RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cibo per la mente

Uno a testa

Accuratamente passato sotto silenzio dalla maggioranza dei media, è uscito nel 2006, per i tipi di Frassinelli, Uno a testa, seconda opera narrativa - dopo Domani andrò sposa, biografia romanzata della poetessa Petronilla Paolini Massimi ricavata dalla tesi di laurea dell' autrice - di Michela Volante, scrittrice torinese all'epoca non ancora trentenne. È importante la data di pubblicazione - febbraio di quell'anno - perché, sommata agli immaginabili tempi necessari per pensare, scrivere ed editare il testo, ci porta indietro ad almeno un buon lustro fa: quando certi esiti, potenziali ed attuali, della nostra realtà, apparivano meno evidenti, prevedibili e quasi - diremmo - scontati che al giorno d'oggi.
Come per qualsiasi distopia che si rispetti, la finzione qui si regge su di una sola variante fondamentale rispetto al mondo che conosciamo - a parte poche differenze ironiche, stranianti e rivelatrici, quali quella di ribattezzare col nome, quanto mai ecumenico nonché attuale, di Repubblica Commerciale, il dis-topos in cui si svolge la vicenda. Vicenda che vede l'emanazione, in uno Stato non sensibilmente diverso dal nostro - se non per la pervasività, in tutti i campi dell'economia e della società, di un' ipermonopolistica ditta che tutto produce e condiziona, dai frigoriferi alla ricerca scientifica alla politica del Paese - di una legge propagandata dai suoi fautori come assolutamente innovativa e rivoluzionaria: quella dell' "uno a testa": vale a dire della possibilità per ogni cittadino di uccidere legalmente una persona con un proiettile speciale fornito dallo Stato.
Potrebbe sembrare nulla più di una favola macabra dei giorni nostri; ma l'aspetto inquietante del libro, ciò che gli dà forza e valore, è, a parer nostro, la descrizione puntuale e convincente - pur entro i dichiarati confini del fantastico - dei meccanismi per i quali tale folle innovazione giuridica si pone, si impone e si afferma nella società da cui è scaturita: sia nella psicologia collettiva delle "comparse", dei personaggi di fondo che contano solo come massa, sia nella mente e nell'animo dei pochi, essenziali e ben tratteggiati protagonisti. Chiara è allora, e tutt'altro che rassicurante, l'allusione metaforica sottesa al testo: e se il pensiero, riandando al passato recente, non può che fremere rievocando il potere mediatico delle dittature storiche del '900, la spaventosa macchina di propaganda creata soprattutto dal nazismo, con la sua capacità di inculcare in un intero popolo una visione del tutto distorta della realtà, ancora di più non può non tremare guardando al presente e al possibile prossimo futuro, al potere mediatico sempre più tecnologicamente potente e sempre più economicamente e politicamente - specialmente qui da noi - concentrato in poche, pochissime mani: ciò che già sta trasformandoci tutti, nell'atto stesso in cui rende normale per i più ciò che fino ad allora era del tutto estraneo alla cultura e alla mentalità generali.
Ovviamente però la storia e la sua pregnanza non si limitano a questo, non si tratta solo di seminare ansie ed angosce senza speranze di soluzione; al contrario, attraverso la suggestiva invenzione letteraria dello studio sugli affascinanti nudibranchi, si profilerà, al termine della vicenda, la possibile via di uscita dalla spaventosa situazione che la legge dell' "uno a testa" ha creato.
Merito ulteriore del romanzo è l'icasticità dei personaggi anche nella propria dimensione personale ed intima, che conferisce loro spessore ed autonomia indipendentemente dal ruolo che essi giocano nello svolgimento dei fatti: evidente così la simpatia dell'autrice per il protagonista Sean, così come l'avversione e la condanna morale per Jackie, la sua prima compagna.
Un romanzo, quindi, a tutto tondo: tanto più coraggioso in quanto affronta le tematiche del possibile - ciò che è ben raro nella nostra cultura letteraria, ancora assolutamente soggiacente ad uno storicismo idealistico-marxistico spesso soffocante, che, magari nella forma molto americana del genere poliziesco, implica una perdurante propensione al guardare indietro anziché guardarsi avanti; e in questo senso, malgrado l'inquietudine ed il sottile malessere che l'ipotesi di Volante suscita nel lettore, ci pare molto più foriera di speranza e di prospettive future il panorama che questo testo propone: fantastico, distopico, angosciante, ma quantomeno volto non solamente allo ieri ma anche al domani, che sia per progettarne uno migliore rispetto all'oggi o che si tratti solo di esorcizzarne i possibili deterioramenti.


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Si ringrazia il personale della Biblioteca Comunale di Cecchina di Albano - SBCR, per aver messo a disposizione e lasciato lungamente consultare il volume in questione.

 


Michela Volante. Uno a testa. Frassinelli, 2006

Per la rubrica Cibo per la mente - Numero 95 ottobre 2010