RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Biblioteca di Trimalcione

In cerca di òrapi sul monte Morrone…

Mentre avanza con fatica lungo le pendici del Morrone*, la ottantaquattrenne Ada Trozzi torna con il pensiero ad una delle tante mattine di fine primavera di più di sessant'anni prima, quando era solita inerpicarsi sulle coste del monte, alla ricerca della verdura di giugno, i preziosi òrapi**, che barattava al mercato con generi di prima necessità da destinare ai suoi bambini. Queste erbe spontanee, dalle foglie triangolari e ondulate di colore verde chiaro con fiori che danno luogo a brevi spighe - caratteristiche delle zone montane - possiedono un sapore singolare particolarmente apprezzato, tanto che si diceva che persino il principe Umberto avesse chiesto di poterli gustare durante una sua visita a Roccaraso. E' da questo panorama spettacolare del Morrone, che prende forma il componimento narrativo di Giovanni D'Alessandro, che attraverso la storia privata della protagonista ci svela alcune delle pagine più drammatiche dell'ultimo conflitto mondiale. Dopo l'armistizio infatti, fu proprio l'Abruzzo a divenire terreno di svolgimento di alcuni episodi chiave della storia del nostro Paese: il 12 settembre del 1943 Mussolini, arrestato dal re e trasferito in un albergo di Campo Imperatore, veniva liberato da un manipolo di paracadutisti tedeschi calati sul Gran Sasso e trasferito in Germania per ricostituire il governo di Salò; tre giorni prima gli abruzzesi avevano assistito alla fuga del re Vittorio Emanuele III, imbarcato da Ortona sulla nave "Baionetta" alla volta di Brindisi, una delle poche città non occupate dai tedeschi, per insediare il nuovo governo. Un mese dopo mentre gli alleati risalivano la penisola da sud, Kesselring aveva attestato in questi territori, la linea di difesa delle truppe tedesche, la Linea "Gustav", che dal basso Garigliano si estendeva fino a Vasto in provincia di Pescara. E proprio in queste zone, tra valli e passi imprendibili, correva dunque il fronte, con la conseguenza che gli abruzzesi pagarono un alto tributo di sangue, a causa dei numerosi eccidi compiuti dai tedeschi e dei frequenti bombardamenti angloamericani che distrussero quasi completamente numerosi centri abitati. Il romanzo di D'Alessandro ci riporta dunque a Sulmona, al centro della valle Peligna; Ada è voluta salire nuovamente sui suoi monti, è voluta tornare ancora una volta nei luoghi duramente colpiti dalla guerra e ancora carichi di dolore, perché i ricordi si sono affollati nella sua mente e hanno bisogno di essere ascoltati. In quei giorni del '43 lei è una giovane donna, rimasta vedova con due figli in tenera età: Concezio e Mino. Il marito Guerino Iafolla è morto infatti tre anni prima, nel febbraio del 1940, per una grave affezione polmonare e Ada da quel momento ha dovuto contare esclusivamente sulle proprie forze. Per mantenere la famiglia ha svolto molteplici professioni: ha assistito malati, ha lavorato come donna delle pulizie, come stagionale in campagna ed anche come lavorante presso un mulino, ma la sua tragedia personale è stata presto soppiantata da una più grande, quella della guerra, che ha reso altre donne vedove e sole come lei. Improvvisamente si è trovata a dover fronteggiare problemi e difficoltà spesso insormontabili: in primo luogo quella di procurarsi, giorno dopo giorno, il pane per sfamare i suoi figli. "Parlassero pure, gli altri, in questo modo del suo stato pietoso, non le importava. A lei toccava viverlo, non aveva tempo per le parole". E' proprio la presenza dei figli a spronarla ad andare avanti, a lottare, alzando la testa e ricacciando indietro le lacrime. E quando l'angoscia si impossessa dei suoi pensieri e della sua anima, fugge solitaria sul Morrone, dove mentre si dedica con dovizioso impegno alla raccolta delle sue erbe selvatiche, gli òrapi, può finalmente sciogliersi nel pianto, dando sfogo alla sua disperazione. Gli òrapi non sono solo il cibo per sopravvivere ma anche un modo di ritrovare la speranza; da lassù il mondo sottostante gli appare sotto una luce diversa, da lassù la fiducia rinasce, si rinnova. I tedeschi hanno interamente occupato la città di Sulmona e si sono intensificati così anche i bombardamenti aerei da parte degli angloamericani. Ada però da qualche tempo è più serena perché don Liborio, che conosce bene la sua situazione, è riuscito finalmente a procurargli un lavoro come donna delle pulizie presso la curia vescovile e sebbene la sua esistenza sia stata segnata da una sorte poco generosa, non incline a possibilità di cambiamento, il suo cammino subisce un improvviso quanto inaspettato cambio di rotta grazie all'incontro con Helm, un soldato venticinquenne di origine austriaca, arruolato nella Vehrmacht, che riesce ad avvicinarla e conquistarla con un corteggiamento timido e delicato; Ada riacquista così fiducia in se stessa, ritagliandosi uno scampolo di felicità nella "precarietà infinita di quei giorni". Lo scandalo tuttavia diviene ben presto di dominio pubblico, dando luogo alla feroce condanna dell'intera comunità: da moglie e madre modello, Ada si trasforma nell'immaginario collettivo, in una volgare prostituta di un soldato dell'esercito nemico, e di conseguenza è marchiata con l'infamante epiteto di "puttana del tedesco", titolo forte, violento che Giovanni D'Alessandro ha volutamente scelto per il suo romanzo. A provocare questa rabbiosa reazione nei suoi confronti non è soltanto la condanna per un comportamento moralmente inaccettabile, quanto "l'ondata di odio e disperazione che attraversa la città" nei confronti di un nemico, l'esercito tedesco in particolare, che ha portato la guerra nella conca, con il suo carico di morte e distruzione. Non si parla soltanto delle perdite causate dai bombardamenti ma soprattutto delle stragi perpetrate sulla popolazione inerme, come nel caso del massacro di Pietransieri.
La storia di Ada è dunque quella di una donna forte, volitiva, capace di ribellarsi e di sfidare la morale comune, rifiutando di assumere la colpa di un peccato mai commesso. La tenace resistenza di questo amore impossibile, quello consumato fra Ada ed il nemico tedesco, testimonia così l'autenticità di un sentimento che diviene scudo contro ogni possibilità di condanna. Pochi scrittori hanno saputo raccontare l'amore e la guerra con l'intensità di una scrittura come quella di D'Alessandro che riesce a coniugare abilmente la costruzione dei personaggi e l'impianto emotivo della narrazione con la veridicità degli avvenimenti storici.

[...] Rino era ghiotto di òrapi e quando stava ancora bene pensava lui ad andarli a prendere. La raccolta lo impegnava più giorni, per i quali si prendeva apposta il permesso dal lavoro. E qualche volta, se la giornata era bella ci portava anche lei. [...] Salivano, salivano, compiendo, quasi ogni anno quello strano rito su per la montagna tra le pozze di neve sciolta e la prima polvere estiva del sentiero [...] Tornati a Sulmona, Rino andava sempre a regalare un po'di òrapi ai suoi. Erano gente della valle, non della montagna e li preparavano in modo diverso da Ada, saltandoli in padella per condirci la pasta. Anche Ada li usava qualche volta per condimento, ma ci metteva insieme la ricotta, con la quale il loro sapore si esaltava; l'amaro e il dolce si compensavano al meglio. Si finiva sempre per mangiarli sia da loro, sia dai suoceri. Mettendosi in bocca la prima forchettata, in un'attesa mistica di piacere, Rino aspettava che liberassero il loro gusto amaro e aromatico per ripetere un antico proverbio di Sulmona: «Dove sta pax e dominus vobisco, non mancano carne, vino e cacio ...frisco; ma questi, oggi, non se li mangia neanche il vescovo!». [...]

LA RICETTA
PASTA CON GLI ORAPI

Ingredienti per 4 persone:
500 g di pasta;
1 kg di òrapi;
olio extravergine di oliva;
2 spicchi di aglio;
peperoncino;
sale;
pecorino stagionato.


Lavate bene gli òrapi e lessateli in abbondante acqua salata. Nel frattempo mettete in un tegame largo, l'olio, l'aglio ed il peperoncino, facendoli cuocere a fuoco basso; quindi aggiungete gli òrapi e completate la cottura. Mettete a cuocere la pasta in tre litri d'acqua salata in ebollizione e una volta cotta, dopo averla scolata, mescolatela con il resto degli ingredienti nel tegame. Spolverizzate con il pecorino e servite subito.
N.B. L'abbinamento ideale degli òrapi è con paste povere, ottenute con il solo impasto di farina e di acqua, oppure con gnocchetti di patate. E' possibile inserire nella preparazione della ricotta, aggiungendola subito dopo aver ripassato in padella gli òrapi e sostituendo il peperoncino con del pepe nero.

[...] Gli òrapi sono una prelibatezza. Un piatto da ricchi, per la loro rarità. Crescono solo su alcuni monti a mezza quota, non più in basso, e non somigliano a nient'altro, neanche agli spinaci con cui sono imparentati. Spuntano intorno agli stazzi, sul terreno concimato dalle pecore e vanno raccolti appena si scioglie la neve, perché poi in pochi giorni il sole li spiga - come si usa dire - cioè li rovina, indurendoli in punta. Hanno una vita misteriosa, sono erbe del freddo. Dove tutto muore - sulla striscia di terra che copre la roccia, sferzata dal vento gelido - si direbbe che gli òrapi siano felici, che traggano, dalla terra non visitata da nessuno, un solitario calore nascosto. Ma occorre saperli cercare, perché si nascondono. Stanandoli, il primo sole toglie loro, con la neve, l'elemento che amano, il freddo letto - così strano - in cui sono nati. Ma prima che ciò avvenga, quella verdura, cotta, regala a chi l'abbia raccolta, un sapore e un profumo senza pari; chi dice di spinaci selvatici, chi di cicoria aromatica. Per questa stranezza e rarità, gli òrapi sono sempre stati una scommessa in tavola, un piatto che - due, tre volte l'anno al massimo - compare sulla tavola dei ricchi, a fine primavera. Ada veniva dalla montagna e li sapeva preparare benissimo [...]

LA RICETTA
FRITTATA DI ORAPI


Ingredienti per 4 persone:
800 g di òrapi;
4 uova;
olio extravergine di oliva;
1 spicchio di aglio;
sale.
Lessate brevemente in acqua salata gli òrapi. Fate scaldare in un tegame largo con il fondo antiaderente, l'olio con lo spicchio d'aglio. Eliminate quindi l'aglio e aggiungete gli òrapi proseguendo la cottura per circa dieci minuti. Sbattete con una forchetta in un piatto fondo, le uova con un pizzico di sale e aggiungete gli òrapi cotti e sminuzzati. Versate il tutto in una padella antiaderente oliata e fate cuocere per pochi minuti fino a che il composto non si sarà rappreso, quindi terminate la cottura dell'altro lato della frittata.


( Giovanni D'Alessandro, La puttana del tedesco, Milano, Rizzoli, 2006)

 


L'autore: Giovanni D'Alessandro
È nato a Ravenna. Laureato in legge, vive e lavora a Pescara. Il suo esordio letterario è avvenuto nel 1996 con il romanzo: Se un dio pietoso, Roma, Donzelli, 1996, finalista al Viareggio 1997 e vincitore dei premi Penne-Mosca e Maria Cristina 1998, a cui hanno fatto seguito:
I fuochi dei kelt, Milano, A. Mondadori, 2004 - Premio Scanno 2005
La puttana del tedesco, Milano, Rizzoli, 2006
Il guardiano dei giardini del cielo, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2008

 



Note:
* Morrone. Gruppo montuoso sovrastante Sulmona sito nel Parco Nazionale della Maiella, che comprende tra le cime principali Monte Corvo (m. 1128); Monte Rotondo (m. 1732); Mileto (m. 1920) e Morrone (m. 2061). In particolare sul Morrone, è ubicato l'eremo del papa sulmonese Celestino V, che domina l'intera valle. L'eremo fu danneggiato dai cannoneggiamenti tedeschi durante l'ultimo conflitto mondiale.
** Orapi. Termine dialettale abruzzese con il quale sono noti gli spinaci selvatici o di montagna (Chenopodium bonus-henricus). Il nome latino Chenopodium, fa riferimento alla caratteristica forma delle foglie, a "piede d'oca". La pianta erbacea cresce nelle zone montane, soprattutto in prossimità di stazzi, poiché predilige terreni molto concimati. La raccolta avviene in tarda primavera, tra fine maggio e giugno. Largamente impiegati nella cucina abruzzese, gli spinaci selvatici sono utilizzati come contorno, come condimento o accompagnati a legumi.