RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cibo per la mente

La Storia e le relazioni familiari al centro del romanzo di Silvia Mori

La dama del quintetto

Intervista all’autrice

Raccontare le vicende della propria famiglia, anche se in forma di romanzo, quale significato ha per uno scrittore?
Quando si scrive di avvenimenti molto lontani nel tempo i legami familiari vengono poco avvertiti, man mano che ci si avvicina nelle generazioni si é sempre più coinvolti e anche condizionati. Ci si spiegano tante cose, tensioni represse, dinamiche tra le persone che prima di questi approfondimenti ci erano sfuggite. Si possono anche scoprire avvenimenti che erano stati rimossi o nascosti, a volte solo controllando con cura le date.

In quale modo la grande Storia entra nelle vicende di una famiglia, nella vita quotidiana di uomini e donne? Come la Storia cambia le relazioni e la vita quotidiana? Quale ruolo hanno gli uomini nei movimenti di idee, nei partiti politici e nelle organizzazioni sociali?
Io penso che in un romanzo la grande storia debba venir fuori dalle vicende di una famiglia e non il contrario. La Storia con la esse maiuscola é lo sfondo che emerge pian piano dagli avvenimenti narrati. É vero che in alcuni casi usurpa il ruolo di protagonista, ma questa non deve essere la regola. Sono gli uomini che fanno la storia, non il contrario, ieri come oggi. I movimenti, i partiti, le correnti sotterranee che smuovono la società sono il prodotto del nostro ingegno e della nostra passione, spesso purtroppo delle nostre ambizioni e passioni malsane. La responsabilità di quanto accade é di noi uomini, sia come singoli che come collettività.

Quali anni della storia d'Italia racconta "La dama del quintetto"?
Il romanzo si apre il I maggio 1891 e termina nel luglio del 1924, poco dopo il delitto Matteotti.
Le vicende coprono quindi un lungo arco di tempo, più di trent'anni di storia d'Italia, dal periodo umbertino al fascismo, passando attraverso gli anni dei governi Crispi, Giolitti e la prima guerra mondiale. É un periodo storico molto interessante, segnato dall'impetuoso sviluppo tecnologico e da profondi mutamenti nel costume delle persone. Si diffonde l'uso dell'elettricità, del motore a scoppio, treni, auto, aerei rendono enormemente più facili le comunicazioni, persino la moda fa cambiamenti rivoluzionari, si tagliano i capelli si accorciano le gonne...

Cosa ha rappresentato il socialismo per la sua famiglia?
Per la famiglia dei miei bisnonni il socialismo é stato una fede e una regola di vita a cui si sono sempre attenuti. Le loro 4 figlie hanno reagito in modo diverso, due se ne sono gradualmente allontanate, altre due hanno proseguito nel solco tracciato dai genitori, nonostante l'istaurarsi del regime fascista. In particolare Clara e suo marito Michele Giua, anche durante il ventennio del regime mantennero fede alle proprie idee e fecero un'attiva opposizione. Giua fu uno del pochi docenti universitari a rifiutare il giuramento di fedeltà al governo fascista. Nel 1936 fu arrestato a Torino per delazione dello scrittore Pitigrilli e fu poi condannato a 15 anni di carcere. Liberato durante la guerra, nel '46 fu eletto deputato per il partito socialista e membro della Costituente.

Cosa ha rappresentato il femminismo per la nostra nazione? Cosa abbiamo perduto oggi delle speranze, delle attese e della battaglie di quei primi anni della nazione italiana?
Il discorso sul femminismo sarebbe lunghissimo, non é quindi possibile esaurire qui l'argomento. Quello che però voglio dire è che mi ha stupita vedere nelle carte di Elisa e delle sue compagne di lotta e di fede, proposte così attuali e considerazioni sul ruolo delle donne tanto moderne. È stato come se il fascismo e i primi vent'anni della Repubblica ci avessero bloccate, o peggio ributtate indietro. La nostre bisnonne avevano già capito tutto in tema di diritti civili, affrontando problemi quali l'aborto, la ricerca della paternità, il lavoro femminile, l'accesso alla politica e alle professioni.

Quale tipo di "amore" lega i protagonisti del libro, Elisa Agnini, femminista, e Vittorio Lollini, avvocato?
Elisa e Vittorio si erano conosciuti da ragazzi, crescendo insieme, condividendo esperienze simili, credendo negli stessi ideali e proponendosi le stesse mete. Il loro rapporto fu quindi caratterizzato da un'estrema confidenza, che non era frequente nei matrimoni ottocenteschi, spesso combinati e frettolosi. Inoltre c'era tra loro una profonda stima reciproca; se nella vita familiare si erano divisi i compiti seguendo le regole tradizionali, nel pubblico Elisa godeva di una libertà di movimento e di una autonomia ideologica rarissime per l'epoca.

Nel suo libro scrive: "Le anime forti si rinvigoriscono nella lotta e trovano in loro stesse, come da sorgente perenne, la forza morale che non le fa mancare al loro compito. Anche quando vi troverete sole con i vostri pensieri, con il cuore che palpita per i vostri cari, la fiducia nelle vostre idee vi sarà di compenso". Che significato acquistano oggi, in un diverso contesto storico, queste parole così toccanti?
Le parole citate sono parte del testamento spirituale autografo di Elisa, rivolte alle sue figlie. Oggi possono suonare retoriche, ma un secolo fa non era così. Quel che mi ha commossa nel leggerle é stata la sensazione dell'intensità con cui Elisa, laica e non credente, confidava nei valori morali e ideologici a cui aveva improntato la propria vita , cercando di trasmetterli anche alle figlie. C'era nei vecchi socialisti di allora un forte impegno morale, quasi volessero sottolineare che questi "valori" non erano patrimonio solo della Chiesa, ma di tutte le persone per bene e che esisteva una morale naturale parallela e preesistente alla morale cattolica.


BIOGRAFIA

Silvia Mori è nata a Massa, ma è sempre vissuta a Roma, dove si è laureata in storia moderna quindi si è dedicata all'insegnamento. Si occupa di studi sul movimento femminista romano. Collabora con Leggere Donna, rivista di informazione culturale e di critica letteraria.
Ha pubblicato: "Il mio nonno aveva un gatto" nel 2007, il romanzo storico "Contra' di Mezzo" nel 2010.
"La dama del quintetto" ha vinto ex aequo il Premio Il Paese delle Donne, sezione Narrativa.
Il libro inoltre è stato inserito nel corso di Storia contemporanea - Le donne e la storia del Novecento, della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".

Per la rubrica Cibo per la mente - Numero 113 dicembre 2012