RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cibo per la mente

Dove eravate tutti

"...Scendo, sono in ritardo. Quasi stordito da questo ronzio, mi metto a correre. E corro, corro, con i piedi un po' larghi,la tracolla che scivola di continuo, le idee in confusione.
I platani non hanno ancora perso le foglie, stringono la strada come le pareti di un tunnel.
Forse è la volta buona per vedermi assegnare una tesi di storia contemporanea come si deve: questo martedì di fine settembre, di fine decennio - le Isole Samoa tra qualche ora inondate, l'ennesimo attentato in Iraq, tutte le altre notizie terribili che arrivano, continuano ad arrivare e però non ci frenano, ci lasciano correre. Finchè non riguardano noi." È solo un breve lacerto del nuovo romanzo dello scrittore Paolo Di Paolo, non è tratto dal reale "incipit", ma da un'immagine che nasce e si giustifica con una tesi in attesa di essere assegnata, aderente e rispecchiante perfettamente con poche pennellate una situazione collettiva psichica attuale, protesa verso una corsa odierna, verso la quantità delle notizie che navigano nelle nostre teste, trasportate da un riferimento non sempre preciso.
Anche quest'ultimo testo dell'autore mantiene e risente di quel tipico e usuale ritmo incalzante da togliere il fiato. È indispensabile per tutti noi seguirlo dovunque vada, sia nell'anima che in una piazza, sopra una giostra, in un carrozzone o in un furgoncino,disegnato su questo libro dallo stesso autore: un tratto di penna ingenuo, ma non infantile, nato, direi da una pensiero forse dubbioso, sulle personali capacità tecniche.
Le parole fra le sue mani diventano docili e si diversificano secondo le situazioni. sfociando nella destrezza estrema della proprietà di linguaggio che caratterizza questo romanzo come i precedenti.
Ognuna di queste parole assume un volto e si incastra nel "puzzle" della vicenda senza essere mai un banale frutto del caso, così scorrono gli avvenimenti sotto i nostri occhi, anche quelli passati, in un gioco continuo dalla cadenza trasparente, anche se a volte inquietante. È fondamentale creare suoni lungo la narrazione per l'autore, non solo raccontare, quindi è d'obbligo sfiorare il tasto di un pianoforte, necessario per mantenere quella speciale melodia, mai monocorde e spingere il lettore a non staccare gli occhi dal testo, che anche se trascurato per breve tempo, fino a trasformarsi in determinante per lasciarci il dono della riflessione: anche questa rappresenta una delle prerogative nello stile geniale di Paolo Di Paolo.
Mimetizzato nei personaggi l'autore esprime le sue immaginazioni, le nostalgie, le amarezze, le delusioni a livello autobiografico, avvolto in apparenza dal mondo della fantasia, da una speciale intuizione dovuta all'originalità dell'argomento. Tutto ciò può srotolarsi in un film, rendendo una moviola anche il tempo, riportandoci all'infanzia, all'adolescenza e infine proiettarci al presente della realtà quotidiana.
Non mancano i raccordi al periodo studentesco, all'amore per i libri, eletti come amici, perché sanno regalare e aprire nuovi mondi, accenno peraltro, ribadito dall'autore anche in un altro suo romanzo.
Un viaggio, come altri già attraversati, sempre tenuti per mano dalla creatività o da un album di fotografie in bianco e nero da sfogliare che lo scrittore riesce a focalizzare con abilità, senza mai stancare.
Paolo Di Paolo è spettatore, narratore e protagonista accompagnato da episodi vissuti in prima persona, che delineano la sua particolare personalità accompagnata da domande con o senza risposte. Non so bene perchè personalmente abbia abbinato questo titolo alla canzone di B.Streisand "The way we were"(come eravamo), credo che dovremmo, così come l'autore si chiede,dove e come eravamo tutti, se in grado di far fronte a determinate situazioni, dove il nostro decalogo, il nostro credo, l'atteggiamento verso un futuro incerto, quasi costretti a un "face to face" con la nostra coscienza.
Da menzionare un altro elemento nuovo non trascurabile: l'inserimento di alcune testate relative a vecchi giornali che sottolineano con abilità lo scorrere delle pagine, come pure degna di essere messa in rilievo la copertina, comparata allo scrittore-bambino dal talento precoce, già affascinato e attratto nell'età dei giochi infantili dalla bellezza della scrittura, iniziando da comuni quotidiani, per proseguire, poi, con testi più impegnativi nel percorso di formazione letteraria.
Felice intuizione, perfettamente aderente alla situazione personale e argomentativa dello scrittore..
Nulla può sfuggire a chi legge attentamente "Dove eravate tutti":
Vivere questa ulteriore esperienza letteraria di Paolo Di Paolo, arrichisce indubbiamente la nostra sensibilità interiore, rendendola giusta chiave di lettura del suo nuovo avvincente regalo che accompagnerà i nostri spazi dedicati al romanzo.

 

Paolo Di Paolo
Dove eravate tutti
Feltrinelli

 


Paolo di Paolo

è nato a Roma nel 1983.
La raccolta di racconti "Nuovi cieli, nuove carte" (Empìria 2004) è stata finalista al Premio Calvino.
E' autore di libri intervista: "Un piccolo grande novecento" (Manni, 2005) con Antonio Debenedetti,
"Ho sognato una stazione".
Gli affetti, i valori, le passioni (Laterza 2005) con Dacia Maraini, Risalire il vento (Liason, 2008) con Raffaele La Capria, Queste voci queste stanze (Empìria 2008) con Elio Pecora. Come romanzi ha pubblicato Raccontami la notte in cui sono nato (Perrone, 2008) e Questa lontananza così vicina (Perrone, 2009), Dove eravate tutti(2011)

Per la rubrica Cibo per la mente - Numero 106 novembre 2011