scomparendo. La sua sopravvivenza è legata alla sopravvivenza della stessa nostra civiltà.
Una poesia, dunque, che sembra paradossalmente legata all'inconsistenza della parola stessa, perché la parola riflette la datità e la difficoltà di trascendere tutto ciò che abbiamo sotto gli occhi e che viviamo o sopportiamo o subiamo senza possibilità di ribellione o critica. Una parola non libera, in corsa, comunque e sempre di corsa verso un punto di fuga che è poi il vuoto di senso, che denuncia tutta l'ironia, tutto l'amaro sapore della costrizione, in base a una palese legge del contrappasso che si sforza di dare corpo e ragione alla versificazione (alla vita) stessa.
Una specie di neoavanguardia italiana si sforza con successo di rintracciare ciò che resta del bisogno di sistematicità e ordine coerente, soggiacente all'arte della parola, all'ars poetica, passaggio d'obbligo per tentare una ricognizione sui fatti presenti del mondo.
La Seconda Matrice sembra invece sobbarcarsi un compito contrario al filo conduttore, al discorso ideologico della raccolta e la scrittura dunque deve necessariamente cambiare prospettiva.
Non si tratta più di poetare un soggetto disgregato, frammentato, de-identificato (viene in mente l'immagine della figura umana del cubismo di Pablo Picasso) ma un soggetto che è ancora miracolosamente (o si desidererebbe) integro, capace di libertà e volontà, soggetto sì ma non ancora assoggettato a leggi economiche che gli sfuggono di mano, a una tecnologia che lo possiede e che fa di lui un mero strumento, lo oggettivizza, ma un uomo dicevamo ancora fortemente aggrappato (ancora la forza della resistenza), ad una integrità residuale, ad una identità che deve mantenere con assoluta tenacia.
E dunque il rapporto si rovescia se nella Prima Matrice il soggetto rivolgeva il suo sguardo sarcastico e infaticabile, verso la società contemporanea, ora è il mondo in cui vive ed opera che prova ad occuparsi dei tentennamenti continui dell'agire umano. È dunque la catena dei prodotti deboli della società e della vita quotidiana dell'uomo: il lavoro, la politica, la comunicazione di massa, la pubblicità, che risaltano nella poetica intelligente e affilata di Davide Dalmiglio, che si cerca la sperimentazione linguistica, volta alla scomposizione di un senso estetico quasi del tutto pacificato, il quale come in uno specchio deformato, rimanda tutte le contraddizioni, le ambiguità, la falsità che attanagliano l'intera civiltà.
Così nella Terza Matrice prosegue il tentativo di ricomposizione, esistenziale e stilistica, della figura dell'autore nella quotidianità. Ecco allora l'uomo colto nelle sue ossessive pulsioni motorie, l'intreccio disordinato dei tessuti e dei colori, cui si accompagna la voluta altalenanza della metrica e l'esegesi militante del corpo. Il poeta annaspa in una mota, una fangosa accozzaglia di parole e di suoni, alla ricerca febbrile di un equilibrio con il quale condurre intelletto ed esistenza.
E l'equilibrio sembra poi essere raggiunto, come per sfida (o per sfinimento), nella Quarta Matrice, momento conclusivo della raccolta poetica. Qui la scrittura si ricompatta, i versi si allungano di nuovo, riemerge un ordine metrico più tradizionale, meno spericolato, più narrativo e più ragionato, sembra che il ritorno alla tradizione sia per l'uomo e dunque per il poeta, rassicurante, calmante, giustamente punto fermo, una bussola per riorientarsi. Alla fine ci ritroviamo con un soggetto assolutamente non integrato dentro una società decisamente integralista e appiattita nell'omologazione. L'ultima sezione funge da effettivo medicamento che appare l'unico approdo possibile per il linguaggio poetico. Ogni disagio diventa malattia e per ogni malattia esiste la sua cura. L'autore prende allora coscienza di sé, dell'impossibilità di vivere una coscienza autentica e non una frammentazione, in poesia come nella vita di tutti i giorni, e quindi non sono dati strumenti di salvezza, siano essi etici o sociali per affrontare la lotta contro una precarietà già insita nella natura umana stessa.

 


Biografia
Davide Dalmiglio, nato a Roma nel 1976, laureato in Teoria della letteratura presso l'Università La Sapienza, ha frequentato il Laboratorio di scrittura per la narrativa, la sceneggiatura cinematografica e del fumetto, patrocinato dalla Regione Lazio, presso il Laboratorio di giornalismo e tecniche audiovisive; nel 2007 ha frequentato il Corso propedeutico di giornalismo, presso la casa editrice Avverbi, e ha collaborato a lungo col mensile la Città Tuscolana.
Scrittore di poesia e narrativa, ha esordito in poesia con il libro: "Nuvole a Vapore" (Onyx editrice
2010), con prefazione di Mario Lunetta. Il libro è risultato vincitore del Premio Nazionale di Poesia edita "Opera Prima - Città di Penne - Fondazione Piazzolla" per l'anno 2010; vincitore della sezione poesia del Premio Carver 2011, contropremio dell'editoria italiana.


Davide Dalmiglio, MATRICI. POESIE ■
Roma, Robin Edizioni, 2013

Per la rubrica Cibo per la mente - Numero 119 febbraio 2014