RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Centri Storici

Ariccia e Calderon de la Barca

Quando il territorio si risveglia, ci consegna inaspettati, preziosi e nascosti tesori

Una testimonianza interessante quella dell'Arch.M.Grazia del Frate, che pubblichiamo volentieri nella forma in cui lei stessa ce l'ha inviata: un percorso personale e didattico che per noi è un ulteriore contributo alla valorizzazione del territorio dei Castelli Romani. Una sera d'estate arrivando ad Ariccia dalla porta Napoletana, vi potrebbe accadere di osservare la chiesa di S. Maria dell'Assunta e i due casini laterali completamente inondati da fasci di luce azzurra; di intravedere una figura di un uomo, nella fattispecie G. Lorenzo Bernini, abbigliato alla maniera seicentesca, che dice: Tutto il mondo insieme altro non è che una scena od un teatro ove si fa di continuo spettacolo delle nostre azioni.
Il teatro è il mondo; il mondo non è simile al teatro è il teatro, è quel luogo dove non distinguiamo più le illusioni e i fenomeni fisici.
Quel teatro dove tutti voi potreste, volendo, rappresentare le vostre vite, e dove tutti potrebbero, volendo, assistere alla rappresentazione delle vite altrui, come appunto succede in un teatro che si dà come mondo
.

Questo è il prologo del testo drammaturgico "Il risveglio" che io ho rielaborato dal celebre testo seicentesco di Calderon de la Barca, intitolato La vita è sogno.Questo lavoro di rielaborazione e riadattamento del testo calderoniano è stato la base dello studio della mia tesi di laurea in scenografia e architettura. Il testo esce dagli stretti confini del teatro e abbraccia la cittadina di Ariccia, utilizzando in maniera enfatica le architetture presenti, che la maggior parte dei castellani conosce: il ponte, la chiesa del Bernini, il palazzo Chigi, i resti delle mura medievali, porta Romana con le mura di Silla, il Bastio del Diavolo e il tempio di Diana. Lavorando al testo e cercando di adeguarlo ad una geografia possibile, ho guardato con occhi diversi i luoghi e le vestigia che un tempo furono storia in Ariccia e che oggi seppelliti da vegetazione incolta, cemento, transenne pericolanti, non riuscivo neanche a vedere e riconoscere quella che è stata la prima mansio dopo Roma, lungo la via Appia che conduceva sino a Brindisi. Camminando nella piazza berniniana, teatro naturale antistante palazzo Chigi, pensavo che fosse lo scenario appropriato al testo seicentesco spagnolo. Inoltrandomi nel centro storico, guardavo e sentivo questi posti cercando di onorare la storia di coloro che ci avevano preceduti. Nella trama de "Il risveglio" ho intessuto luoghi e racconti mitici (Diana e Ippolito che nell'area del Capitolium ariccino danno origine alla tradizione del rex nemorensis), racconti storici (nell'area del presunto Foro ariccino lo scrittore Gaio Giulio Solino esporrà la pregiatezza e la bontà delle colture autoctone della valle di Ariccia); racconti fantastici ed esoterici ( il capo degli gnostici Simon Mago si rifugia in questi luoghi dopo la sconfitta subita in Roma ad opera di Pietro e qui viene a morire).
La storia evidenzia, come il re Basilio affidi al determinismo astrale il destino di suo figlio Sigismondo, in tal modo solleva il suo agire dalla responsabilità morale.
Lasciare che sia una previsione astrologica avversa a dettare il corso della vita di suo figlio gli offre l'occasione di dominare il presente in nome del futuro; nasconde così al mondo la sua nascita e lo confina nelle segrete della torre carceraria.
Sigismondo cresce nell'oscurità sia fisica che spirituale, straniero a se stesso;
Che come belva mi alleva e come mostro mi tratta, e desidera la mia morte, poco importa mi neghi l'abbraccio, quando m'ha privato della dignità d'uomo.( Atto II scena XI a).
Il tema centrale di questo testo ruota attorno all'Essere.
Sigismondo, conosce il carcere senza alcuna colpa ed assurge alla gloria inaspettata senza averla perseguita; continuamente sospeso tra vita e sogno, e che, presuntuoso crede di poter tutto dominare, ma si ritroverà di nuovo in catene.
Sarà capace di raggiungere la luce, la pienezza dell'essere soltanto quando conseguirà consapevolmente, operando una scelta di responsabilità, la profonda conoscenza di sé.
Tutti i personaggi di questo dramma danno forma, ciascuno al proprio mondo, ricorrendo alle parole del comando, dell'ossequio, della rabbia, della vendetta, della rassegnazione e dello sberleffo.
Ciascuno dei registri linguistici usati dai miei personaggi li connota come monadi, isolate e separate, quasi pianeti ruotanti su orbite non coincidenti.
Soltanto la regina Clorilene, madre di Sigismondo che baratta la sua vita in cambio di quella del figlio, unico personaggio soglia tra la vita ed il sogno, dona parole d'amore che tessono un reticolo di speranza:
Solo chi si lascia guidare dal cuore trova ciò di cui va in cerca, è questo l'amore, quell'energia potente che ci spinge a sognare e al tempo stesso a sentire con più profondità la verità del nostro animo. ( Atto I scena II)
La decisione di far incontrare questi due mondi apparentemente lontani e diversi, è stata motivata dalla convinzione che il teatro, quell'arte antica di raccontare l'origine delle vicende dei luoghi e degli abitanti sia il luogo immaginifico per eccellenza dove riappropriarci della nostra storia. Spero che da queste brevi righe possa arrivare l'invito soprattutto per i nostri giovani studenti a leggere e scavare, perché testi e luoghi superano le barriere temporali e s'incontrano nel dare senso all'oggi. Io ho usato Ariccia e Calderon de la Barca, ma potrebbero venire usati altri testi e altri luoghi castellani.
Ringrazio il Consorzio SBCR per avermi concesso questa opportunità di testimoniare, come lo studio, la conoscenza dei nostri luoghi possa essere un contributo nel preservare, mantenere, valorizzare quanto di più nascosto e prezioso la nostra "Patria" racchiude e aspetta di consegnarci.


Per la rubrica Centri Storici - Numero 109 marzo 2012