RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Idrogeologia

Risorse idriche, qualità delle acque e pianificazione urbanistica

Quando si parla di risorse idriche si devono considerare due aspetti del problema: la gestione delle risorse idriche e la qualità delle acque superficiali. Sono due concetti ampiamente acquisiti, tanto che la legislazione nazionale li ha inizialmente recepiti con la Legge 36/94, meglio conosciuta come la legge "Galli", che riguarda le "disposizioni in materia di risorse idriche" e con il Decreto Legge 152/99 che riguarda le "disposizioni sulla tutela delle acque dall' inquinamento". Oggi, i due dispositivi originari, sono riportati ed integrati nel Decreto Legislativo 152/2006 "Norme in materia ambientale".
Secondo le norme in materia ambientale, una corretta pianificazione territoriale dovrebbe garantire un equilibrio tra offerta e consumo di acqua e il gestore del servizio idrico dovrebbe garantire l' informazione ed un accettabile standard di qualità per le acque superficiali.
Vediamo quali sono le quantità assolute e percentuali in gioco: in Italia nel suo complesso il consumo totale d'acqua era nel 1999 (Irsa-C.N.R.) pari a circa 41.000 Mm3/anno (con M si intende il valore 106 cioè milioni), oggi, al 2010, la richiesta d' acqua stimata è pari circa a 51.000 (Mm3/anno). Ma al di là del numero assoluto, possiamo considerare le percentuali di utilizzazione della risorsa idrica, a seconda dei settori di utilizzazione, in Italia abbiamo per uso agricolo una utilizzazione pari al 50%, per uso industriale il 30%, per uso residenziale il 20%.
Nell' area Castelli Romani il consumo totale è di 65 (Mm3/anno), con una utilizzazione pari al 21% in agricoltura, del 27% nel settore industriale e del 52% nel settore residenziale, questi numeri mettono in evidenza la vocazione residenziale del nostro territorio, ma la disponibilità è pari a 47 (Mm3/anno) il sistema è, quindi, fortemente squilibrato.
Vediamo ora il secondo aspetto del problema, cioè quello legato alla qualità dell' acqua, a tutti è noto il problema della scarsa qualità dell' acqua nel territorio dei Castelli Romani, specialmente nei comuni di Velletri e Ciampino. I giornali e la televisione ci hanno informato circa la decisione della Comunità Europea di negare all' Italia la deroga richiesta ai sensi della Direttiva 98/83/CE: dopo sei anni di proroghe continue ci è stato ingiunto di rientrare nei limiti per un parametro chiave quale l' arsenico. Si affaccia, poi, all' orizzonte un altro problema, la stessa decisione della Comunità Europea, per il parametro dei fluoruri, ci ha dato tempo, per il rientro nei limiti, fino al 31 dicembre 2012. Cosa accadrà tra due anni?
Il tempo c'è per mettere in campo delle strategie e degli interventi: è normale nelle aree vulcaniche, se si preleva da pozzi profondi, che le acque contengano arsenico, fluoruri, vanadio e manganese oltre i limiti consentiti dal decreto sulle acque potabili (D.L. 31/2001), ma non è normale prelevare acqua a quelle profondità, con pozzi che pescano fino a 500 metri sotto il livello di campagna come se fossero pozzi per la ricerca del petrolio.
In Italia, la pianificazione delle risorse idriche, anche a seguito della stratificazione normativa che si è prodotta negli anni, risulta, oggi, purtroppo, gestita in maniera poco coordinata, in quanto si sovrappongono, a volte disordinatamente, piani e programmi che a vario titolo disciplinano la materia (piani di assetto idrogeologico, piani regionali per la tutela delle acque, piani d'ambito territoriale, piani e programmi dei Consorzi di Bonifica): tutti questi piani hanno tempi e modalità di attuazione diverse.
Vediamo di razionalizzare la situazione nell'ambito della Regione Lazio, infatti per le diverse regioni italiane non si ha lo stesso livello di riferimento normativo e legislativo in quanto i vari piani, precedentemente elencati, non si trovano tutti allo stesso livello di approvazione. Nel Lazio il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale Generale (PTPG) è stato approvato dal Consiglio Provinciale il 18 gennaio 2010 ed è stato pubblicato sul supplemento ordinario n. 45 al "Bollettino Ufficiale della Regione Lazio" n. 9 del 6 marzo 2010; inoltre, per ciò che riguarda in maniera specifica il nostro territorio, è stato pubblicato nel mese di novembre 2010 il Piano di Tutela Quantitativa del sistema idrogeologico dei Colli Albani ed è vigente il Decreto della Giunta Regionale 445/2009 (Provvedimenti per la tutela dei laghi Albano e di Nemi e degli acquiferi dei Colli Albani).
In particolare il PTPG all' articolo 15 (comma 9) delle norme tecniche di attuazione, prescrive, con riferimento specifico a tutti i comuni dell' area dei Castelli Romani: "...fatti salvi i piani regolatori comunali in vigore, non sono ammesse variazioni di destinazione d'uso del suolo che comportino una diminuzione dell' infiltrazione nel suolo di acque meteoriche, e .... il prelievo delle acque sotterranee per l'uso domestico è consentito per un massimo di 90 m3/anno per abitante residente servito...".
Gli altri due citati strumenti di gestione (piano regionale di tutela e decreto di giunta) impongono, invece:
"I nuovi strumenti urbanistici comunali e i piani attuativi e/o particolareggiati o le varianti degli strumenti urbanistici, devono contenere obbligatoriamente:
a) l'esame delle esigenze idriche diversificate per utilizzazioni e distinte per ciascuna area oggetto di pianificazione,
b) l' indicazione delle fonti utilizzabili per il soddisfacimento delle varie esigenze idriche, evidenziando specificatamente i prelievi dalla falda e/o corpi idrici superficiali,
c) la dichiarazione del gestore del servizio idrico integrato, circa la possibilità di soddisfare i fabbisogni previsti con la rete acquedottistica idropotabile,
d) una relazione tecnica con specifico riferimento: alla riduzione della capacità di infiltrazione dei suoli e dei relativi interventi di mitigazione, alla compatibilità degli eventuali prelievi da falda e/o corpi idrici superficiali e alle misure adottate per il conseguimento del risparmio idrico, compreso l' eventuale accumulo ed utilizzo delle acque meteoriche e/o reflue".
Se non si interverrà, se non si applicheranno le norme e le regole di cui disponiamo assisteremo, consapevolmente, ad un ulteriore abbassamento del livello idrometrico di riferimento del lago Albano e ci dovremo rassegnare ad utilizzare, nei
(Franco Medici) - Dipartimento di Ingegneria Chimica Materiali Ambiente, "Sapienza" Università di Roma)

Per la rubrica Idrogeologia - Numero 99 marzo 2011