RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Pepite

Nel laboratorio artistico di Gina Marziale

intervista

Nella tua opera pittorica una parte notevole è dedicata al tratto, al segno distintivo.
Non a caso determinante e ricorrente è la scelta verso l'acquaforte e l'incisione presente nella fase iniziale della ricerca artistica per proseguire, con variazioni significative, nella produzione attuale. Parlaci di quest'arte meravigliosa, antica e del rapporto tra questa e il tuo processo creativo.
L'operare attraverso l'incisione su supporto metallico è stato per me importantissimo poiché ha contribuito a formare la mia personalità artistica e a scoprire la meticolosità del "particolare", del "minimum", del "non detto" anche sulla tela. La scoperta e la resa pittorica attraverso il rigore del segno ha inseguito gran parte del mio percorso artistico. Il grande lavoro su me stessa è stato quello di integrare e fondere i due mondi - grafico e pittorico - senza snaturare né l'uno né l'altro, fino a raggiungere l'armonia desiderata.
Natura e cultura sono indissolubilmente legate nel faticoso processo interiore di razionalizzazione e di estroversione della produzione che da incorporea si trasforma in oggetto visibile e assimilabile. Quanto pesano entrambe nello sforzo di raggiungere il giusto equilibrio che porta a sintesi armonica la tua opera?
Da sempre ho rincorso il raggiungimento della sintesi da questi due aspetti importantissimi legati non solo all'arte ma anche alla vita. Il lavoro necessario al raggiungimento di questo obiettivo è continuo, e spesso faticoso non solo a livello pratico; ma prima ancora richiede un incessante sforzo a livello mentale. Non si arriva mai al traguardo, ma piuttosto si tende ad esso.
Nelle tue elaborazioni, una attenzione particolare viene riservata ai "luoghi" archetipici che affondano nel mito, si trasformano in simbolo e producono una narrazione in termini di fabula. Infatti la texure di molte delle tue produzioni è carica di richiami ai fossili, alle radici, agli alberi, ai sentieri. Come se queste fossero i luoghi fondamentali dell'esperienza del Sé.
Essendo legata alla fisicità della vita nelle sue splendide metamorfosi, ti chiedo quanto sia importante per te la frequentazione dei luoghi dove vivi, i nostri splendidi Castelli Romani così ricchi di storia, di cultura e di paesaggi talvolta ancora incontaminati o più spesso contaminati dal roboante rumore della civiltà del postmoderno.
La natura è sempre la mia più grande ispiratrice: fossili, radici, microcosmi, finestre con le loro atmosfere interne, ma che rimandano sempre all'esterno, il bosco con i suoi folletti e sentieri nascosti... tutto ciò mi ha sempre affascinato. Sono nata a Roma, città basilare per la mia formazione artistica, ma da più di vent'anni sono immersa nello splendido verde dei Castelli Romani dove abito e opero. Le mie osservazioni giornaliere e le atmosfere delle luci dei sentieri e degli interni boschivi hanno contribuito alla mia evoluzione di artista, e soprattutto mi hanno permesso di ascoltare i "silenzi della natura".
Il segno, il tratto, il colore, rappresentano gli elementi distintivi del tuo percorso artistico ormai da lunga data.
Essi sono attività del cuore, della mente e frutto dell'esperienza pluridecennale trascorsa tra la sperimentazione personale e l'insegnamento. Quale potrebbe essere un messaggio di speranza per i numerosi giovani artisti che vivono anche nei Castelli Romani alle prese con una postmodernità nella quale lo spirito di queste facoltà sembra cedere il posto alla mediazione tecnologica omologante?
I giovani più di tutti devono credere nelle loro potenzialità, tutto si può realizzare se si crede fermamente nelle proprie inclinazioni, anche se questo comporta rinunce e sacrificio. L'Arte va incoraggiata e sostenuta, è un linguaggio universale al quale non si può contrapporre nessuna tecnologia del momento e futura. Inoltre il consiglio che posso dare ai giovani è quello di formarsi attraverso la conoscenza approfondita della Storia dell'Arte, per arrivare in seguito a proporre la propria opera d'arte, che sicuramente sfuggirà all'omologazione perché rispecchierà un sentire unico, come l'artista che la produce.

Cenni biografici
Gina Marziale nasce a Roma, diplomandosi presso l'Istituto d'Arte, poi presso l'Accademia di Belle Arti, dove si specializza in arte incisoria. Successivamente, vincitrice di cattedra, insegna disegno e storia dell'arte per oltre vent'anni. Fin da giovanissima si dedica alla pittura e frequenta lo studio del maestro Ciarrocchi acquarellista e incisore, ottenendo importanti riconoscimenti tra i quali il Primo premio di Arte Sacra a Roma (1965), e il Premio della II Biennale delle Regioni ad Ancona. Nel 1971 presenta la sua prima mostra personale alla Galleria Astrolabio Arte di Roma, di seguito molte altre personali in spazi istituzionali di interesse storico-artistico. Tra le ultime esposizioni si ricorda l'antologica del 2007 dal titolo La natura razionale, presso il Museo civico Umberto Mastroianni di Marino, la personale di grafica nel 2009 presso la Biblioteca Vallicelliana, nel Salone Borromini a Roma e la personale presso l'ex tipografia della Biblioteca dell'Abbazia di San Nilo a Grottaferrata (Rm).
Nel 1979 la sua opera è stata catalogata e inserita a Firenze nell'archivio per l'Arte Contemporanea del '900 presso il Kunsthistorisches Institut. Le sue opere si trovano in collezioni private pubbliche quali la Galleria Comunale d'arte Moderna di Roma, e altre ancora presso l'Ambasciata della Repubblica araba d'Egitto e la Fondazione Biblioteca Morcelli Pinacoteca Repossi, Chiari (BS). Infine Gina Marziale ha firmato copertine di testi di saggistica e narrativa per la casa editrice Sovera Multimedia.
Hanno scritto sulla sua opera molte personalità del mondo della cultura e dell'arte. Tra i tanti segnaliamo:
Mariano Apa, Franca Calzavacca, Franco Campegiani, Arnoldo Ciarrocchi, Carlo Giacomozzi, Aldo Onorati, Claudio Strinati Marcello Venturoli. I cataloghi delle mostre sono conservati e a disposizione del pubblico presso la Biblioteca civica Vittoria Colonna di Marino che ospita il Centro di Documentazione Locale di Marino e dei Castelli Romani del Consorzio SBCR.


I quadri
Aria-acqua (1999-2000)
In un oceano cilestrino si staglia un immenso albero, una radice dagli intricati rami; sembra nascere da un universo aereo o forse d'acqua. Qui è forte il richiamo alle radici dell'anima che sono ben "radicate" ma esiste un potente desiderio di superare la dimensione dell'umano portandosi dietro ogni cosa della propria fisicità. Non abbandona gli istinti primordiali ma accoglie la spinta verso una dimensione "altra", infinita, morbida, espansa, sotto-sopra, senza confini.

La camera incantata (2002)
Su una texture di colori dal viola al celeste, dal blu al verde si apre un paesaggio lunare che si intravvede da una finestra. Qualcuno osserva i piani di un paesaggio che solo apparentemente sembra oscuro o ostile. Nei piani che si avvicendano segnando e disegnando spazi di antica memoria, l'occhio abbraccia l'immensità dello spazio attraverso una esplosione del colore dell'anima. Qui è la nostalgia di infinito.
Bosco incantato (2007)
Un intrico di alberi, rami sospesi, foglie e terra, aerei spazi che formano un tessuto compatto ma aperto alla luce che si fa strada nel folto intrico sommerso.
Dall'interno, verso un ulteriore interno, si inoltrano un braccio e una mano quasi ad afferrare l'intricato miscuglio, forse a rammentare che siamo Uomini della Natura e nella Natura.

Metamorfosi arborea (1984)
La materia si innalza trasformandosi in un grandioso albero che prende altra forma proprio ora, sotto il nostro sguardo, catturato dalla torre tortuosa in cui si snoda e vigila un imponente uccello che con le ali abbraccia e contiene la trasformazione dinamica.
Nostalgia dell'infinito (2002)
Qui l'intrico si fa intreccio indissolubile e delicato tra il dentro e il fuori in un universo interiore profondo in cui, inoltrando lo sguardo verso l'interno, si scorge la materia viva e pulsante, vita incessante e laboriosa che pervade la terra in attesa.

Il dramma è compiuto (2006)
Un cortile, una casa, una oscurità densa che occupa gli spazi dell'anima.
Un sipario si alza alla vista dello spettatore che partecipa alla rappresentazione muta e composta del dramma.

Per la rubrica Pepite - Numero 103 luglio 2011