RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

La posta dei lettori

Lettera al Direttore

Caro Direttore,

non potevi trovare titolo migliore di quello che hai dato al tuo editoriale comparso sul numero 94 del Vivavoce, con il quale presentavi il Consorzio Sistema Bibliotecario Castelli Romani. Io sono una "contaminata dalle biblioteche" e l'esperienza mi ha insegnato che su questo problema più che in altri, occorre muoversi, insieme, con tanta delicatezza e grande determinazione, perché si vanno a rimuovere vecchi e nuovi valori che sono stati punti di riferimento per intere generazioni. Soprattutto si deve evitare di comprimere la spinta, la curiosità, la passione provenienti da picooli gruppi di amatori, tanto utili e necessari per riuscire a sconfiggere - con la conoscenza e l'iniziativa - sia gli ostacoli assai difficili sul piano finanziario (specie in questo periodo) sia le resistenze di carattere culturale che semplicemente non vogliono cambiare nulla.
Dopo anni di attività sindacale svolta in province diverse, alla fine degli anni '50, mio marito ed io tornammo a Roma e decidemmo sia di far nascere un figlio sia di iscriverci ad una cooperativa di Marino dove avremmo dovuto trasferirci appena pronta la casa. Io chiesi ed ottenni di essere destinata al Centro Studi di Ariccia della C.G.I.L. dove la biblioteca era in via di prima organizzazione e si trattava anzitutto di raccogliere memorie delle lotte anche attraverso la documentazione di base (opuscoli, volantini, numeri unici, ecc) oltre a fornire il Centro della bibliografia necessaria a svolgere la funzione della formazione sindacale. Fu allora che ti conobbi (prima di nome, poi di persona), impegnato nel progetto di creazione della biblioteca di Genzano, dalla quale tutti ci attendevamo grandi novità ed esiti straordinari, anche perché a dirigerla era venuto un giovane che si diceva assai preparato e appassionato della materia.
La seconda "contaminazione" la ebbi quando come rappresentante della della Giunta Comunale di Marino (assessore al bilancio e al personale) mi trovai coinvolta nel progetto della Provincia di Roma per unificare in un sistema bibliotecario provinciale le tante iniziative che operavano a livello comunale (specie dopo l'impulso che avevano avuto le Biblioteche Popolari), per altro senza una visione culturale unitaria che desse sostegno e forza al progetto, poi approvato del Sistema bibliotecario provinciale.
Il Comune di Marino si mobilitò insieme ad altri Comuni dei Castelli Romani perché la documentazione necessaria (embrione di Biblioteca a Villa Desideri, Archivio Storico e dei Bombardamenti presso l'archivio della Chiesa patronale) venisse prodotta in tempo utile e si potesse concorrere a beneficiare dei finanziamenti provinciali che - per quanto modesti - consentirono di dare un primo avvio alla nuova iniziativa e di inserire nella pianta organica comunale allora in discussione il posto di un bibliotecario lauretao e di un vice bibliotecario diplomato, impiantando solidamente le basi di quella che oggi è diventata strumento di lavoro e di cultura, suscitatrice di una molteplicità di iniziative che danno lustro alla città.
La terza "contaminazione" mi ha pervaso quando - ormai novantenne - ho deciso di ritirarmi in una casa di riposo ponendo la condizione che con me venissero accolti anche i resti della mia biblioteca di famiglia, con la quale pensavo di poter svolgere un lavoro utile alla nostra piccola comunità, ma soprattutto potesse divenire strumento di collegamento e di stimolo per lo sviluppo di altre analoghe iniziative in altre case di riposo e per stabilire rapporti organici con il sistema bibliotecario dei Castelli, del quale avevo seguito solo in piccola parte le iniziative.
La buona disponibilità della struttura che mi ospita ad assicurare qualche sostegno in questo lavoro e la mia stessa prospettiva piena di entusiasmo dei primi mesi della mia residenza (che è servita a schedare la narrativa per autori italiani e stranieri) sono state tradite dalle mie condizioni di salute diventate via via più pesanti, impedendomi non soltanto di lavorare personalmente, ma anche di mantenere in ordine la biblioteca che è risultata un po' abbandonata a se stessa e troppo esposta a utilizzazioni personali piuttosto che collettive. Perciò l'apertura di uno sbocco che raccolga nel sistema bibliotecario dei Castelli anche quanto c'è già o si può costruire con la rete delle Case di Riposo che sono tante, mi è sembrata una prospettiva da esaminare in tutti i suoi aspetti. Credo che le esperienze di "contaminazione" dalle biblioteche che ho voluto ricordare confermino quali e quante possano essere le strade da percorrere: questo è il motivo che giustifica la presente lettera che ti invio volentieri anzitutto per compiacermi con te che sei sempre in prima fila sul fronte della ricerca e della divulgazione culturale e poi salutarti affettuosamente. Vedo i Castelli e la rivista Vivavoce come una specie di Arca di Noè della conoscenza che si vuole divulgare (civiltà, archeologia, storia, costumi ecc) e le biblioteche come un arcipelago di stelle che aumentano sempre di più in numero e dimensione e in capacità di ascolti e consentimi di proiettare la curva della iperbole fino a prevedere - anno per anno - analisi finalizzate alla conoscenza di specifici aspetti delle condizioni di vita dei castellani e dei loro ospiti a partire (per esempio) dagli ospiti delle case di riposo che già oggi rappresentano un'importante presenza sul piano finanziario, economico e sociale. Caro Direttore, queste le cose che mi vengono in mente cercando di pensare con la grande apertura che avete dato al Consorzio e mi auguro che ogni articolazione del vostro lavoro possa avere il massimo sviluppo.
Con tanti auguri a te e a tutti i collaboratori della Rivista.
Grottaferrata 23 settembre 2010

 


Barbara Pepitoni ha lavorato per anni come bibliotecaria presso il Centro Studi CGIL di Ariccia. La sua lettera al direttore ci ha commosso e ci ha fatto riflettere. Barbara si definisce "contaminata dalle biblioteche" ancora oggi che vive apparentemente lontano dalla vita dei nostri paesi, perchè ha scelto di vivere presso una casa di riposo. Ma Barbara non riposa. Si informa, legge, guarda e interpreta quello che accade fuori e lo fa con la partecipazione, lo slancio la passione che ci metteva quando era fuori, quando una migliore condizione di salute le permetteva di intervenire in prima persona dentro i processi sociali, politici, civili. Grazie Barbara per l'attenzione che ci hai dedicato, per le tue idee, per lo stimolo che riesci a dare anche a chi è molto più giovane di te.

La redazione

Per la rubrica La posta dei lettori - Numero 96 novembre 2010