RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cibo per la mente

LA FORMULA CHIMICA DEL DOLORE

Giacomo Cardaci, La formula chimica del dolore, Milano, Mondadori, 2010.

Coraggio e tenacia, pazienza e perseveranza sono le grandi virtù di cui deve armarsi chiunque si ammali di una qualsiasi malattia e sia costretto a curarsi, mettendosi in lista per le visite mediche, aspettando il proprio turno negli interminabili corridoi degli ambulatori, attendendo i risultati degli esami, la diagnosi che si spera esatta e le prognosi dei medici, l'effetto e gli effetti collaterali dei farmaci, l'intessere nuove e instabili relazioni coi familiari, intraprendere un lungo viaggio con i compagni di corsia. Così il protagonista di questo romanzo, è un giovane che si trova a fare i conti con un male temuto al punto che non si osa nemmeno pronunciare il suo nome, come fosse una colpa inconfessabile: il cancro. Inizia così il suo umanissimo percorso all'interno di uno dei luoghi più esorcizzati e rispettati dei nostri tempi, l'ospedale un edificio che all'ultimo piano profuma di neonati, di vita, e nei sotterranei, puzza di cadaveri, di morte. Un luogo dove si viene rinchiusi senza avere commesso alcun delitto, dove gli uomini vengono rivelati a se stessi nella loro essenza, nelle loro paure e nei loro egoismi, spogliati delle convenzioni, ma che offre anche l'opportunità di vedersi nella propria verità e autenticità. Giacomo Cardaci fa appello a tutta la vitale impazienza di un giovane per narrarci il viaggio più drammatico che nella vita sia dato di compiere, con parole e immagini vive, brillanti, a tratti esilaranti, sempre coraggiose. E ci regala una grande verità, spoglia di ogni retorica: che la vita è bella... anche quando è brutta. E' vivo per i farmaci, Giacomo Cardaci: ma la forza di resistere si trova dentro ognuno di noi. Non esiste una formula chimica del dolore, ce n'è un'altra però che lui ha trovato nelle corsie d'ospedale: l'amore delle persone che gli hanno voluto bene. «Non saprei dire come o perché, ma sono gli elementi che compongono la formula chimica della felicità. Ciò che mi ha tenuto in vita». La malattia mi ha insegnato che esiste poi un altro tempo. Questo ha fermato la clessidra invisibile che segnava il tempo disponibile per le cose da fare e mi ha restituito a me stesso. Ma non lo sanno gli uomini che la sofferenza è un lungo momento senza interruzioni? Non lo sanno che non si può dividere in stagioni? Dalla loro parte, dietro la siepe, ci sono le stagioni degli sci, del costume da bagno, della giacchetta leggera. Della vendemmia e del raccolto. Qui invece c'è solo la stagione del dolore: il tempo gira su se stesso, non avanza. Non c'è giorno, e non c'è notte: il sole e la luna sembrano idee astratte appese al cielo. La tua è una notte fonda in cui ogni momento è gemello dell'altro, sicché nel dolore non c'è oggi né domani, non c'è qualcosa che si dimentica o che si dimenticherà: c'è solo il dolore.


Per la rubrica Cibo per la mente - Numero 109 marzo 2012