RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Pepite

Le poesie di Carla Anastasio

Intervista di Franco Portelli

Graceful Dream of Poetic Glory (1995)

Hai sperimentato mezzi espressivi diversi, spaziando dalle arti figurative (disegno, pittura, scultura) alla scrittura (romanzi, racconti, saggi). Da qualche anno scrivi esclusivamente poesie. Qual'è il senso di questo percorso?
E' il senso stesso della vita: si cresce, si esperimenta, si impara, si abbraccia, si abbandona ... ogni cosa ha il suo momento, il suo perché.
Nulla accade a caso, ogni cosa arriva, si lascia sperimentare, ti lascia qualcosa e poi svanisce.
Tutto cambia e si evolve: questa è la vita.
La staticità e l'immutabilità rappresentano la non crescita, il non cambiamento, 'la morte'. Oppure significa che hai raggiunto la 'meta', che hai ottenuto l'imperturbabilità e l'equilibrio del 'giusto', l'illuminazione, il nirvana, ecc.
Non è certo questo il mio caso. Sto ancora imparando, crescendo, sperimentando: e questo è il momento della poesia. Non so quanto durerà e non mi interessa saperlo, perché senz'altro, al momento giusto, sarà sostituito da qualcosa che, in quel preciso istante, sarà senz'altro 'giusta' per me.

Solitudine, rimpianto, gioia, speranza, entusiasmo, luce, emozione. Quale di queste parole potrebbe esprimere il tuo mondo poetico?
Tutte, da sole o combinate, ma tutte. Ogni momento è rappresentato da uno stato d'animo, da un sentire particolare, da un sentimento preciso. Ogni momento ha una sua precisa identità, una vibrazione particolare. Tutte queste parole hanno una valenza positiva, anche quelle che potrebbero sembrare pesanti come solitudine e rimpianto, perché anche partendo da quelle modalità emozionali mi accorgo che, comunque, tutto si sviluppa poi verso un sentire di gioia, di entusiasmo, di luce.

Scrivi per te stessa o per chi non ti conosce?
Ho sempre scritto spinta da un impulso irrefrenabile che veniva dal profondo. Una spinta interiore che si esauriva, soddisfatta, semplicemente con l'atto del riportare su carta ciò che l'anima suggeriva. Ora, dietro l'esortazione di alcune amiche, voglio tentare l'esperienza di condividere sperando di donare leggerezza, divertimento, illuminazione, incuriosire, dare uno spunto, provocare un sorriso e, perché no, anche una lacrima, ma di gioia.

Raccontami di te, della tua vita...
Sono nata a Roma nel '49, primo dopoguerra, da genitori sfollati.
Fame, freddo, carenze affettive (sei figli), il collegio dalle suore: questa è stata la mia infanzia.
Povertà accettata come inevitabile, l'incubo degli ufficiali giudiziari (anche se non avevamo niente da pignorare), buio da morosità (poi, da adulta, ho saputo che mio padre era un giocatore), nella mia adolescenza.
Qui scatta la grande decisione: non voglio fare la fine di mia madre che non può abbandonare mio padre perché piena di figli e senza qualifiche lavorative (si era sposata a 18 anni). Quindi, mi metto a studiare a testa bassa per poter diventare indipendente.
L'indipendenza è ciò che ti permette di scegliere libero da bisogni.
Non posso frequentare il classico perché proveniente da studi tecnici, non posso frequentare l'artistico perché 'è per mignotte' come diceva mio padre, quindi proseguo con studi tecnici allora sperimentali (dirigente di comunità). In tutto questo lasso di tempo, appena riuscivo a mettere le mani su un pezzo di carta (avanzi di quaderni) disegnavo, e come riuscivo a mettere le mani su un libro (sempre in prestito da amici o dalle biblioteche scolastiche) leggevo. I miei passatempi: fare le caricature agli insegnanti, scrivere parodie dei grandi poemi classici e farmi prestare libri di fantascienza, che diventa così per me evasione e fonte di conoscenza. Scrivo la mia prima poesia in francese ed in caratteri gotici.
Vado avanti con le borse di studio, frequento l'I.S.E.F., conosco il mio futuro marito che frequenta architettura, vado via di casa (mi rifugio da una mia zia) e, a 22 anni, ottengo il mio primo incarico da insegnante in una scuola media.
I miei primi acquisti sono libri e un'enciclopedia dell'archeologia. Scopro testi di Archeologia non convenzionale e mi appassiono a tutto ciò che è 'non spiegabile' e quindi ignorato.
A 26 anni, appena il mio fidanzato si laurea, convolo a giuste nozze. Prima figlia, senso d'oppressione dato dal sentirmi prigioniera di un ruolo troppo pesante per me, tiro avanti e, dopo alcuni anni, decido di andare in pensione volontaria perché voglio avere un altro figlio prima che sia troppo tardi.
Questo è il periodo della pittura.
Mi trasferisco a Rocca di Papa e aderisco ad un circolo artistico col quale partecipo ad alcune mostre. E' anche il periodo delle 'estemporanee'. Frequento, assieme a mia figlia maggiore, un coro.
Tutto sembra andare per il meglio: scrivo il mio primo libro di fantascienza, non tiriamo più la cinghia, la casa pagata, il mutuo quasi estinto, quindici giorni in Sardegna l'estate, la settimana bianca il Val Gardena l'inverno ...Poi l'inaspettato: mio marito muore in un incidente di montagna l'ultimo giorno di vacanza che era anche il nostro anniversario di nozze. Tutto cambia. Il dolore è talmente forte e insopportabile da farti desiderare la morte. Ma non te lo permettono: devi crescere due figlie. E allora riesci a trovare il modo di andare avanti. Tutto cambia. Anch'io. O cambi e ti adegui o impazzisci dal dolore e muori.
Non dipingo quasi più.
Inizio a tentare di attenuare la tensione scrivendo.
Dopo sei anni conosco un altro 'lui' con il quale decido di convivere: dopo sei mesi muore.
Qui mi fermo. Ci dev'essere un senso nella vita, non può essere tutto casuale perché se così fosse, basterebbe solo un po' di coraggio per porre fine alla sofferenza mia e delle mie figlie.
Sono confusa, arrabbiata, ma non mi arrendo, voglio capire, ed è a questo punto che, come dicono le grandi tradizioni spirituali, "quando l'alunno è pronto il maestro arriva": Inizio così un percorso di conoscenza che mi porta in India, dove scopro fonti appaganti per saziare la mia sete.
Mi ritrovo, senza averlo programmato, ad insegnare Yoga, ad essere impegnata nella diffusione della conoscenza e della pratica di discipline orientali e tecniche meditative e a scrivere saggi sul benessere psico-fisico.
Dopo tanti anni posso dire di essere appagata e soddisfatta, di aver capito 'il senso della vita'. Il difficile è praticare ciò che si è appreso, ma non mi pongo nessun problema, tutto va per il verso giusto, nulla è sbagliato... Tutto quello che la vita mi presenta, è esattamente ciò che serve per farmi capire in quale direzione devo andare: le prove, le esperienze, sono i nostri 'compiti' che ci preparano ad andare sempre più avanti, verso l'infinito.
Ed è là che, prima o poi, tutti (intesi come coscienze, come anime) arriveremo.
Ma prima riusciamo a trovare il giusto sentiero, più esperienze dolorose ci risparmiamo.
Questo ora è il senso, la spinta, la direzione e la meta del mio cammino.
In realtà non è la meta, ma il percorso che trasforma la coscienza.
E in questo momento del mio percorso la poesia è una delle espressioni 'giuste'.

 


ARGENTO LUNARE
Lucore notturno di luna silente,
chiarore diafano, alone splendente.
La mia ombra, tenue e leggera,
fluttua taciturna carezzando la sera.
Il mio sguardo su di te Selene può indugiare,
non c'è dolore, solo un alato sognare.
Ritrovo fantasie con occhi di bambina,
sogni rivivon rinverditi dalla brina.
Il tempo si confonde nel mio cuore,
ancora speranze di un mondo migliore.
Nel divenire si srotola la vita
con desideri, progetti e speranza infinita.
Poi, un barlume di luce il mio occhio ferisce,
mi desto e il magico sogno finisce:
mi ritrovo nel talamo sola e sperduta,
la vita è trascorsa e ormai son canuta.
Un lieve fremito resetta la mente:
ritrovo l'adesso, ritrovo il presente.
In un lampo i ricordi rivivo con inquietudine,
gioie, tragedie e solitudine.
Ma tutto è già da tempo svanito
e la luce mi porge un nuovo invito:
di viver il presente con intenzione,
fino all'ultima, decisiva trasformazione.

 


FORSE
Emozioni sospese,
ovattate sensazioni.
Non più attese.
Non più emozioni.
Tra il voglio e non voglio fluttuo leggera,
è pieno il giorno, tranquilla la sera.
Leggere nostalgie nell'aria sospese,
frammenti di sogno, parentesi chiuse.
Sottili spiragli tra cui filtra il domani,
leggeri barbagli che racchiudo tra le mani,
brillano un istante e poi volano via
rubando le ali alla mia nostalgia.
Ora, tarpata, non può più volare,
si affievolisce un istante e poi scompare.
Al suo posto un'energia nuova si spande:
è l'accettazione di sé, che ora risplende .

Per la rubrica Pepite - Numero 105 ottobre 2011