RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cinema

Mario Bava a Villa Parisi

Reazione a catena (1971)

«La bella villa tuscolana è il set di un efferato duplice omicidio in uno dei migliori thriller italiani degli anni '70»

 

Tra le ville tuscolane più utilizzate dal cinema insieme a Villa Aldobrandini, Villa Parisi è stata set, soprattutto tra la fine degli anni '60 e gli anni '80, di numerose pellicole, non sempre memorabili, e ancora oggi viene frequentemente utilizzata dalle fiction televisive.
Nel film di Bava Villa Parisi è la residenza di un'anziana contessa paralitica (Isa Miranda) che vive in una splendida dimora affacciata su una baia selvaggia e incontaminata. Una notte la villa è teatro di un duplice omicidio: l'impiccaggione della donna e l'accoltellamento del suo assassino. Si tratta di una scena importante perché dà il via ad una lunga catena di atroci delitti, che coinvolgono sia i residenti della baia che visitatori occasionali, il cui movente è legato al tentativo di una lucrosa speculazione edilizia.
La sequenza del duplice omicidio è girata al piano superiore di Villa Parisi, nel cosiddetto Salone delle Feste, l'ambiente più vasto della bella dimora tuscolana. Si riconoscono tra l'altro, oltre agli arredi originali e alle belle decorazioni degli interni, alcuni particolari del dipinto settecentesco raffigurante l'Allegoria delle Arti realizzato da Giuseppe e Domenico Valeriani. In un inserto della stessa sequenza si intravedono poi anche alcuni dettagli della terrazza balustrata del cortile dell'edificio.
Amatissimo da Bava, Reazione a catena è stato un film decisamente violento e sanguinario all'epoca, che diventerà modello per molto cinema di genere successivo, non solo per l'efferatezza degli omicidi, ma anche per la loro originalità (basti pensare a Venerdì 13 parte 2 con la citazione letterale dell'assassinio della coppia che fa l'amore). Proprio questo è uno degli aspetti che interessava maggiormente il regista e i suoi sceneggiatori: realizzare cioè omicidi feroci, ma al tempo stesso insoliti e stravaganti che rispondessero alla volontà di mostrare personaggi freddi e insensibili come insetti. Emblematica è in questo senso la scena dell'entomologo che infilza alcuni coleotteri della sua collezione e li lascia agonizzanti.
Bava si concentra soprattutto sull'aspetto visivo (firma infatti anche la fotografia del film) e anche se l'uso schizzofrenico dello zoom, della dissolvenza e del fuori fuoco, che hanno fatto affermare a molta critica che l'opera somigli ad un sogno acido, possono apparire oggi un po' datati (alcuni effetti restano però mirabili, come il famoso fuori fuoco di quello che sembra il sole al tramonto ma che è in realtà un occhio che spia), Reazione a catena deve essere considerato uno dei capolavori del regista, oltre che per la straordinaria libertà espressiva, per un gusto per l'assurdo e per uno humor nero che sdrammatizza anche le sequenze più violente e che trova la massima espressione in uno dei finali più beffardi della storia del cinema.

 

 

Villa Borghese-Parisi

Realizzata nel suo nucleo originario da monsignor Ferdinando Taverna fra il 1604 e il 1605, assume la sistemazione definitiva quando nel 1614 il cardinale Scipione Borghese, acquista l'edificio, affidando imponenti lavori di ristrutturazione e di ampliamento all'architetto Girolamo Rainaldi. Nuovi lavori di abbellimento furono realizzati nel 1729 da Camillo Borghese. In questo periodo le ali del palazzo vengono trasformate nelle attuali e si da il via ad una serie di lavori di decorazione degli interni, come quella del Salone delle Feste, eseguite a tempera dai fratelli Giuseppe e Domenico Valeriani. Nel 1896 villa Borghese ed i terreni ad essa circostanti furono acquistati da Saverio Parisi, ricco imprenditore messinese, che riadatto la villa a residenza estiva attraverso ulteriori lavori di ammodernamento, riportandola agli antichi fasti. Durante la Seconda Guerra Mondiale la villa, diventata prima deposito di viveri dell'esercito nazista e poi prigione, venne bombardata e subì danni ingenti. La villa è ancora oggi di proprietà della famiglia Parisi. 

Per la rubrica Cinema - Numero 109 marzo 2012