RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Archeologia

APIOLAE

La città più vicina a Roma dopo Albalonga

Apiolae è stata un'antica cittadella dei Latini distrutta dal re di Roma Tarquinio Prisco sul finire del VII secolo a.C. e localizzata dall'archeologo G. M. De Rossi sul Monte Savello, tra Pavona e Albano Laziale1.
Il De Rossi inoltre propose anche di identificare gli Apiolani con gli Abolani riportati nell'elenco delle 30 colonie albane (e da non confondere con i quasi omonimi Bolani, riportati nella stessa lista di Plinio, pertinenti invece alla città di Bola).
Apiolae viene riportata sia da Livio2 che da Plinio3 come Oppidum Latinorum, ovvero come centro fortificato dei Latini, mentre Strabone4 sembra specificare che si trovasse sul confine del loro territorio. Il topografo Nibby infatti considerava Apiolae come la città latina più vicina a Roma, dopo la caduta di Alba Longa (sebbene la sua proposta di identificazione sul colle della Giostra, su via di Fioranello, non abbia trovato seguito)5.
In effetti Dionigi6 ci informa che il re Anco Marzio, nell'intraprendere la guerra contro i Sicani, stipulò un accordo di pace con gli Apiolani, in quanto confinanti con il territorio dei Sicani. Il re di Roma, in seguito alle vittorie riportate contro i Sicani e alla conseguente annessione delle loro città (Politorium, Ficana e Tellenae), ampliò l'estensione del primitivo ager romanus e fece quindi avanzare il confine del territorio romano a ridosso con quello dei Latini. Alla fine della guerra quindi gli Apiolani non si ritrovarono più confinanti con i Sicani, bensì con gli stessi Romani (per una strana coincidenza, ancora oggi una parte del territorio di Pavona ricade sotto il comune di Roma). Morto Anco Marzio e decaduto il precedente accordo di pace con Roma, gli Apiolani invasero l'adiacente territorio romano compiendo saccheggi. Il nuovo re Tarquinio Prisco, intenzionato a vendicare tali atti, prese d'assedio la cittadella di Apiolae ed una volta conquistata la distrusse, procedendo anche allo smantellamento delle sue mura di difesa.
Oggi sul colle di Monte Savello si conservano alcuni blocchi di tufo arcaici inglobati nelle fondazioni del castello medievale dei Savelli ed un cornicione marmoreo con dedica ad Apollo, pertinente probabilmente ad un tempio dedicato a questa divinità presente in antico sulla cima del colle (l'epigrafe recita (A)POLLINI SANCTO AEDE). Lo stesso toponimo di Apiolae sembra essere infatti una variante arcaica locale collegata al culto di Apollo. Dalla stessa località proviene inoltre la bella testina arcaica policroma di guerriero latino conservata oggi nel Museo Civico di Albano Laziale.
Altro culto attestato nella zona è quello di Giuturna, sorella di Turno di Ardea, la quale, già riportata da Virgilio nell'Eneide7, ha lasciato il proprio nome ad una sorgente omonima (oggi sorgente di Secciano) ed al laghetto adiacente, noto infatti come Lago di Giuturna (o di Turno), oggi laghetto di Pavona (la "Fonte Ioturna" sotto Monte Savello compare anche sulla mappa di Eufrosino della Volpaia del 1547).
Bisogna ricordare inoltre come in precedenza un'errata interpretazione delle fonti classiche abbia considerato Apiolae una città volsca, da localizzare nella pianura pontina. In realtà abbiamo visto come Apiolae venne distrutta da Tarquinio Prisco sul finire del VII secolo a.C., mentre i Volsci faranno la loro comparsa nel Lazio soltanto in seguito, nella seconda metà del VI secolo a.C., e quindi non può esserci nessuna correlazione diretta tra questo centro arcaico e gli stessi Volsci (e difatti a più riprese le fonti storiche lo riportano come Oppidum Latinorum). Anche la collocazione proposta nella pianura pontina è in realtà ad un anacronismo, visto che i Romani in età regia non si spinsero mai oltre il territorio dei Latini a Sud. La presenza romana nelle pianure pontine avvenne oltre un secolo dopo la distruzione di Apiolae e risale infatti soltanto agli inizi del V secolo a.C. A tal proposito bisogna ricordare infatti che la prima cittadella volsca che i Romani distrussero fu Corioli nel 493 a.C. (assieme a Longula e Polusca), mentre la prima colonia che i Romani fondarono nella pianura pontina fu Norba nel 492 a.C., quando ormai Apiolae era scomparsa da tempo.
A complicare ulteriormente la questione subentrò successivamente Ampolo8 il quale, ignorando il precedente studio del De Rossi, propose di identificare il centro arcaico di Monte Savello con il Lucus Ferentinae (ipotesi che non ha trovato seguito ed è stata smentita prima da Barzanò9 e recentemente dal sottoscritto10).

 


Note

1) G. M. De Rossi, Apiolae-Forma Italiae,
Regio I, vol. IX. Roma 1970.
2) Livio, Ab Urbe condita, I, 35,7.
3) Plinio, Naturalis Historia, III, 70.
4) Strabone, Geografia, V, 231.
5) A. Nibby, Analisi storico, topografica, anti
quaria della carta de' dintorni di Roma.
Roma 1868, vol. I, pag. 211.
6) Dionigi di Alicarnasso, Storia di Roma
arcaica, III, 49, 1-4.
7) Virgilio, Eneide, XII, 870-886.
8) C. Ampolo, Ricerche sulla lega latina, in
Parola del Passato XXXVII, 1981, pagg.
227-232.
9) A. Barzanò, La morte di Turno Erdonio e il
problema della localizzazione del "lucus" e
del "caput aquae Ferentinae", in Aevum
LXV, 1991, pagg. 39-63.
10) C. Mauri, Il Lucus Ferentinae a
Cecchina, Vivavoce n. 72, Giugno 2008,
pagg. 4-5 e su Castelli Romani n. 2,
Marzo-Aprile 2008, pagg. 48-53.

Per la rubrica Archeologia - Numero 96 novembre 2010