RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Idrogeologia

Acqua reale o virtuale, comunque una risorsa in esaurimento

La gestione pubblica del servizio idrico ha spesso incontrato difficoltà per una tendenza degli enti pubblici a non fare i necessari investimenti e a non eseguire le ordinarie manutenzioni (ad esempio la ricerca delle perdite d'acqua negli acquedotti e la loro riparazione), per cui alcune città europee hanno affidato il servizio a grandi società private (come le francesi Vivendi Environment, Suez Lyonnaise des Eaux e Veolia o la tedesca Rwe). Il finanziamento degli investimenti progettati dall'ente pubblico e realizzati dal gestore è ottenuto in genere tramite considerevoli aumenti delle tariffe di vendita dell'acqua, che gli utenti hanno spesso ritenuto sproporzionati e insostenibili (vedi i casi di Arezzo e Latina tra i più noti in Italia), determinando una forte conflittualità fra la società civile e le compagnie private e talvolta una vera e propria rivolta contro la privatizzazione delle risorse idriche. La trasformazione dell'acqua in merce è una strategia strenuamente perseguita da alcuni organismi sovranazionali come il WTO (Word Trade Organization), la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale che da qualche tempo legano la concessione dei prestiti alla privatizzazione dei servizi, ricomprendendo in questa deregulation anche la fornitura dell'acqua. Al contrario importanti organizzazioni internazionali si sono espresse per l' "acqua bene comune" dopo che il "Comitato internazionale per il contratto mondiale sull'acqua" a Lisbona (1998) ha pubblicato il Manifesto dell'acqua che si conclude con l'affermazione: "L'acqua è patrimonio dell'umanità". Ricordo che il Parlamento europeo il 15 marzo 2006 ha approvato una risoluzione in vista del quarto "Forum mondiale dell'acqua" (Città del Messico, 16-22 marzo 2006) affermando che "l' acqua è un bene comune dell'umanità e come tale l'accesso all'acqua costituisce un diritto fondamentale della persona umana, inoltre si chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l'accesso all'acqua alle popolazioni più povere entro il 2015 " Inoltre, la risoluzione GA/10967 dell'ONU del 29 luglio 2010 dichiara per la prima volta nella storia il diritto all'acqua un diritto umano universale e fondamentale. L' acqua comincia a scarseggiare, anche se molti di noi non riescono ancora a crederci: tutto sembra facile, apriamo il rubinetto e l'acqua esce ed anche abbondante, ma dati allarmanti circolano, ormai, da diversi anni, fenomeni come la desertificazione e la salinizzazione vengono descritti su testi specializzati ed analizzati da giornali e televisione, eppure il nostro atteggiamento è scettico. Quando ci capita di leggere i dati dei consumi di acqua stentiamo a credere che nelle nostre attività quotidiane possiamo utilizzare fino a 350 litri d'acqua a testa al giorno, in realtà il nostro consumo "virtuale" è di molto superiore e pari a circa 6200 litri al giorno. L'acqua "virtuale" è quella nascosta, cioè contenuta nel cibo, nell'abbigliamento e nei beni di consumo quotidiani, servizi compresi: il concetto di acqua "virtuale" è stato introdotto nel 1993 dal prof. John Anthony Allan del King's College of London, successivamente l'idea è stato sviluppata da Arjen Y. Hoekstra, che ha definito, sul modello dell'impronta ecologica, un parametro quale "l'impronta d'acqua". Vediamo quali sono le quantità assolute in gioco, trascurando l'acqua virtuale: in Italia nel suo complesso il consumo totale d'acqua era, nel 1999 (dati dell'Istituto Ricerca sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche), pari a circa 41.000 Mm3/anno (con M si intende il valore 106 cioè milioni) la disponibilità, invece, era pari a 51.800 Mm3/anno. Nel 2015, le risorse disponibili saranno 53.000 Mm3/anno a fronte di un consumo di 54.300 Mm3/anno (dati del Comitato Vigilanza Risorse Idriche): i dati evidenziano a breve un consumo superiore alla disponibilità. Nella zona dei Castelli Romani si è valutato già nel 2005 un deficit idrico pari a 18 Mm3/anno. Mi chiedo: non è il caso che i Comuni del nostro comprensorio, vista la scarsezza di tale risorsa, approvino in Consiglio Comunale un ordine del giorno chiaro che riprenda le risoluzioni approvate dall'ONU e dal Parlamento Europeo? A me risulta ad oggi, ma potrei sbagliare per carenza di informazione, che solo i consigli comunali di Genzano e Lanuvio hanno approvato un ordine del giorno che stabilisca "l'accesso all'acqua come diritto umano universale".
Inoltre, perché il gestore del servizio idrico non ci informa in maniera esauriente circa la qualità e la quantità dell'acqua che entra nelle nostre case? Eppure l'articolo 162 "Partecipazione, garanzia e informazione agli utenti" del D.L. 152/2006 "Norme in materia ambientale" recita: Il gestore del servizio idrico integrato assicura l 'informazione agli utenti, promuove iniziative per la diffusione della cultura dell'acqua e garantisce l'accesso dei cittadini alle informazioni inerenti ai servizi gestiti nell'ambito territoriale ottimale di propria competenza, alle tecnologie impiegate, al funzionamento degli impianti, alla quantità e qualità delle acque fornite e trattate. Agli abitanti dei Castelli Romani piacerebbe ricevere a casa, oltre la bolletta relativa ai consumi, qualche informazione aggiuntiva: ad esempio una analisi chimica certificata. Il problema di fondo è: la privatizzazione dei servizi garantirà a tutti il diritto riconosciuto di accesso all'acqua? A livello europeo risulta che la città di Parigi, dopo anni digestione privata, è tornata al servizio pubblico e che pochi mesi fa i cittadini di Berlino, consultati con un referendum, hanno indicato la volontà di tornare ad un servizio idrico gestito da capitale pubblico.

Per la rubrica Idrogeologia - Numero 102 giugno 2011