RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Pepite

Musica Castelli!

Intervista a Maurizio D’Alessandro

La musica ormai caratterizza tutti i comuni dei Castelli Romani. È il sottofondo che accompagna la bellezza dei loro paesaggi e la vivacità dei centri storici. L'offerta culturale è oggi ricca e ampia, prevede concerti e manifestazioni per cittadini capaci di recepire i messaggi universali di questa arte. Abbiamo chiesto a Maurizio D'Alessandro, cittadino e musicista di Albano Laziale, di parlarci di musica, della sua attività, del suo amore per Franz Listz.

 

Maestro D'Alessandro, nel suo ultimo libro "Nel cosmo di Franz Liszt", Lei definisce Liszt "un musicista dell'avvenire". Che significato ha questo appellativo?
A onor del vero la definizione non è mia, ma dello stesso Liszt. È un concetto che espresso nel 1874, quindi negli anni della piena maturità, compendia il pensiero di un uomo e di un musicista in cui arte e vita non smisero mai di guardare verso un orizzonte totalizzante. A dire che la musica non era pensata come lusinga per i sensi, ma doveva essere un tutt'uno con la vita stessa. Del resto il compositore, il virtuoso, il direttore d'orchestra, ma anche il pensatore, insomma il multiforme Liszt, fa convergere la sua poliedricità verso "un continuo progresso" che egli con coerenza ed audacia applicò lungo l'arco della sua vita e che riportò con notevole chiarezza nei suoi scritti sulla musica. I suoni per Liszt dovevano essere la traduzione non solo dei sentimenti dell'uomo e dei moti dell'animo, ma anche del suo enigmatico destino. Così che tutto ciò che di esterno è per l'uomo - dalla sfera religiosa, alla sfera visiva, dalla poeticità delle cose al linguaggio dei sentimenti - ebbene tutto ciò e quanto altro possa concorrere e incidere sulla vita interiore, avrebbe incontrato nel medium della musica la sua più eclatante trasfigurazione. C'è inoltre un altro significato in questo"avvenire": la visione, che richiama gli antichi filosofi greci. Per Liszt lo scandagliare nuove espressività significava anche inventare o reinventare forme sonore (si pensi soltanto alla scossa impressa alla forma - sonata con la sua ciclica sonata in si minore; al poema sinfonico o alle sue parafrasi per pianoforte) così che la musica potesse adempiere a compiti educativi; qui però non nell'accezione prettamente didattica, ma in direzione dell'ascoltatore, del pubblico e quindi di una sua formazione ricettiva cosciente e non esclusivamente edonistica. Ecco possiamo dire che Liszt riuscì a creare un pubblico ammaliandolo tanto con il suo virtuosismo trascendentale che provocandolo con le sue composizioni della maturità che superano il concetto stesso di tonalità. Una scrittura musicale asciutta preconizzante, con qualche decennio di anticipo, la dodecafonia e atonalità del primo novecento. Rimane poi pur sempre pregnante l'affermazione che la sua musica era e doveva essere come il suo "giavellotto lanciato negli spazi indefiniti dell'avvenire". Una bella immagine, e direi di forte impatto, vieppiù se si pensa che fu la sua risposta a critici, a musicisti e a quella genìa di persone retrive e ostili ai cambiamenti e alle idee geniali quanto rivoluzionarie del compositore Liszt. Così il libro cui lei fa riferimento, che mi preme dirlo ho curato insieme a Claudia Colombati, e che raccoglie i numerosi saggi emersi dai convegni internazionali di studi svoltisi in questi anni in seno al Festival Liszt di Albano, ebbene quel libro affronta tematiche che sottendono proprio la cifra estetica di Liszt "musicista dell'avvenire". In ultimo c'è da dire che la Liszt reinassance di questi ultimi anni sta consentendo la conoscenza dell'ingente corpus compositivo di Liszt: un "avvenire" altro, insomma, che si sta concretizzando nel presente proprio attraverso l'esecuzione.

Quali sono gli altri lavori ai quali si sta dedicando in questo momento?
Sono diversi. Se si riferisce a Liszt, ho da poco tempo seguito e curato l'incisione della Missa solemnis o Messa di Gran nella cosidetta versione vaticana del 1859. Una versione che curata dal pianista ungherese Jozseph Acs con il quale ho collaborato, è stata eseguita in prima italiana nella Chiesa Cattedrale di Albano nel novembre 2010 da un imponente organico corale (cinque cori tra tedeschi e ungheresi per un totale di 270 coristi) oltre a violoncelli, contrabbasso e organo. Nel prossimo Festival Liszt di Albano verrà presentato il cd in prima incisione italiana. L'impegno a mantenere alto il livello del festival Liszt, attraverso gli interpreti e i programmi, rimane poi una costante prerogativa. Sempre su Liszt ho iniziato a scrivere un libro sui suoi anni romani con un capitolo dedicato proprio al rapporto che ebbe con Albano nel corso dell'ottocento. A tale proposito ho previsto anche la realizzazione di un dvd. A settembre presenterò presso l'autorevole Istituto e Fondazione Liszt di Bologna il libro Nel cosmo di Franz Liszt. L'invito a Bologna si colloca nella giornata dedicata alla Festa Europea del Patrimonio sotto l'egida della Soprintendenza ai Beni archivistici dell'Emilia- Romagna. Entro il 2013 verrà pubblicato il mio ultimo libro: un lungo lavoro di ricerca sulla storia della banda musicale di Albano nel contesto delle bande dei Castelli romani dallo stato pontificio a oggi. Per quanto concerne i miei progetti musicali ho da pochi giorni registrato in prima italiana la sonata per clarinetto e pianoforte di Gustav Jenner, unico allievo di J. Brahms. Sto lavorando da tempo su un progetto musicale dal titolo America in bianco e nero e proprio su questo durante l'estate registrerò un cd su compositori del novecento americano (Gershwin, Copland, Shaw, Bernstein, Goodman) e a seguire inciderò un cd sulle sonate per clarinetto e pianoforte di Brahms. Naturalmente poi concerti in Italia e all'estero.

I suoi libri sulla storia della musica fanno trasparire un lungo studio e assidue ricerche negli archivi e nelle biblioteche; quale significato hanno per lei questi luoghi che conservano e trasmettono la memoria, la storia e la cultura?
È da molto tempo che mi dedico al lavoro di ricerca e valorizzazione, spesso di riscoperta di musica e musicisti del passato. Va da sé che i luoghi che conservano la memoria, archivi e biblioteche, costituiscono un ambito in cui la duplicità del tempo, della ricerca e del ripercorrere a ritroso un cammino, affascinano lo studioso che è quasi sempre al lavoro per sciogliere come un investigatore un mistero. Questi luoghi, inoltre, nel loro progressivo fiorire sono il frutto di un lavoro di persone che hanno contrastato difficoltà di varia natura mosse dalla consapevolezza dell'importanza di preservare i mezzi della conoscenza: libri, documenti etc. Quindi nessun dubbio sulla necessità di rendere sempre più facilmente fruibili le biblioteche e gli archivi. È doveroso però dire che seppure in questi ultimi anni tali luoghi sono stati portati maggiormente alla conoscenza e alla fruibilità delle persone, nondimeno bisogna dire che l'ingente patrimonio librario e archivistico soffre la forte riduzione di responsabili scientifici, di personale specializzato. Per non parlare poi dei lunghi tempi di attesa per le operazioni di restauro e/o catalogazione cui soggiacciono i beni archivistici. Giustamente lei richiama anche la parola cultura, della quale ben conosciamo l'uso strumentale che se ne fa soprattutto nei proclami politici o di facile propaganda. Purtroppo credo che nel nostro Paese ancora si è lontani dalla consapevolezza della sua forza dinamica e molto di quello che si fa è lasciato alla passione delle pur pronunciate sensibilità umane che seguitano nonostante tutto ad operare. Qui si aprirebbe una lunghissima parentesi proprio sul significato che è stato dato in Italia alla parola cultura, ma il discorso sarebbe veramente lungo.

Cosa significa essere partito da Albano Laziale ed avere poi avuto così tanto successo e tanti riconoscimenti? quali sono le doti che fanno la differenza di un artista, un musicista o compositore?
Ho mosso i primi passi musicali a dieci anni frequentando la banda comunale di Albano; lì mi hanno insegnato i primi rudimenti di musica e con essi il mio strumento. Nel mio caso, tolta la famiglia, l'ambiente non è stato determinante per avere la spinta a continuare gli studi in Conservatorio. Diciamo pure che la mia necessità di incontrare quello che chiamiamo il "Maestro" non ha avuto un riscontro nella realtà. È stata la mia forza di volontà a determinare il tracciato artistico successivo che è stato poi sì ricco di esperienze e di soddisfazioni. Quanto alle doti dell'artista ovvero di un musicista o compositore, se queste doti ci sono veramente, sarà il carattere, l'identità a porle in risalto non senza quella tenacia che è il fil rouge che forse li accomuna. Certo il compositore diciamo che soffre di più perché la sua opera creativa si attua e vive attraverso l'opera di altri, i musicisti appunto, e possibilmente non solo una volta. Rimane poi pur sempre per i compositori intellettualmente onesti la prerogativa e l'idealità dell'arte per l'arte senza dovere soggiacere ad altro quando magari sono costretti a declinare la propria creatività per istanze meramente economiche.

Cosa consiglia ai giovani che volessero fare della musica il loro mestiere e la loro ragione di vita?
Quando si parla di giovani l'incoraggiamento deve essere un imperativo, ed è chiaro che vale a prescindere dall'ambito o dal tipo di mestiere. Ciò nonostante chi decide di fare dell'arte e nello specifico della musica una professione dovrà mettere subito in conto oggi più che mai delle oggettive difficoltà legate a possibilità occupazionali molto ridotte. Bisogna chiarire a se stessi in che misura la musica sia una ragione della propria vita e se le ineffabili motivazioni interiori unite ad un carattere forte e "vincente" insieme al talento possano bastare a contrastare sacrifici, ore di studio, viaggi, audizioni, concorsi, delusioni... In sostanza se si chiarisce a se stessi che quello che si prova, si sperimenta mentre si fa musica non è la scintilla di un momento ma è il frutto di un innamoramento presto sconfinante nell'amore per la musica, allora la bussola segna la direzione giusta.

Lei, maestro, è anche un brillante animatore culturale. Le sue performance personali ai Castelli Romani ma anche tutte le manifestazioni musicali da Lei organizzate, sono seguitissime. Secondo Lei, quello castellano, è un pubblico già preparato o si è venuto formando attraverso l'offerta culturale?
La mia personale esperienza mi porta a constatare ormai senza dubbi che sul territorio dei castelli romani è stata l'offerta culturale degli ultimi dieci, quindici anni a creare e formare un pubblico. Quando cominciai a organizzare concerti nel 1986 il pubblico era numericamente esiguo e notevolmente distratto. A distanza di tanti anni posso affermare con sicurezza che l'offerta costante e ragionata, ovvero rientrante in una progettualità artistica continua e chiara ha reso più edotto il pubblico rendendogli progressivamente accessibile una musica non di consumo ovvero legata al solo intrattenimento o di evasione. Spesso le modalità di presentazione dei programmi musicali non di rado tematici si è avvalsa di un linguaggio immediato e poco tecnico. Così la risposta ricettiva o se si vuole l'avvicinamento alla musica da camera, alla musica sinfonica, al recital operistico, al jazz, alla stessa musica sacra è stata via via più consapevole; si è evidentemente infranta una diffidenza storica verso la musica che impropriamente si definisce "colta".

Lei, maestro, ha lavorato anche molto all'estero, c'è un'attenzione diversa alla musica tra l'Italia e gli altri paesi del mondo?
Beh è indubbio che le ragioni culturali sulle quali si innerva una società determinano un modo di vivere in cui l'arte può essere parte integrante, simbiotica dell'espressione da parte dell'individuo e di una comunità. Se pensiamo al peso che ha avuto la musica nell'Europa dell'est; se pensiamo alla formazione musicale nei paesi anglosassoni o in Francia; all'attenzione di paesi come il Giappone o la Corea del sud. Se pensiamo soltanto a quel fenomeno artistico e sociale mosso dalla musica con la nascita delle migliaia di orchestre giovanili in Venezuela, attraverso il coraggioso sistema formativo di Abreu che utilizza la musica per un riscatto dei giovanissimi da una condizione di povertà e a rischio di delinquenza. Se pensiamo alla società americana dove in ogni scuola e università c'è almeno un'orchestra e un coro... Il range è veramente ampio. Anni fa tenni dei concerti ad Astana in Kazakstan: una nazione ai confini con la Siberia! Fuori l'auditorium con una temperatura di meno 17 gradi la gente era in fila ordinata e in attesa per entrare ed assistere al concerto; la maggior parte di quelle persone erano giovani! Il silenzio impressionante e la concentrazione da parte del pubblico tedesco o ungherese durante un concerto dicono più di mille parole. Da anni denunciamo in Italia la mancanza di una formazione musicale che parta dalle scuole dell'infanzia per arrivare alle scuole superiori. Pletore di studiosi, di pedagogisti ne gridano l'importanza ma, a parte qualche buona intenzione, il tutto rimane lettera morta. È veramente scandaloso che la potenza di questo linguaggio sia riservata ai soli tre anni di scuola media! La verità è che per qualcuno la scuola, la cultura costituiscono delle spese e non degli investimenti. Se non si ribalta questo ordine non si può pensare di andare lontano.

Ci sono progetti che vorrebbe vedere realizzati per la musica nei Castelli Romani? Si sta lavorando a qualche progetto particolare rivolto alla conoscenza e alla diffusione della musica nel nostro territorio?
Mi piacerebbe che si potesse realizzare un auditorium degno di questo nome. I Castelli romani mancano assolutamente di spazi idonei per fare musica, così come per fare teatro.
Quelli che ci sono, tolta qualche sala consiliare, non sono idonei. Le stesse chiese sono meno disponibili ad ospitare concerti in ragione anche della limitazione del repertorio e dei generi musicali. Sarebbe bello fare nascere almeno un liceo musicale in quest'area. Sono molti i giovani che praticano la musica e molti che hanno particolari attitudini. Sarebbe auspicabile cominciare a lavorare su un progetto come la fondazione di una orchestra. Contemporaneamente bisognerebbe prevedere una civica scuola di formazione musicale ovvero corsi di storia della musica e di ascolto guidato e ragionato aperti a tutti coinvolgendo anche la generazione senior! Idealmente sarebbe bello condividere delle progettualità con qualche Comune dei Castelli; in questo senso qualcosa è avvenuto ad esempio con il Festival Internazionale Corale di Canto popolare e folclorico "I Castelli Incantati" che in questi anni ha messo insieme i Comuni di Ariccia, Genzano, Castel Gandolfo, Frascati, Grottaferrata. Bene ha fatto recentemente il Comune di Albano a istituzionalizzare il Festival Franz Liszt divenuto ormai un festival longevo (27 anni) e di eccellenza in Italia, apprezzato e conosciuto anche all'estero. Ma quanti anni ci sono voluti?

 


BIOGRAFIA
Maurizio D'Alessandro
, tra i più affermati clarinettisti italiani, si è diplomato presso il Conservatorio di S. Cecilia, in Roma perfezionandosi con K. Leister, P.Schimdl, H.Slalder. Laureato presso l'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" con una tesi in Estetica e Filosofia della musica. Alterna l'attività artistica in Italia e all'estero (Austria, Francia, Belgio, Germania, Ungheria, Portogallo, Spagna, Canada, Argentina, Emirati Arabi e in Asia) con quella scientifico-didattica e con la partecipazione come concertista e relatore a conferenze e congressi internazionali presso enti musicali e università internazionali. È autore di varie pubblicazioni storico-musicologiche e ha inciso cd. Dal 1986 e direttore artistico e fondatore del Festival Franz Liszt di Albano.

 


FRANZ LISZT FESTIVAL
È uno dei Festival dedicati a Franz Liszt tra i più longevi e prestigiosi in Italia, nato per mettere in risalto il rapporto che Liszt ebbe con Albano Laziale durante i suoi anni romani. Il Festival ha come obiettivo di promuovere, diffondere, incentivare la musica di Liszt e di quei compositori del periodo romantico che hanno gravitato e interagito con il grande compositore e pianista ungherese.
Dal 1986 a oggi musicisti di fama internazionale hanno onorato con la loro presenza i concerti. Fra i nomi più illustri ricordiamo Roberto Cappello, Bruno Canino, Antonio Ballista, Csaba Kyraly. Il Festival si avvale della partnership dell'Accademia d'Ungheria in Roma, della Franz Liszt Geselschaft Eschweiler, del Museo Liszt di Budapest e dell'Istituto Liszt di Bologna. Di recente il Festival è entrato in Europa: è stato infatti inserito nell'anno culturale Italia-Ungheria 2013. Il dott. Antal Molnar, direttore dell'Accademia d'Ungheria in Roma, a nome dell'ambasciata ungherese, ha dichiarato la volontà di dare continuità e rafforzamento per la collaborazione al festival. Il Festival è stato inserito come eccellenza nel circuito delle attività culturali promosse dal ministero degli esteri ungherese.

 


NEL COSMO DI FRANZ LISZT
a cura di Claudia Colombati e Maurizio D'Alessandro.
Roma Aracne, 2012

Dalla collaborazione tra l'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" e le "Settimane musicali lisztiane" di Albano Laziale è nato, come realizzazione di un reciproco desiderio, il libro Nel cosmo di Franz Liszt. Raccolta di scritti in onore di un musicista dell'avvenire. Il libro offre a quanti vogliano leggerlo la possibilità di studiare la musica e il pensiero di un compositore che ha rappresentato, e simbolizza ancora oggi, genialità creativa e interpretativa e generosa tensione verso l'ideale della musica umanitaria. Si tratta di uno studio sulla complessa personalità lisztiana vista nella sua centralità nell'Europa dell'Ottocento e nei suoi stessi differenti periodi politico-culturali. Rilievo viene dato al quadro culturale che accolse Liszt oltre le Alpi, l'umanesimo che caratterizza la sua visione intellettuale con le problematiche connesse ai nuovi orientamenti della musica sinfonica e religiosa, con le tematiche compositive e filosofico-letterarie nella prospettiva dell'insieme di artisti che fecero parte del suo cosmo.

Per la rubrica Pepite - Numero 116 giugno 2013