RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cibo per la mente

Io vi maledico

«Poco a poco, come le pietre di una collana, tutte queste storie diventavano un rosario: non di una preghiera, però. Di una maledizione. Diventavano tutti i colori della rabbia: la geografia esatta del disamore per chi ti ha promesso e poi negato, per chi ti ha illuso, per chi sa solo chiederti e mai dare».

Il libro Io vi maledico di Concita De Gregorio è un viaggio alle radici della rabbia. Sono le voci di chi non ha più voce, gli sguardi e le parole di un Paese che cambia in peggio. Le storie vere di un'Italia sempre più fragile. «Io vi maledico» è scritto sulla lapide di marmo che un operaio dell'Ilva di Taranto ha voluto deporre in strada, proprio sotto la sua casa, per se stesso. «Io vi maledico» è il grido della figlia di un imprenditore che si è ucciso, strozzato dall'usura bancaria. E' la voce di Emanuela che ha scritto due volte a Marchionne e che sa cosa significa «comportarsi da uomo». E' Milagros che racconta che gli indignados sono orfani delle carte di credito e figli degli sfratti. E c'è Atesia, dove le donne del call center rispondono la notte ai maniaci per non perdere 80 centesimi lordi. Altre storie si intrecciano a queste fino a comporre il ritratto corale di un Paese disorientato e saccheggiato dai "furbi" a danno dei "fessi", in cui la tracotanza degli uni e il dolore degli altri, si trasformano presto in una malattia sociale che contagia "tutti" e che dovrebbe diventare invece vento o impeto di cambiamento. Ma nessuna pulsione rivoluzionaria si è vista finora, manca nel nostro paese l'orizzonte di un rovesciamento delle gerarchie, dei dogmi classisti e dei rapporti di produzione. La furia si ripiega su se stessa, per rivolgersi contro chi l'ha accesa. Unica valvola di sfogo resta il mondo digitale, ma nella sfera virtuale dei social network, si spengono le voci e le forze di chi potrebbe trovare nell'unione con altre persone "reali", la strada per fare "la rivoluzione". Segno che anche la rete, ultimo "sfavillante" giocattolo della tecnocrazia imperante, non è che un altro strumento di assoggettamento nelle mani di chi detiene i mezzi di produzione.

Concita De Gregorio, Io vi maledico,
Einaudi, 2013

Per la rubrica Cibo per la mente - Numero 119 febbraio 2014