RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Editoriale

La cultura è di per sé una risorsa

Il 24 dicembre e il 12 gennaio RAI TRE ha mandato in onda il bel servizio di Lazzaro Pappagallo sulle biblioteche dei Castelli romani. È una pubblicità cui non siamo abituati e che ci dà molta soddisfazione. La mia presidenza conta pochi mesi, ma sono bastati a farmi capire "in medias res" quanto sia stato e sia tutt'ora faticoso per le biblioteche, che non esito a definire servizi essenziali e strategici per la crescita anche economica del nostro territorio, esistere e svilupparsi. "C'era una volta la biblioteca..." recita l'incipit di Lazzaro Pappagallo per sottolineare una narrazione che vuole dire fin dall'inizio che le biblioteche oggi sono tutt'altro. Perché le biblioteche come ho tentano di spiegare anche nell'intervista che ho rilasciato a Rai Tre, vivono in silenzio la loro rivoluzione e il loro riposizionamento dentro la società della conoscenza, ma lavorano nel profondo (sarà per questo che non conquistano attenzione?) Le ammmistrazioni comunali, soci del Consorzio SBCR, che pure hanno il merito di essere state le protagonisti della nascita e dello sviluppo di questa rete di servizi, sembrano oggi troppo distratte dalla contingenza della crisi per porre attenzione e cura a realtà la cui valenza guarda e dà i suoi frutti soprattutto nel futuro. La tentazione di tagliare, di mettere davanti alla cultura fattori dichiarati "prioritari", è una convinzione ancora fortemente radicata, nonostante anni di convegni (vogliamo ricordare in ordine di tempo l'ultimo intervento del Presidente Napolitano agli Stati Generali della Cultura?), dibattiti, esperienze concrete e buone pratiche, stanno a ricordarci come la cultura è di per sé una risorsa che aspetta solo di essere messa a frutto. Non solo, l'accesso alla conoscenza, di cui le biblioteche sono tra i mediatori primari, che sta tra i diritti essenziali da garantire ai cittadini, assume oggi una valenza superiore e indiscutibile dentro un mondo globale dove la competizione premia chi sa, chi innova, chi sperimenta.

Questa è la cifra del passaggio cruciale che stiamo attraversando come Consorzio per il Sistema Bibliotecario. Siamo cresciuti: nei numeri, nella quantità e qualità dei servizi, siamo i primi nel Lazio a permettere ai cittadini l'accesso anche a risorse digitali, siamo facilitatori per tutti coloro che oggi hanno bisogno di una seconda o meglio terza alfabetizzazione (la seconda era quella informatica oggi siamo a quella digitale), offriamo spazi di studio, relazione e incontro a un numero altissimo di giovani alla ricerca di "luoghi" dentro città mal curate e spesso respingenti, ci sforziamo di attrarre risorse non solo pubbliche per sostenere i nostri servizi, perché crediamo che coinvolgere direttamente gli utenti nella vita e nello sviluppo di ciò che è a loro destinato sia non solo necessario, ma cosa buona e ricca di valenze civiche. Siamo diventati caso di studio al Gioca di Bologna come nelle università romane, su di noi si fanno tesi di laurea e gli studenti che ambiscono a svolgere stages di fine corso presso di noi sono sempre più numerosi, la nostra politica verso "nuovi pubblici" comincia a dare i suoi frutti, se ci sono, come ci sono, aziende che investono e scommettono sul ruolo che la biblioteca (leggi conoscenza) può svolgere dentro la loro organizzazione, che puntano sulla crescita professionale e culturale delle risorse umane per essere maggiormente competitive, siamo diventati punto di riferimento per gran parte della società civile che opera ai Castelli, i nostri prodotti editoriali - Vivavoce, Castellinforma, Quaderni di Vivavoce, Vivavoce Touch - si sforzano di "narrare" il territorio, narrare direi quasi in senso epistemologico, perché è un narrare che innesca processi di elaborazione e conoscenza. Ebbene nonostante ciò, c'è chi ancora può pensare che i servizi culturali siano un optional, c'è chi ancora non sa o fa finta di non sapere che anche realtà ricche e radicate come le nostre biblioteche se non "curate" possono morire.

Proseguiamo quindi a lanciare il nostro appello per essere sempre più visibili e conosciuti e per questo dal Festival delle Biblioteche di ottobre ad oggi lo slogan Niente Cultura Niente Sviluppo seguitiamo a declinarlo in tutte le forme possibili. Questo numero di Vivavoce ne vuole dare conto, con una serie di articoli dedicati, tra tutte le nostre attività, ai progetti della rete di biblioteche che in questa fase riteniamo più significativi e pregnanti per le biblioteche del futuro.

Per la rubrica Editoriale - Numero 114 febbraio 2013