RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Fund raising

Fund raising per le biblioteche

Una sfida per gli operatori e per la comunità dei Castelli Romani

Tra febbraio e marzo di quest'anno si è tenuto un itinerario formativo sul fund raising per le biblioteche, rivolto agli operatori del Sistema Bibliotecario Castelli Romani. L'itinerario, fortemente voluto dalla dirigenza del Consorzio SBCR e dalla sua Fondazione ha ruotato intorno al rilancio della card BIBLIO+ già utilizzata dalle biblioteche per fidelizzare gli utenti e sostenere i progetti di sviluppo del servizio.

Ci si è resi conto che spesso la carta veniva proposta più come carta servizi che non come strumento di fidelizzazione e pertanto si rendeva necessaria una riflessione collettiva sulle modalità di comunicazione del prodotto carta e sul ruolo che il fundraising più in generale poteva svolgere a sostegno delle biblioteche. La Scuola di Roma di fund raising, una rete di professionisti che assiste le organizzazioni no profit e i servizi pubblici nella importante opera di ricercare fondi, è stata chiamata ad animare questo corso, attraverso la partecipazione del suo direttore scientifico Massimo Coen Cagli e Andrea Caracciolo di Feroleto, consulente strategico. Ci si è messi alla ricerca dunque di un nuovo modo di rapportarsi con i propri utenti e più in generale con tutta la comunità al fine di coinvolgerli nella vita della biblioteca. Ed è stato proprio questo il passaggio che il corso ha segnato: da un'idea di biblioteca quale servizio pubblico destinato alla popolazione, a quella di biblioteca luogo di cultura e mediatore di conoscenza che la comunità senta propria, concorrendo al suo sviluppo per dare sempre maggiore soddisfazione al bisogno di benessere sociale e culturale del territorio. Ebbene, la possibilità di raccogliere fondi passa proprio per l'affermazione che la biblioteca è bene comune, capace di accogliere gli utenti come se fossero a casa propria. Si è pertanto condivisa l'idea che il fund raising non è uno stratagemma di marketing o di vendita per "fare cassa"( con il rischio di commercializzare una serie di servizi pubblici per definizione), ma è un sistema moderno e professionale di partecipazione della comunità alla vita della biblioteca. Alla condivisione di tale assunto si è arrivati per gradi: importante è stato offrire uno sguardo panoramico su quanto già si fa in Italia e all'estero in tale direzione, dalla Associazione della biblioteca di Montebelluna con i suoi 1300 sostenitori individuali e 30 aziendali, fino al caso dell'Associazione degli amici delle biblioteche statunitensi (ALTAFF) che raduna migliaia di associazioni di amici, fondazioni, tutti per le biblioteche: un popolo di centinaia di migliaia di persone che ogni giorno sostiene anima e promuove le biblioteche pubbliche.

E allora ci si è domandati se i 9000 sottoscrittori della biblio e biblio+ non siano da considerarsi solo utenti - come siamo normalmente abituati a fare - ma invece rappresentino già in nuce i membri di una comunità di sostenitori appassionati della biblioteca. Si tratta forse di cambiare il nostro punto di vista e renderci conto che probabilmente tutte quelle persone che da anni ci seguono, partecipano, usufruiscono dei nostri servizi sono già potenzialmente disponibili a fare parte della comunità-biblioteca e contribuire con idee, tempo e, perché no, risorse economiche allo sviluppo dei servizi bibliotecari.
Partendo quindi da tali considerazioni si è passati ad affrontare la riprogettazione della carta biblio+, a studiare come comunicarne il significato più profondo, a come inserire il suo rilancio all'interno di una più vasta campagna di fund raising da lanciare dentro e fuori le biblioteche tra il 2012 e il 2013.
Centrale in tutto ciò il ruolo che potranno e dovranno svolgere gli operatori : non certo "venditori" di un prodotto, né "elemosinieri" per una finanza pubblica insufficiente a sostenere il servizio, ma invece promotori di una causa sociale importantissima, di cui sono essi stessi i primi testimoni. Un ruolo che non ha nulla di burocratico, che valorizza la professione perchè la arricchisce di passione e responsabilità. E specularmente a questa nuova figura di professionista, il cittadino utente verrà messo in grado di esercitare quella che si chiama cittadinanza attiva, gli si darà la possibilità di assumere lo status di investitore sociale che mette a fattor comune risorse non solo economiche, ma anche di intelligenza e creatività, al servizio di un bene di tutti. Passione civica, lavoro per il bene della comunità, il senso del dono, sono stati temi che trasversalmente, attraverso questo percorso formativo, sono entrati a far parte, con maggior decisione e consapevolezza nel bagaglio culturale delle biblioteche e dei bibliotecari. Per noi che come formatori abbiamo avuto l'onore di entrare nel loro mondo è stato senz'altro un arricchimento, avendo avuto l'occasione di conoscere da vicino il "tesoro nascosto" forse ancora inespresso, di passione, responsabilità sociale e professionalità che è il punto di forza delle biblioteche.

Per la rubrica Fund raising - Numero 111 luglio 2012