RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Sistema Territorio

Conoscere i Castelli

Intervista a Maurizio Bocci

Nel suo libro lei ripercorre la storia dei Castelli Romani dalla caduta dell'Impero Romano all'Unità d'Italia, ci spiega "quando i colli divennero castelli"?
La fase d'incastellamento dei colli albani e tuscolani fu un lento passaggio dal fundus dell'età romana, semplice appezzamento di terreno, evoluto nel VIII secolo nelle domuscultae, centri agricoli organizzati intorno ad un torrione. Un secolo dopo, a seguito delle incursioni delle orde ungare e saracene, le comunità agricole sentirono forte l'esigenza di una struttura difensiva dei loro poderi e nacquero dapprima le curtes e poi insediamenti urbani fortificati (castra) protetti da cinte murarie che sorsero su quelle alture dove i Latini avevano costruito i loro primi villaggi. E fu così che intorno a queste roccaforti erette sui colli albani e tuscolani si svilupparono dei piccoli borghi che diedero vita ai castelli feudali. Circa quattro secoli, a causa del trasferimento della sede papale ad Avignone, si verificò un drammatico impoverimento dell'Urbe con il conseguente trasferimento di gran parte degli abitanti dei quartieri baronali all'interno dei feudi posseduti dalle famiglie patrizie nel territorio circostante. Fu proprio a partire da questa moltitudine d'insediamenti di cittadini romani all'interno dei castelli sui colli albani e tuscolani che queste zone iniziarono a essere conosciute come i Castelli Romani.

Lei ha già pubblicato un libro sui Castelli Romani dal titolo "Lungo i sentieri della nostra storia". Esiste un legame ideale, un percorso che unisce il suo primo libro al secondo?
Assolutamente sì. I due libri hanno una comune origine e lo stesso obiettivo. L'origine comune si chiama "Sagre e profane" e l'obiettivo comune è far conoscere il patrimonio storico e ambientale dei Castelli Romani affinché cresca tra la gente che qui ci vive, la sensibilità verso la salvaguardia di questo luoghi meravigliosi. Mi piace ricordare la bellissima esperienza di "Sagre e profane" (che speriamo di ripetere) con gli amici del Consorzio Sistema Bibliotecario dei Castelli Romani: un progetto di grande successo con il quale abbiamo dimostrato dal 2007 al 2010 che è possibile realizzare iniziative culturali che attraggono turismo di qualità, generando business.
Ritornando ai miei due libri, il primo nasce dal progetto "Antichi sentieri: escursioni tra storia e natura" che ho ideato e realizzato per la manifestazione "Sagre e profane". Sei passeggiate organizzate tra settembre e ottobre del 2007 alle quali hanno partecipato quasi 500 persone con una media di oltre 80 partecipanti a passeggiata. Tutto questo interesse mi ha spinto a scrivere "Lungo i sentieri della nostra storia". Poi nel 2009 con "I miti e i riti" e lo scorso anno con la "Francigena del sud", ho scoperto il fascino della storia medievale rinascimentale di questi luoghi e questo mi ha spinto a scrivere "Quando i colli divennero castelli".

Che cosa più l'affascinata della storia delle famiglie patrizie presenti nei Castelli Romani e delle ville e dei palazzi nei quali soggiornarono queste potenti famiglie?
I Castelli Romani, nell'immaginario collettivo, sono sinonimo di vino, porchetta e aria buona. Quello che, invece, è sconosciuto ai più è il ruolo politico ed economico che ha avuto questo territorio in due epoche in cui i Castelli Romani furono al centro della storia del mondo occidentale.
La prima epoca, quella della Civiltà Latina, l'ho raccontata in "lungo i sentieri della nostra storia"; la seconda, iniziata all'indomani dell'anno Mille e legata al ruolo della Chiesa e delle famiglie baronali, è narrata in quest'ultimo libro. La Chiesa diviene in questo periodo il pilastro centrale di ogni attività politica dell'Europa occidentale e le famiglie nobili romane che si alternano sul soglio pontificio diventano, di conseguenza, sempre più potenti. Il papa è, in pratica, il grande protettore della sua casata e poiché la Chiesa, grazie alla famosa "Donazione di Costantino", è la principale proprietaria fondiaria della campagna romana, le famiglie baronali, grazie all'appoggio del "pontefice di famiglia", acquisiscono vasti possedimenti terrieri dell'Italia centrale. I feudi più ambiti sono quelli confinanti con Roma perché più facilmente raggiungibili dalle truppe in caso in cui il pontefice sia in pericolo e perché da qui è possibile controllare le vie di comunicazione con la Città Eterna. Così, nel tempo, i Castelli Romani furono dominati dalle famiglie patrizie romane come i Crescenzi, i Tuscolani, i Savelli, i Colonna, gli Orsini, i Frangipane, gli Annibaldi, e poi dalle casate nobiliari alle quali apparteneva il pontefice di turno, come i Borgia, i Della Rovere, gli Altemps, gli Aldobrandini, i Borghese, i Barberini e i Chigi.
È evidente, quindi, come per oltre cinquecento anni i Castelli Romani assunsero un ruolo fondamentale. Qui risiedevano i nobili più potenti dello Stato Pontificio e all'interno dei loro castelli stazionavano uomini armati pronti a intervenire a protezione del pontefice o, come avvenne in molti casi, ad allearsi con l'imperatore per combattere il papato. Questo territorio, così vicino all'Urbe, centro del potere della Chiesa, divenne un territorio di grande importanza strategica e per secoli le famiglie baronali si scontrarono tra di loro per impossessarsi di un castello, specialmente se collocato in punti chiave, come quello di Lariano o di Rocca di Papa.


Che cosa significa conoscere il patrimonio storico che il territorio ci restituisce dalla lontana preistoria ai giorni nostri?
Il progresso umano sinora si è accompagnato al consumo dissennato delle risorse naturali. I Castelli Romani, purtroppo, sono la riprova della scelleratezza degli uomini che hanno distrutto per sempre veri e propri patrimoni dell'umanità (vedi il Lago Albano) soltanto per interessi economici. Tutti noi che amiamo questi luoghi abbiamo il dovere di fare quello che è possibile per salvare il salvabile. Io sono un giornalista e, quindi, oltre a partecipare alle varie iniziative delle associazioni ambientali, cerco con i miei scritti di suscitare l'attenzione del lettore sulle peculiarità dei Castelli Romani, affinché cresca nell'opinione pubblica la sensibilità verso la salvaguardia e lo sviluppo eco sostenibile di questo territorio.
Conoscere il nostro patrimonio storico per amarlo e, quindi, tutelarlo. Principalmente per due motivi. Un primo, di ordine economico, è legato alla sempre più diffusa consapevolezza del ruolo strategico che le risorse naturali hanno nello sviluppo. L'ambiente può rappresentare un buon affare ed occasione di lavoro, anche qualificato, per i nostri giovani. Un secondo è di ordine etico, e riguarda l'impegno nei riguardi delle future generazioni. Quanto più abbiamo distrutto tanto più abbiamo l'obbligo di ricostruire e preservare per coloro che verranno. L'oro verde è per noi ricchezza tanto quanto i giacimenti del sottosuolo, sicuramente di più per la qualità della nostra vita.

Leggendo il suo libro si comprende come la storia non sia solo un semplice susseguirsi di eventi ma è anche strettamente legata al suo territorio, pertanto anche la "historia naturalis" ha grande valore per una comunità. Cosa significa l'impegno per la salvaguardia e la valorizzazione dei Castelli Romani?
Nei Castelli Romani esistono un'infinità di luoghi capaci di raccontare le stratificazioni della nostra storia: architetture legate sia alla città latino/romana che a quella medievale/barocca, ambienti naturali ricchi di siti archeologici, tradizioni popolari che traggono origini da riti religiosi che si perdono nella notte dei tempi, arti e mestieri tramandati da padri e figli per secoli. Tutto questo è una ricchezza inestimabile che non va perduta, anzi va tutelata e salvaguardata per essere fruibile dai nostri eredi.
E poi, come ho detto prima, c'è un importante riscontro economico. Tutelare il nostro ambiente significa valorizzarlo per farlo diventare un'opportunità di business. Perché se vogliamo far venire qui i turisti dobbiamo preservare questo territorio e il turismo culturale e ambientale può significare sviluppo economico e, di conseguenza, possibilità di lavoro per i nostri ragazzi.

 


Maurizio Bocci è nato e vive ad Albano Laziale. Laureatosi in Scienze Statistiche nel 1974, abbandona ben presto le ricerche demografiche per occuparsi d'immagine e comunicazione. Giornalista pubblicista dal 1995, è stato per venti anni responsabile della Comunicazione Istituzionale prima in Aeroporti di Roma e poi in Alitalia. Lasciata l'Alitalia nel 2005, ha collaborato per alcuni anni con il Consorzio Sistema Bibliotecario dei Castelli Romani nel progetto "Sagre e Profane" e nel dicembre 2008 ha pubblicato il volume "Lungo i sentieri della nostra storia", edito dal Parco regionale dei Castelli Romani. Attualmente collabora con il Comune di Albano Laziale ed è direttore responsabile della rivista d'opinione "Albano Team" e di "Aricia", notiziario mensile del Comune di Ariccia.

Per la rubrica Sistema Territorio - Numero 106 novembre 2011