RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Archeologia

Alba Longa sorgeva realmente sul cratere del Lago Albano?

Nasce una nuova ipotesi di ubicazione, che apre accesi dibattiti La madre di Roma sulla dorsale dell’Artemisio?

I Castelli Romani sono in fermento perché una nuova e impensabile ipotesi sembra togliere al lago Albano l'ubicazione di Alba Longa. Come mai? Se affrontiamo questo argomento suggestivo e suffragato da documenti talvolta inoppugnabili (sebbene si resti sempre nel campo delle ipotesi), è perché una serie di giornali ha dato la notizia con grande rilievo. E non potrebbe essere diversa l'attenzione della stampa, trattandosi della città madre di Roma. Infatti, quando nel 1968 lo storico Alessandro Mastrigli scoprì, nella parete di peperino all'interno del convento di Palazzola alcune sculture rupestri risalenti forse al tempo di Alba, anche la tv nazionale fece un servizio sul presunto ritrovamento che Mastrigli e Pelami credevano appartenesse alla necropoli dell'antica città. Comunque, quell'intuizione semmai rafforzava una delle ipotesi che sistemavano Alba Longa intorno al nostro lago. La scoperta fatta dallo studioso Riccardo Bellucci, invece, sposta di luogo Alba, mettendola addirittura sulla dorsale del monte Artemisio. E' sempre inerente alla denominazione di Monti Albani, ma la posizione toglierebbe il privilegio topografico sia ad Albano che a Castel Gandolfo (priva di acque sorgive), e forse anche a Palazzola, Rocca di Papa e Prato Fabio.

Procediamo con ordine. Prima di tutto dobbiamo portare in ballo un lago. Chiedo a Riccardo Bellucci, il quale sta per pubblicare un interessante libro, documentatissimo, sulla sua scoperta, come può ubicarsi Alba Longa in quel del Vivaro, mancando uno specchio lacustre.
Bellucci: I pratoni, che oggi sono una valle verde, con cavalli da corsa e puledri, mucche al pascolo, fino al 1929 era occupato dalle acque del Pantano della Doganella...

Onorati: Perché pantano e non lago?
Bellucci:- Perché, purtroppo, era quello che rimaneva di uno specchio lacustre molto più ampio ed esteso. Negli anni '33 fu completamente prosciugato per farvi poi la strada che congiunge via dei Laghi con la via Latina (cioè la odierna via del Vivaro, il Consorzio della Doganella, dove vi sono 12 pozzi che attualmente estraggono acqua per i vari comuni limitrofi).

Onorati: Ci sono documenti in proposito?
Bellucci: - Certamente. Grazie al ricercatore Mario Vinci, che mi fece dono di una documentazione fotografica strabiliante, posso dimostrare che il lago esisteva da tempi immemorabili, ed era molto esteso. In antico veniva chiamato Lago dell'Algido, e Lago Regillo.

Onorati: Da qui, dunque, la partenza. E poi?
Bellucci: Per sommi capi, comincio da una cosa imprescindibile alla creazione di una città: la strada. Cioè la via Latina, più antica dell'Appia, che percorre la Valle Albana (cioè la zona che passa sotto il Tuscolo arrivando fino al Vivaro). Dalla via Latina c'è un diverticolo, sempre basolato, che giunge ai piedi dell'Artemisio per poi perdersi...

Onorati: Ma Alba Longa viene prima della strada Latina...
Bellucci: Certamente, perché prima della via basolata, c'era l'antico tratturo che metteva in comunicazione l'Etruria con il Lazio e il sud dell'Italia. Ma c'è qualcosa di più concreto, e cioè: lo storico Strabone, nel suo libro "Geografia", parlando del Lazio e della fondazione di Alba, a un certo punto dice una cosa fondamentale e scrive: "Ascanio fondò Alba sul monte Albano che dista da Roma quanto Ardea". Prima di riferire le mie misurazioni basate sul testo di Strabone, devo spiegare che tutto il vulcano laziale veniva appellato "Monti Albani", e non solo il monte Cavo. Ho misurato le distanze tra Roma e Ardea in tutti i modi (col righello su carta top'ografica, con il percorso in automobile, con google-heart etc). Risulta in modo chiaro che percorrendo la distanza suddetta, usando però la via Appia, si supera abbondantemente l'abitato di Ariccia dove sicuramente non poteva esserci Alba. Invece, la stessa distanza porta, percorrendo il tracciato della via Latina, sull'Artemisio in modo preciso, tecnicamente aderente alle parole di Strabone. Questo non può essere un caso. Inoltre, la celebre tracimazione descritta da Dionigi di Alicarnasso e Plutarco, del lago che versa le sue acque nella pianura sottostante, non può appartenere al lago Albano che avrebbe superato il troppo alto costone dei Villini di Castel Gandolfo, ma si tratta invece delle tracimazioni avvenute dal lago del Vivaro verso Carchitti (una delle tante), di cui restano tracce evidenti nei canaloni di Lariano, Carchitti stesso, Lanuvio, Speculum Dianae, dove sono evidenti i segni lasciati da detti surplus acquei del grande lago ora prosciugato. La più importante di queste antiche tracimazioni è quella che passa ai piedi del Tuscolo ed arriva fino a Ciampino. Lariano ha ancora dei canaloni o fossi chiamati valloni che ci riportano alla descrizione di Dionigi quando parla degli "aulon", che significa appunto vallone o fosso.

Onorati: Ma ci sono vestigia probanti, se non concrete?
Bellucci: Ce n'è una in particolare: siccome dove esiste la città dei vivi c'è pure quella dei morti, sul Maschio del Lariano, negli anni Novanta, censimmo un centinaio di tombe a camera, cosa che passò inosservata perché tutti credettero che fosse un villaggio medievale, mentre -come oggi si riconosce da molti studiosi- il villaggio medievale trasformò questa antica necropoli costruendovi sopra, cioè è stato tolto il soffitto delle tombe, vi è stato messo un tavolato, sopra al quale hanno costruito una casupola, destinandola a dormitorio degli uomini, mentre l'avello , cioè la parte bassa, era destinata agli animali. Altrove non esiste una tale necropoli. Uno specialista da noi interpellato, archeologo, studioso proprio di queste costruzioni, ha confermato che almeno 4 di esse testimoniano la realtà d'una città dei morti.

Onorati: Aspettiamo il libro, dunque, ma la questione ormai irreversibilmente aperta.

Per la rubrica Archeologia - Numero 116 giugno 2013