RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cibo per la mente

Pasolini. La prima Roma di Pier Paolo Pasolini

Il libro di Enzo Lavagnini si snoda attraverso una lunga serie di lettere, interviste, articoli, fotografie e notazioni di persone che lo conobbero e con le quali Pasolini intrattenne rapporti e relazioni intellettuali e amichevoli, tali documenti e tali testimonianze ricostruiscono il periodo che Pasolini trascorse tra Roma e Ciampino, subito dopo la forzata partenza da Casarsa.
"Ciampino era poco più di un villaggio - scrive Lavagnini - quando Pasolini nel dicembre 1951, vi arrivò come insegnante. La Scuola Media parificata "Francesco Petrarca", era conosciuta da tutti semplicemente come la "Scuola Bolotta", ed era l'unica scuola media di Ciampino, aperta dal 1949. Pasolini vi insegnò per tre anni... Quella di Ciampino era una realtà sociale ancora non definita, una realtà che faceva da filtro alla grande immigrazione nella capitale, di un paese abitato anche da una meno-che-piccola borghesia. Pasolini in queste acque relativamente tranquille sentì di poter riprendere a tessere le fila del suo lavoro pedagogico, certo non con il vigore che vi aveva dedicato in Friuli, ma comunque ad intraprenderlo ancora, col metodo e la costanza che certo non gli facevano difetto."
Sono documenti unici nei quali viene esaltato l'uomo, l'intellettuale, il poeta, il critico, il cineasta, Lavagnini ha il grande pregio di aver reso pubblico un materiale davvero prezioso per chi avesse il coraggio e la voglia di approfondire la figura di Pier Paolo Pasolini, attraverso una quasi antologia pasoliniana, quelle antologie alle quali Pasolini tanto lavorava e tanto amava. D'altra parte le testimonianze sono state raccolte tra personaggi illustri o tra uomini che gli furono molto vicini, come: Nico Naldini, Mario Cipriani, Paolo Volponi, Giacinto Spagnoletti, Ennio De Concini, Attilio Bertolucci, Sergio Citti.
Esse ricostruiscono lo sfondo sociale nel quale inserire l'uomo e la sua opera ed emerge uno spaccato d'Italia che si cercava di non vedere: il problema degli sfollati, l'estrema povertà del sottoproletariato urbano negli anni del dopoguerra e della ricostruzione che se nelle borgate romane era così incisiva, figuriamoci nel resto d'Italia, una vita "animale passata tra il fiume e gli sterpeti", vissuta tra la dignità e la miseria, come ebbe a dire Giacinto Spagnoletti.
Poi ancora i metodi anticonformistici e avveniristici della didattica pasoliniana (Pasolini era un profeta, vedeva già il consumismo in una società fatta di miseria) che coincidevano con l'amore e la richiesta di realtà ai suoi studenti, l'amore per il dialetto e la letteratura popolare (dichiara Attilio Bertolucci "D'altra parte è libero compito del romanziere rappresentare la realtà com'è. Non si può chiedere a uno scrittore che abbia coscienza dei suoi doveri di fare come lo struzzo o peggio di fare l'ipocrita davanti a piaghe sociali tanto più esigenti in quanto sono ragazzi e bimbi ad esserne le vittime più gravemente colpite") e poi di nuovo ancora Ciampino vissuto come un posto fatto d'aria e d'allegria, un tragitto fino a Roma adatto a scrivere poesie.
Così anche tutta l'opera della sua vita: dalla letteratura all'analisi dei fenomeni sociali e di costume, Pasolini accentuò la sua vocazione a porsi come voce diversa, nostalgica e libera, alla ricerca continua di una verità, in politica come in arte, nei rapporti umani come nei linguaggi quotidiani. All'interno di una ideologia di sinistra, Pasolini aveva cercato di coniugare marxismo e spiritualità cristiana, la nostalgia con la denuncia della violenza, implicita ed esplicita, delle strutture sociali dell'Occidente industrializzato.


Enzo Lavagnini, Pasolini. La prima Roma di Pier Paolo Pasolini, Roma, Sovera Edizioni, 2009.

Per la rubrica Cibo per la mente - Numero 95 ottobre 2010