RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Tafter

Datatur 2011: trend e statistiche sull’economia del turismo

Una ricognizione sul turismo europeo e, in particolare, su quello italiano, che divenga uno strumento in grado di monitorare gli obiettivi perseguiti dal comparto e le sue reali prospettive di sviluppo: è con questo obiettivo che nasce Datatur 2011, una ricerca condotta da Federalberghi e dall'Ente Bilaterale Nazionale del settore Turismo con il supporto tecnico scientifico del Centro Studi del Turismo di Assisi.
Lo scenario delineato nelle 90 pagine di riferimento del rapporto, che si riferiscono prevalentemente al biennio 2008-2010, non è di certo dei più confortanti anche se significativi appaiono i tentativi del mercato alberghiero italiano di sfuggire ad una crisi che ha paralizzato gran parte del traffico turistico europeo con una crescente difficoltà a riguadagnare le posizioni occupate ante crisi. Riqualificazioni e ristrutturazioni dell'offerta alberghiera hanno portato negli ultimi anni ad un mutamento nell'ospitalità caratterizzato dalla progressiva riduzione del numero delle strutture a fronte di una crescente capacità ricettiva in termini di camere e letti disponibili: sono quindi aumentate le strutture alberghiere più ampie e di qualità medio-alta a discapito di aziende medio-piccole di bassa categoria. Tra il 2000 e il 2009 a crescere di più sono state le aziende meridionali con una notevole spinta al turismo data dalle regioni Basilicata (+85%), Sicilia (+52%), Puglia (+49,8%) e Calabria (+49,6%).
Nonostante tale dato, lo scenario generale rimane comunque dominato da piccole imprese con alti tassi di sopravvivenza in cui troviamo dai 5 ai 20 addetti. 926mila sono ad oggi, secondo i dati Inps, gli impiegati nel mondo del turismo con una media per azienda di circa 5,6 lavoratori. L'alta stagionalità che caratterizza il settore non permette comunque andamenti stabili di impiego che comunque registrano valori costanti per quanto riguarda l'occupazione femminile, assolutamente preponderante con il 77% dei dipendenti.
Confortano i dati riguardanti il posizionamento del Belpaese rispetto agli altri paesi europei: l'Italia, primo paese in Europa per numero di presenze nelle strutture ricettive, si è infatti dimostrato in grado di reggere le scosse della crisi riportando nel 2009 un incremento di arrivi alle frontiere.
Un dato di per sé positivo, che va comunque contestualizzato entro una globale diminuzione della spesa affrontata da parte dei turisti stranieri in Italia che nel 2010 vede però segnali di ripresa: nel periodo gennaio-ottobre 2010, infatti, la media pro-capite degli stranieri si è attestata sui 120 euro giornalieri nella solo regione Lazio, 111 euro in Lombardia (un aumento dello 0.5% rispetto al 2009). A soggiornare più spesso in Italia sono tedeschi, statunitensi e inglesi, anche se a spendere di più sono rispettivamente russi (194 euro per turista), giapponesi (152,3 euro), australiani e svizzeri (126 euro circa).
Una situazione dunque che non sembrerebbe risentire in maniera grave della crisi dilagante ma che registra anch'essa dei deficit in alcuni rami del comparto: primo fra tutti quello occupazionale con una brusca frenata delle assunzioni sia nel 2009 che nel 2010 che segnano un calo rispettivamente del 4% e del 12% rispetto al 2008. Le cause di questa contrazione vanno ricercate sia nella stabilità del flusso turistico, che quindi non ha fatto percepire l'esigenza di nuove assunzioni sia, da parte di chi aveva manifestato l'intenzione di assumere, ad una diffusa difficoltà nel reperire risorse umane adatte allo svolgimento della professione (15%).
Eppure l'Italia pullula di corsi professionali, lauree triennali, specialistiche e master universitari indirizzati al conseguimento di un titolo che attesti la professionalità degli operatori turistici con la presenza inoltre di attività formative all'interno delle stesse aziende ricettive (le più grandi) che propongono corsi di aggiornamento in ricevimento, sala, marketing, bar, ricezione ospiti.
Il Fondo Sociale europeo finanzia inoltre, assieme a regioni e province, corsi di formazione studiati ad hoc, in prevalenza gratuiti.
L'economia del turismo italiano presenta oggi dati contrastanti che, se da un lato denotano le gravi difficoltà subite a causa della crisi globale, dall'altro non mancano di mettere in evidenza la capacità del comparto di reagire alle condizioni sfavorevoli. Confrontando i dati della ricerca con quelli di altri rapporti, come quello di Federculture presentato poche settimane fa, emerge una condizione complessa che dimostra una positiva ripresa a fronte di un peggioramento dell'immagine del turismo italiano all'estero e di una perdita di competitività nel mercato turistico mondiale.
Lavorando energicamente sui punti di forza e quelli di debolezza del comparto si riuscirà forse ad elaborare una strategia di crescita complessiva, in grado di rafforzare non solo il settore turistico stricto sensu bensì l'intera economia nazionale, di cui il turismo ne potrebbe rappresentare il traino di sviluppo.

Per la rubrica Tafter - Numero 101 maggio 2011