RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Scuola

La Costituzione a scuola

Intervista a Gennaro Lopez

Nel corso del 2012 si è svolta presso alcune scuole dei Castelli romani un' iniziativa legata alla nostra carta costituzionale. Il Consorzio SBCR da sempre interessato a tale fondamentale tema, sul quale fu tra i protagonisti del progetto lo Scaffale della Costituzione, realizzato in collaborazione con la Provincia di Roma e il CSR ha inviato Vivavoce ad intervistare uno dei protagonisti della recente iniziativa, l'onorevole Gennaro Lopez coautore, insieme ad Aldo Santori, del libro "La Costituzione a scuola", un' inchiesta sulla conoscenza della Costituzione italiana, tra gli studenti delle scuole medie superiori

 

Perché portare la Costituzione a scuola?
Nelle scuole di ogni ordine e grado l'insegnamento di "Cittadinanza e Costituzione" è previsto dall'ordinamento vigente, ma così come fu a suo tempo per l'Educazione civica, in assenza di un monte-ore predefinito e, soprattutto, di una autonoma valutazione, questo insegnamento è destinato a rimanere quasi sempre sulla carta, a non essere di fatto erogato. La scuola ha tra i suoi compiti primari ed essenziali quello della formazione del cittadino e non vedo come una seria formazione del cittadino possa prescindere da una adeguata conoscenza delle norme, dei principi e dei valori che caratterizzano la Carta costituzionale.

Dall'inchiesta di "Proteo Fare Sapere", quale rapporto emerge tra i giovani e la loro Costituzione?
Emerge, purtroppo, una scarsa conoscenza della Costituzione e del contesto storico entro il quale la Costituzione della Repubblica ha preso vita; tuttavia, l'indagine ha anche messo in evidenza una diffusa e convinta adesione dei giovani ai principi e ai valori che sono alla base delle norme costituzionali: dunque la scuola avrebbe un terreno fertile sul quale lavorare.

I giovani, ma anche tutta la società civile in generale, è consapevole dei valori, dei principi e dell'etica che stanno alla base della nostra Costituzione, sono capaci di difenderla?
Non va dimenticato che solo qualche anno fa un referendum confermativo ha visto sonoramente bocciate alcune modifiche al testo della Costituzione, approvate a maggioranza semplice dal Parlamento, modifiche che appunto contraddicevano principi e valori che avevano ispirato a suo tempo l'Assemblea Costituente. Dunque non solo i giovani, come ho già sottolineato, ma più in generale i cittadini italiani hanno dimostrato di voler difendere e non certo stravolgere la Costituzione del 1948.

Nel libro la Costituzione italiana è definita come una "profezia democratica". Ci può spiegare cosa significa?
Quella definizione sta a significare che la Costituzione non è un semplice e freddo elenco di norme giuridiche. La Costituzione ha un'anima e indica un percorso che il popolo italiano è chiamato a compiere: l'orizzonte di quel cammino, di quel percorso mostra i colori della democrazia e della libertà, mete mai raggiunte e conquistate una volta per tutte, ma continuamente in divenire. In questo sta, appunto, la forza profetica della nostra Costituzione.

Oggi il nostro paese è afflitto da problemi di corruzione e devianza nella politica e nelle istituzioni, dimentichiamo spesso che i dettati costituzionali sono una ferma garanzia alla legalità. Dove dobbiamo insistere perché la costituzione resti un costante riferimento educativo e formativo, soprattutto per i giovani che diventeranno la nostra cittadinanza attiva?
Lo dico un po' provocatoriamente: bisognerebbe che chiunque assuma un ufficio pubblico (dal Sindaco al Presidente della Repubblica, dal consigliere di municipio al parlamentare, dal segretario nazionale a quello di circolo di un partito politico, ecc.) non solo giurasse fedeltà alla Costituzione, ma dimostrasse di conoscerne a memoria i primi dodici articoli. A parte le battute, occorre che tutti (la famiglia, la scuola, il mondo dell'informazione, , le organizzazioni politiche e sindacali e, perché no, le parrocchie ...) assumano come compito che li riguarda direttamente la crescita del senso civico, il diffondersi di una vera e propria "cultura civica" nel paese.

La costituzione ci garantisce da possibili svolte autoritarie, chiedo questo alla luce dell'odierno allontanamento (o isolamento) tra rappresentanti e rappresentati?
La Costituzione, di per sé, non può garantirci contro il rischio di eventuali svolte autoritarie. La storia recente e meno recente della Repubblica ci dice, del resto, che tentativi nella direzione che qui si paventa ci sono stati. Le garanzie democratiche vengono soltanto dalla pratica concreta e quotidiana di quanto la Costituzione prefigura in tema di democrazia e di funzionamento delle istituzioni democratiche. La Carta assegna ai partiti politici un ruolo fondamentale, direi essenziale, sotto questo aspetto. Perciò non può non preoccupare ogni sincero democratico il livello di scarsissima credibilità che caratterizza oggi i nostri partiti politici (si badi: la credibilità dei "partiti" non coincide con quella della "politica", così come -ahimè- molta parte del mondo dell'informazione tende a far credere). Dunque difendere la Costituzione dovrebbe significare, nella situazione data, avviare urgentemente una seria, profonda riforma dei partiti: una riforma che non si fa a tavolino né nel chiuso delle aule parlamentari, ma soltanto promuovendo una sempre più ampia, diffusa e reale partecipazione dei cittadini alla vita politica.

Che cosa ha significato per lei portare la riflessione sulla costituzione nelle scuole dei Castelli Romani?
A parte la gratificazione personale, che sempre accompagna incontri e iniziative in cui è possibile riscontrare che non si è soli nella volontà di promuovere la conoscenza più ampia della nostra Costituzione, ho ricavato l'impressione netta che nelle scuole dei Castelli Romani questo tema possa essere ulteriormente e utilmente sviluppato, soprattutto con lezioni, seminari, corsi brevi che coinvolgano, nei singoli istituti, sia i docenti sia gli studenti.

Lei senatore, da molto tempo si occupa delle tematiche sull'istruzione, quali sono i problemi formativi nella Provincia di Roma? Di quale tipo di interventi avrebbero bisogno le scuole dei Castelli Romani? Che cosa può fare la costituzione per la scuola?
Traduco la domanda in questi termini: la Costituzione ha ancora qualcosa da dire per la concreta vita quotidiana della nostra scuola?

Ovviamente, la risposta è: sì, e non solo per la Provincia di Roma o per il territorio dei Castelli Romani (dove, magari, interventi specifici su una distribuzione più razionale dell'offerta formativa e sul fenomeno del pendolarismo studentesco sarebbero pure auspicabili), ma per tutto il Paese. Allora mi piacerebbe che, in calce a questa intervista, voi riportaste il testo degli articoli 3, 33, 34 della Costituzione, in modo che ogni lettore possa autonomamente rendersi conto di quanto illuminanti e illuminate siano quelle norme e di quanta strada occorra ancora fare per renderle operative.

Per la rubrica Scuola - Numero 113 dicembre 2012