RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Idrogeologia

Cavità sotterranee e opere idrauliche antiche nei Colli Albani

La zona dei Colli Albani è particolarmente ricca di opere idrauliche, alcune di particolare importanza e complessità, come gli emissari sotterranei dei laghi Albano e di Nemi, altre meno note quali gli ipogei di Albano, Ariccia e Nemi.
Lo stretto legame tra storia, archeologia, architettura tecnica ed ingegneria idraulica che caratterizza questi luoghi, tale da rappresentare una particolarità nel territorio italiano, non è sfuggita all' attenzione e al desiderio di conoscenza di archeologi, speleologi ed ingegneri idraulici.
Uno tra tutti, sicuramente il più noto, l' Ing. Guido Uccelli, con l' allestimento di un padiglione nel Museo della Scienza e della Tecnica a Milano ha realizzato l' opportunità di rendere visibili al pubblico le opere tecnologiche utilizzate per lo svuotamento del lago di Nemi, il lavoro di altri, invece, è raccolto negli archivi storici di diversi comuni dell' area Tuscolana. Solo negli ultimi anni, sollecitati da una grave carenza idrica nella zona, diversi geologi hanno studiato a fondo il territorio e hanno aggiunto il loro contributo alle diverse discipline operanti nel territorio.
Sheldon Judson e Anne Kahane hanno evidenziato, invece, in una pubblicazione della British School (1963), la presenza nella parte meridionale dei Colli Albani di oltre 45 km di cunicoli, risalenti all'epoca romana e preromana, in parte inesplorati. Tali opere sotterranee si trovano a monte dei due grandi emissari dei laghi Albano e di Nemi, la vasta opera di bonifica e di drenaggio realizzata da questi cunicoli ipogei richiama da vicino il sistema di condotti sotterranei predisposta dagli Etruschi nella zona di Veio.
Molte opere sono state modificate ed ampliate nel corso degli anni, ma tutti gli interventi realizzati nei secoli riproponevano il principio guida di trattenere le acque a quote superiori, dove l' evaporazione è inferiore, e di restituirle nei bacini posti a quote inferiori con la finalità di irrigare i campi e di fornire acqua potabile agli abitanti ubicati a quote inferiori. Di recente, nel breve intervallo di tempo compreso tra il 1980 e il 1985, tale equilibrio idraulico si è rotto, ne sono testimonianza le pubblicazioni di diversi geologi che hanno studiato l' area dei Colli Albani.
In questa breve nota gli autori vogliono mettere in evidenza il complesso di opere idrauliche del bacino del lago di Nemi. Il primo sistema, riportato in figura 1, è localizzato al di sopra della cosiddetta"Valle del Lago", lungo la direttrice della via Roma, che unisce l' abitato di Nemi con la sorgente detta di "Fontan Tempesta", in una fascia compresa tra i 500 ed i 600 metri di quota, corrispondente al quadrante nord-est del lago. Le acque della sorgente Fontan Tempesta, individuata con il numero 6, e le acque provenienti dagli altri cunicoli drenanti vengono ancora oggi convogliate e distribuite nel Comune di Genzano, in particolare il sistema tecnologico di drenaggio è riportato in figura 2.
Recentemente gli autori hanno avuto modo di leggere un lavoro a firma P. Bersani e C. Germani "Opere idrauliche antiche nel comprensorio dei padri Verbiti a Nemi (Roma)" pubblicato sulla rivista Opera Ipogea (n. 1/2, 2011), nel quale sono descritti gli ipogei sotterranei situati nell' area di Verbiti a Nemi. I quattro ipogei risultano fortemente correlati tra loro, vedi figura 3, ed è possibile ipotizzare la loro appartenenza ad un' unica struttura acquedottistica sotterranea che dalla falda idrica dell' area meridionale del Vivaro, alle pendici di monte Alto, portava acqua potabile ad un insediamento nella zona dell' attuale Villa delle Querce. In figura 4 si riporta un particolare del sistema di drenaggio. I cunicoli sotterranei della zona di Nemi, le cui prime opere sono databili attorno al quinto secolo avanti Cristo, trovano il loro "alter ego" con analoghe opere ipogee presenti nella zona di Malaffitto nei pressi del lago Albano (C. Galeazzi, S. Galeazzi, C. Germani, A. De Paolis, A. Scifo, M. Leoni, "Opere idrauliche in Ariccia ed Albano L., Opera Ipogea N.2, 1999, pagine 37-54)
Si citano inoltre i preziosi rilievi e studi di V. Castellani, V. Caloi, T. Dobosz, C. Galeazzi, S. Galeazzi. C. Germani ed altri pubblicati su Opera Ipogea N.2/3 del 2003
Ci si pone a questo punto una domanda, conosciamo tutti i problemi di approvvigionamento idrico nel comprensorio dei Castelli Romani, una moderna azienda quale Acea incontra difficoltà nel fornire acqua potabile agli abitanti, pozzi sempre più profondi portano in superficie acque di scarsa qualità contenenti arsenico, fluoruri e vanadio, perché non recuperare il sistema dei cunicoli sotterranei che drenano acque superficiali di buona qualità?
Il sistema di difesa del suolo che ha resistito per secoli, oggi, dopo l'abbandono dell'agricoltura, il consumo dei territori e dei paesaggi registra gravissimi problemi di tenuta esponendo le comunità a rischi elevati e crescenti. Una parte importante di quel sistema erano appunto i drenaggi delle acque, la raccolta e la canalizzazione nei fossi. Questi accorgimenti hanno garantito un buon controllo sul piano idrogeologico. Ma necessita fare di più per non tradire lo sforzo dei Padri e mettere in sicurezza la terra per le generazioni che verranno.
Andrebbero inoltre approfonditi gli studi per ricostruire la fitta rete degli acquedotti sotterranei del bacino del lago di Nemi scoprendo per alcuni di essi la destinazione e l'uso a servizio forse di insediamenti e di impianti archeologici ancora sepolti entro il mistero dei boschi.


 

  • Figura 1 - Localizzazione (Rilievi GPS: Loret, Medici, Testana) dei cunicoli drenanti al di sopra della "Valle del Lago" (Nemi)
  • Figura 2 - Particolare tecnologico del sistema drenante e canaline di raccolta dell'acqua.
  • Fig. 3 - Localizzazione dei cunicoli drenanti nella zona dei padri Verbiti (Nemi), ( P.Bersani, C. Germani Opera Ipogea n. ½, 2011)
  • Fig. 4 - Particolare tecnologico del sistema drenante (foto di C. Germani)


Per la rubrica Idrogeologia - Numero 119 febbraio 2014
Carlo Testana |
Per la rubrica Idrogeologia - Numero 119 febbraio 2014