Vivavoce - Rivista d'area dei Castelli Romani

RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

If Provincia then

Lanuvio

"M i auguro che ci sia la capacità politica di guardare a 360 gradi il riasseto istituzionale dello Stato, senza strumentalizzare l'attuale ostilità dei cittadini nei confronti della politica.
Umberto Leoni
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Si parla di abolizione delle Provincie e di nuovi Enti territoriali sovraordinati a un certo numero di Comuni appartenenti ad aree omogenee dal punto di vista non solo territoriale, ma anche culturale ed economico... L'area dei Castelli Romani è una "area omogenea"? Se é così, perché?
Vorrei fare una premessa. Trovo sterile ed inutile, e anche un grande errore di valutazione, proporre la soppressione delle Province, se questa proposta non viene inquadrata nell'ambito di una riforma costituzionale profonda dello Stato. Penso che l'abolizione delle Provincie darebbe solo una soddisfazione a chi l'ostilità della politica. La vedo una cosa negativa perché tagliare per decreto un ente che ha svolto un ruolo importante nell'ambito delle autonomie locali non è la strada giusta. Detto questo, mi auguro che ci sia la capacità politica di guardare a 360 gradi verso un riassetto istituzionale dello stato e che le riflessioni siano fatte, a partire dal Parlamento e dagli altri organi istituzionali, senza strumentalizzare l'atteggiamento dei cittadini, attualmente molto arrabbiati nei confronti della politica, per i costi, gli sprechi, i privilegi... Altrimenti parliamo di fanta-organizzazione istituzionale: riprendendo il discorso della soppressione delle Provincie, non si sa bene che cosa e chi prenderà il ruolo delle Provincie, quali competenze avranno le Regioni, quali i Comuni... Pensare ad aree omogenee ha un suo senso perché, per esempio, l'area dei Castelli Romani ha una sua omogeneità, che invece attualmente è gestita non in maniera complessiva... è gestita a livello di distretti legati per esempio al sistema sanitario e quindi è l'ambito di competenza della Asl, nella sua interezza, a costituire una "area omogenea"... Penso che ci siano potenzialità di gestione, di servizi in comune... esistono già esperienze molto forti, come quelle realizzate in campo socio-sanitario, dove i comuni si cimentano con i problemi e trovano soluzioni progettuali per dare servizi ai cittadini, cercando di parlare con un'unica voce e cercando di rappresentare le necessità dell'utenza in un ambito più ampio rispetto al singolo comune. Questo avviene per il Sistema Bibliotecario, per il Polo Museale. Si sta iniziando anche a parlare del trasporto pubblico locale, della gestione dei rifiuti... Si sta partendo e penso che l'attuale classe dirigente dei sindaci abbia questa capacità di parlare in termini di distretto.

Una omogeneità può essere dunque realizzata nell'ambito dei servizi. Ma sul piano storico, su quello paesaggistico esistono radici, caratteri comuni?
Penso di sì. La viabilità... l'Appia... è un elemento che accomuna tutti i comuni dei Castelli Romani del sud e che attraverso alcune diramazioni va a toccare anche il litorale. E' un elemento storico unitario. Questo argomento mi fa ricordare che la nostra storia è stata oggetto di una riflessione e di un incontro tra comuni a Colle Pardo, dove, oltre al fatto specifico dell'acquisizione di un luogo così importante, si è parlato anche di ciò che ci accomuna, la storia, l'archeologia, le vicende della nostra area.

In tutto il territorio dei Castelli abbiamo segni del passato straordinari...
Sono presenze che accomunano l'intera area dei Castelli Romani. Tutto questo lo viviamo ogni giorno e dobbiamo cominciare ad occuparcene in maniera organica.

La cultura allora è un fattore unificante per la nostra identità?
Deve essere uno dei valori fondanti della omogeneità dell'area. Per la valorizzazione del territorio deve avere soprattutto la capacità di distinguersi dall'area romana, che è uno dei grossi problemi che prima o poi si dovrà affrontare.

Se i Castelli romani sono una "area omogenea", è legittimo pensare che ci sia un sistema di governo locale che gestisca i problemi di questo territorio?
Si, sono d'accordo. Ci vuole una chiarezza istituzionale che ancora non abbiamo.

Questo vuol dire che dovremmo dar vita ad un ente "sovraordinato" rispetto ai comuni, al quale i comuni dovrebbero cedere parte delle loro competenze. E' questo il processo a cui dobbiamo pensare? E quali competenze, e quali settori, dovrebbe essere oggetto di un coordinamento "centralizzato"?
La governance io la intendo come gestione di servizi che interessano un'area più ampia rispetto al singolo comune. Il trasporto pubblico locale, per esempio, o lo sviluppo economico. Ottimizzare i servizi, risparmiare soldi, dare buoni servizi, investire i soldi risparmiati per affrontare nuove sfide, anche di fronte all'attuale crisi economica. Se i comuni non sono in grado di dar vita ad una governance diversa del sistema dei servizi, noi non saremo più in grado di darli, non saremo neanche in grado di garantire la qualità del servizio. Oggi abbiamo una situazione economica talmente difficile che se un sindaco riesce a mantenere il sistema dei suoi servizi poi non riesce a mantenere la qualità. Quindi bisogna unire le forze... serve una capacità politica rafforzata, che sia in grado di rispondere alle esigenze manifestate dai cittadini.

Quali strumenti devono essere resi disponibili per poter affrontare meglio questi problemi?
Si dovrebbe superare l'idea, sbagliata, che un comune possa partecipare a un solo consorzio. E' un vero limite. L'attuale normativa vigente non aiuta. Il consorzio, l'agenzia dei comuni, l'unione dei comuni, le società partecipate... il punto non è questo ma è quello di un cambiamento mentale per affrontare il problema.

Lei sta dicendo che i comuni devono anzitutto affrontare i problemi che interessano tutti, che questi problemi vanno affrontati tutti insieme e che il problema degli strumenti viene dop...
Certo, i comuni non possono fare la strada da soli, gli strumenti tecnici poi si trovano.

Veniamo al rapporto con Roma. E' sempre stato un rapporto ambivalente: che ha creato grandi problemi. Come si affronta e soprattutto qual è la soluzione di questo problema?
Noi siamo già una grande periferia di Roma. Questo è urbanisticamente evidente, ma i Castelli Romani hanno la capacità e le risorse culturali, economiche, paesaggistiche per non diventare un grande quartiere di Roma. Se riuscissimo a fare sistema potremmo distinguerci dall'area romana e fermare il processo di sudditanza che ci affligge. Anche questo problema richiede unità: solo mettendo insieme le nostre risorse e realizzando progetti comuni avremo la possibilità di conservare la nostra identità e di realizzare uno sviluppo autonomo della nostra area.

Per la rubrica If Provincia then - Numero 110 maggio 2012