RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cibo per la mente

Cosimo Rega Sumino o’falco Robin edizioni

La cultura rende liberi

Intervista ad Angiolo Marroni

È uscito a marzo di quest'anno, per la Robin edizioni, il primo romanzo di Cosimo Rega "Sumino 'o Falco", autobiografia di un ergastolano, la drammatica storia di una rinascita, dalla prima giovinezza all'ergastolo, dal primo amore alla caduta nel mondo del crimine; Cosimo Rega ripercorre la storia della sua vita, raccontando come un detenuto possa riconquistare una nuova condizione umana e sociale, attraverso lo studio, l'organizzazione culturale e artistica interna al carcere, la scrittura di un libro.
Cosimo Rega (S. Egidio Monte Albino, 1952) sconta nel carcere di Rebibbia la pena all'ergastolo. Detenuto dal 1975 al 1988, dal 1990 al '93, e dal 1994 fino ad oggi, ha percorso un lungo drammatico cammino nelle carceri italiane, e ha intrapreso un duro doloroso lavoro culturale ed umano di ripensamento e ricostruzione della propria esistenza e concezione del mondo.
Sul libro e sulla vicenda di Cosimo Rega, protagonista del film di Paolo e Vittorio Taviani "Cesare deve Morire" Orso d'Oro al Festival di Berlino e pluripremiato al David di Donatello, intervistiamo Angiolo Marroni, avvocato, volontario in carcere che ricopre da anni il ruolo di "Garante dei detenuti" del Lazio.


"LA CULTURA RENDE LIBERI". COSA SIGNIFICA QUESTA SUA AFFERMAZIONE A PROPOSITO DI UN LIBRO "SUMINO O' FALCO" CHE E' L'AUTOBIOGRFIA DI UN ERGASTOLANO?
L'autobiografia di Cosimo Rega, è un mettersi a nudo di fronte a sé stesso ed interrogarsi davvero sulla propria vita e sui propri crimini. In questo senso la cultura rende liberi. Liberi dalle proprie scelte del passato, e liberi di criticarle e di criticarsi senza doppiezze e senza commiserazioni.

ONOREVOLE MARRONI, CI RACCONTA LA STORIA DI COSIMO REGA?
La sua storia, è quella di un ragazzo del sud che non nasce delinquente. Anzi, va al nord, diventa operaio, è contento di esserlo. Ma poi un incidente sul lavoro lo rende semi-invalido e quindi ritorna nel suo paese. E là incontra la criminalità lasciandosi coinvolgere. La sua famiglia vive onestamente, lui no! Perché? E qui c'è il problema! Lui vuole emergere, lui vuole contare, lui vuole un prestigio ed un riconoscimento dagli altri; lui vuole essere un boss. E qui avvia la sua carriera criminale che lo porta all'ergastolo.

3. OLTRE AL LIBRO ANCHE UN FILM "CESARE DEVE MORIRE" DI PAOLO E VITTORIO TAVIANI, ORSO D'ORO AL FESTIVAL DI BERLINO E PLURIPREMIATO AL DAVID DI DONATELLO. COSA HA DATO QUESTA ESPERIENZA?
Prima di Berlino, Cosimo aveva già scelto di impegnarsi nel teatro e nella scrittura. Aveva già registrato successi in questi due campi dell'arte. Nel teatro, interpretando personaggi di grande spessore. Nella scrittura, pubblicando poesie di grande sensibilità e capacità poetica. Fin qui poi con l'autobiografia, i brevi racconti, le poesie, ecc..., la sua personalità artistica si è arricchita. L'esperienza dell'Orso d'oro è stata utile, molto utile, gli ha dato molto, ma il percorso era già iniziato da tempo.

4. PERCHE' OGGI COSIMO E' FUORI DALLA " CULTURA DEL CRIMINE"? QUALE PERCORSO HA INTRAPRESO PER USCIRNE?
Nei lunghi anni di carcere che ha vissuto, Rega ha usato il tempo con intelligenza. Nel carcere, "luogo del tempo", il tempo, più che fuori, è un valore da non disperdere, da non sprecare. E quindi ha dato vita all'associazione Arci-Uisp " la Rondine", ha dato vita alla compagnia teatrale, si è iscritto all'università, dando esami con buoni voti. Certo ha avuto il sostegno della direzione del carcere, delle forze di polizia, la collaborazione con gli agenti, con il nostro ufficio e con me. Solo con l'impegno culturale e sociale si può uscire dal crimine; il benessere economico aiuta ma non basta a tale scopo.

5. QUANTO CONTA LA CULTURA DENTRO E FUORI DAL CARCERE?
L'arte, lo studio, la ricerca, insomma " la cultura" servono per respingere le tentazioni che vengono da dentro e da fuori del carcere tutte ispirate all'ambizione di fare soldi, di arricchirsi, di avere sempre di più. Questo vale nel carcere e fuori di esso. Uscire dai disvalori dell'avere, dell'arricchimento, dell'apparire ed entrare nei valori dell'essere, del rispetto, della solidarietà è fondamentale, Rega ha capito questo processo che credo esso sia ormai irreversibile.

6. "CARCERE UTILE E PENA UMANA": E' UN BINOMIO DIFFICILE DA ATTUARE OGGI NELLE CARCERI ITALIANE?
Oggi è davvero difficile realizzare questo binomio. Per la sua realizzazione occorrerebbe un carcere diverso. Se nelle carceri Italiane vi sono ventimila detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare, come si fa a realizzare questo binomio? Nel Lazio poi la situazione è ancora più pesante che nel resto d'Italia. Infatti La regione Lazio è l'unica che segna un costante aumento dei detenuti in controtendenza con il resto del Paese. Nel Lazio c'è una popolazione detenuta superiore a quella regolamentare di oltre duemilacento unità. Da qui ne deriva un carcere inutile, anzi dannoso, ed una pena ispirata a criteri disumani. Con il caldo dell'estate il tutto tenderà inevitabilmente al peggioramento. Si può dire che il carcere attualmente è contro al Costituzione, che all'articolo 27 recita:" le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del detenuto".

7. LA SCRITTURA DI SE', LA RICERCA DI VERITA' SU SE' STESSO, HANNO TRASFORMATO UN UOMO CONDANNATO ALL'ERGASTOLO E L'HANNO RISCATTATO. QUANTO HA INFLUITO LA VICINANZA DI VOLONTARI EI OPERATORI, L'APERTURA, L'INCLUSIONE E LA PARTECIPAZIONE DELLA SOCIETA' CIVILE?
Il carcere per i detenuti al di là della condizione materiale, può diventare un luogo utile se in esso entra la società esterna, intendo il volontariato laico, religioso, intendo le istituzioni pubbliche, le istituzioni culturali, il mondo delle imprese. Un carcere aperto serve a tutti, a chi vi è ristretto ed a chi partecipa dall'esterno. Serve ad abbattere pregiudizi e luoghi comuni, serve a capire meglio che siamo tutti "persone", che apparteniamo tutti al genere umano, serve ad abbattere pregiudizi razziali, religiosi, culturali. Ovviamente, per aprire il carcere occorre la volontà delle strutture carcerarie e di quella del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. Devo dire che questa volontà pare che sia presente e di questo occorre avvalersi per il bene di tutti.


Per la rubrica Cibo per la mente - Numero 113 dicembre 2012