RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Musica

Ii pianoforte racconta i Castelli Romani

Sensazioni

Con molta probabilità la preparazione culturale e gli accorgimenti organizzativi per i viaggiatori del grand tour d' Italie, quell' esperienza che passava (e passa ancora) per la via Appia tangendo e conoscendo i Castelli Romani e loro abitanti, rimanevano «inadeguati» alle sorprese che essi viaggiatori «colpivano», sorprese inaspettate nonostante i resoconti per diretta e/o interposta persona. Charles-Marguerite-Jean-Baptiste Mercier-Dupaty durante il voyage scrive da Frascati in Lettres sur l' Italie (edizione Paris 1822): (traduzione) "Malgrado tutto, gli Italiani non sono riusciti a distruggere questi luoghi incantevoli ... Questi bei rifugi sono ancora aperti a tutti gli zefiri, ai raggi di un bel giorno e agli uccelli innamorati." Ma era l' anno 1785!
L' impatto sensoriale da quanto si scorgeva, da ciò che si ascoltava, da quello che «toccava», da quanto si assaggiava e si beveva e da questo che proveniva dagli effluvii e dagli odori della natura dei Castelli Romani e dai prodotti sia spontanei che creati da millenarie arti (non solo coquinaria) effettuava profonde sensazioni che, memorizzate ed elaborate dal cervello, potevano generare la irresistibile voglia di riprovarle, di riproporle e/o di ri-crearle, anche in musica. E proprio in quel repertorio musicale referente l' Italia mediterranea (Castelli Romani inclusi), e più in particolare da quel repertorio che il pianoforte, strumento così ricco di possibilità riproduttive, ha permesso di tramandare, emerge il primario obiettivo (in genere) dei viaggiatori francesi: testimoniare e conservare attraverso la musica proprio quelle provate sensazioni «a primo impatto», potremmo dire epidermiche. Sensations de l' Italie (Paris 1891) è appunto il titolo che scaturì dal viaggio di Paul Bourget per la sua «musicale», poetica prosa di memorie italiane.
I Castelli Romani furono ricordati pure dalle percosse corde nel pianoforte per le sensazioni visive: il panorama totale (il cielo), i panorami localizzanti (il lago di Nemi) ed i paesaggi (panorami localizzanti con habitat humano); per le sensazioni visivo-olfattive: i colorati odori dai boschi nei Castelli (le viole e violette, i pini); per le plurime sensazioni auditivo-visivo-olfattivo-gustative: le occasioni di festa popolare improvvisata (magari in aperta osteria, con debite libagioni e vino).
Scorrendo avanti e indietro lungo più di tre secoli di vita che il pianoforte ha, ecco alcuni brani da quanto sono riuscito a «scovare» tra Europa ed Americhe; e ad ogni traccia o dato bibliografico-musicali ho attivato una richiesta ed un reperimento diretti fino all' agognata acquisizione de visu!
Un cielo di nubi "eterne" (viste da Marino) ce lo riporta il giapponese Toshiro Saruya in Clouds Eternal per pianoforte nel tributo musicale ad Hans Werner Henze, compositore tedesco stabilitosi appunto da lungo tempo a Marino in splendida villa con curato giardino, il quale in occasione del suo 75° compleanno è stato festeggiato ed ha festeggiato con la pubblicazione Summer in Marino (London 2001): raccolta di 11 composizioni pianistiche a Lui dedicate, più 1 da Lui stesso scritta. Sarà interessante notare che fra gli autori dedicatari compare anche l' albanense Giorgio Battistelli.
Il rubeo cielo al calar del sole sui Castelli Romani lo fa rivivere Pietro Zampa, componendo una Piccola Suite per Orchestra (Firenze 1934), scritta anche per pianoforte solo: il polisimbolico titolo è I Canti del Tramonto Un tramonto sulla via Appia antica Visioni ed Impressioni. In realtà non v' è cesura fra i brani che la suite compongono; si ascolta piuttosto un continuum sonoro scorrente secondo Didascalia in seconda pagina:

A - L' incantevole approssimarsi del tramonto sulla via Appia Antica
B - Il Cielo si oscura - Passa rapidamente una nuvola temporalesca sull' Agro Romano
C - Ritorna la calma del tramonto
D - Visione delle antiche Legioni Romane che percorrevano gloriose e trionfatrici la via Appia
E - Visione dei primi Cristiani che, nascostamente, si rifugiavano nelle Catacombe per
compiervi i loro Sacri riti.
F - Gli ultimi raggi Solari - S' appressa la notte - Pace - Silenzio!

Raoul-Louis-Félix-Émile-Marie Laparra, compositore e musicologo francese, vincitore del Grand Prix de Rome nel 1903 (morto nel 1943 sotto un bombardamento aereo), ci ha lasciato Le lac tranquille (Némi) come secondo, estatico movimento della Suite italienne en forme de ballet pour petit orchestre avec trompette principale (Milano 1929), trascritta per pianoforte a 4 mani da Salvatore Messina. E ancora (da uno dei due laghi) un incanto atto a rimembranze fra ratio e fantasia è quello che troviamo nel brano pianistico Sul lago Pensiero sentimentale Op.5 (Firenze, senza data, ma nel catalogo editoriale Genesio Venturini 1899) di Giacomo Rinaldini, compositore e testimone anche con altri brani sulla vita dei Castelli Romani, giù fino al mare.
Una storica dedica al paesaggio con habitat di Ariccia la compose Alphonse-Charles-Renaud de Vilbac, fecondo musicista, attento trascrittore e ripropositore di musiche e danze popolari francesi ed europee: la sua Op.5 per pianoforte si intitola Impressions d' Italie, 2 Caprices: Le Colisée, La ricia (sic!) (Paris); e non è questo l' unico documento musicale passando per Ariccia, ma bisogna dire in vero che pochissimi la tramandano in musica, nonostante copiosa sia la documentazione artistico-iconografica, spesso con scena animata di vita boschereccia a soni e balli.
Paesaggio con animazioni di vita popolare a Genzano è quello dichiarato da un breve frontespizio del primo di quattro brani: I Genzano nell' Op.16, Vårminen från Italien ("Rimembranze dall' Italia") per pianoforte, opus mai pubblicato di cui è autrice la sconosciuta (anche in patria) Fredrika Wickman svedese, vissuta nella seconda metà del XIX secolo:

A Genzano
(Una piccola città sui Monti Sabini) [sic!]
Gente del popolo vestita a festa da una certa parte del paese si affretta a celebrare la
famosa festa dei fiori.
(Traduzione dal manoscritto, di Emanuela Gualersi Sjöström)

Il coprente bosco lungo i Castelli ed intorno ai Laghi a cui la via Appia conduce generava e genera odori e visioni uniche dalle nascoste violette selvatiche printaniere, che, anche se non florealmente profumate, emanano delicato, umido sottobosco. Uno sconosciuto «sassone», Oskar Linden scrive un tenerissimo brano per pianoforte dal titolo Le viole del lago di Nemi (Trieste 1933) al quasi impercettibile ritmo di tango. (Già riprodotte, nel precedente numero 92 della rivista, copertina e prima pagina di musica: vedi l' articolo introduttivo IL PIANOFORTE racconta i Castelli Romani.) E qui val la pena di ricordare che la «bellezza» nella cultura popolare e condivisa dei Castelli Romani è associata anche e semioticamente comprensiva proprio del colore di queste delicate violette, con le quali, decenni fa, veniva adornato il carro che portava le ragazze più belle di Genzano, durante la sfilata di Carnevale.
Il discreto odore ed il doppio filare dei pini lungo la via consolare rimbalzano ai sensi se ascoltiamo i suoni de I Pini della via Appia, brano che conclude la quadriade Pini di Roma, poema sinfonico per orchestra con pianoforte (Milano 1924) ed anche per pianoforte a 4 mani (Milano 1925), scritto da Ottorino Respighi. E per compresenza storica si ode lo scandito ritmo di marcia dei milites ed il potente risuonare delle bucinae e dei cornua.
Disponibilità sensoriale completa (anche olfattiva e tattile) era richiesta a chi assisteva o partecipava a spontanei eventi di popolano convivio in fraschetta, osteria, locanda, en plen air ... : Jeanne Leleu, compositrice francese, vincitrice del Gran Prix de Rome 1923, inserisce Le Dimanche dans une osteria nella raccolta di 10 brani per pianoforte dal titolo En Italie (Paris 1928, dedicati in parte, così come altre sue composizioni per pianoforte, alla Campagna romana ed ai Castelli romani visitandi e percorrendi). È un brano ebbro, in ritmo dispari, che squarcia all' improvviso in una scena di vero e proprio bolero, danza spagnola di gran dignità che si diffuse nella vita popolare delle terre del Regno di Napoli: ballato, suonato e cantato anche su, fino alle terre dello Stato della Chiesa, Castelli Romani inclusi.
Dal colore, dall' odore, dal sapore del vino provato in loco da romani (più o meno "fagottari" come da domenicale uso popolare) scaturì la panoramica canzone 'Na gita a li Castelli (1926) conosciuta anche come Nannì, autore Franco Silvestri, quindi come acquisita cultura ospite; detta canzone, fa piacere (soprattutto ai pianisti) qui riportare, è stata anche ri-conservata e repertorialmente «ri-collocata» da Giovanni Ferrari come Divertimento Il vino dei Castelli Romani in Metodo blu, esercizi e divertimenti per pianoforte (Ancona, 1988) per la gioia dei giovani e non più tanto giovani studenti.

Non è certo facile ri-creare con il solo campo auditivo sensazioni provate da campi diversi (visivo, olfattivo, gustativo, tattile), come il pianoforte ci ha riproposto, così come non è univoco re-interpretare questi suoni nelle originanti sensazioni, ma, di sicuro, è quello ed è quanto rimasto di un' autentica cultura diffusa nei Castelli Romani, «scavalcata a piè pari» da altri egemonici fenomeni soprattutto nella seconda metà del secolo XX, che oggi ne stanno facendo rischiare l' estinzione privandoci, nel malaugurato caso, della possibilità di attingere da un passato millenario quelle sapienze fruibili e futuribili di vita (anche sociale).

 

 

Didascalie alle iconografie:

1. Autori vari, Summer in Marino
pianistic tribute to Hans Werner Henze on his 75th birthday
Chester Music, London 2001
quarto di copertina, particolare
(Fondo musicale M. Cofini, Roma)

2. Pietro Zampa, I Canti del Tramonto Un Tramonto sulla Via Appia Antica Visioni ed Impressioni
Piccola Suite per Orchestra
Trascritta per Pianoforte
G. & P. Mignani, Firenze 1934
primo di copertina
(Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze)

3. Pietro Zampa, I Canti del Tramonto Un Tramonto sulla Via Appia Antica Visioni ed Impressioni
Piccola Suite per Orchestra
Trascritta per Pianoforte
G. & P. Mignani, Firenze 1934
prima pagina musicale
(Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze)

4. Violette di bosco nei Castelli Romani
(Foto P. Faticanti, Albano)

Per la rubrica Musica - Numero 94 settembre 2010