RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Storia locale

FRATE JACOPA

potente Signora del Castello di Marino

Un titolo che è un ossimoro: eppure proprio questo è Jacopa De' Settesoli per quello che sappiamo della sua vita studiata e celebrata a Marino dal gruppo culturale "Lo Storico Cantiere".
Il Gruppo nasce nel 1989 dalla passione dei suoi membri per la storia locale; nei primi anni di attività si dedica tutto all'allestimento del 'Corteo Storico' della Sagra dell'Uva, che rievoca Marcantonio Colonna di ritorno dalla Vittoria di Lepanto; negli anni '90 dà vita al primo 'Gruppo di Sbandieratori' dei Castelli Romani, oggi ricco di giovani sbandieratori, musici, alfieri e tamburini in costume d'epoca.
Dal 2000 in poi il gruppo compie un affascinante percorso di conoscenza sulla figura della nobildonna romana Jacopa De' Settesoli, discepola di San Francesco.

Su Jacopa sono state elaborate e realizzate manifestazioni, rievocazioni storiche, incontri, seminari, mostre per valorizzarne e divulgarne la storia, con il coinvolgimento di scuole, famiglie ed enti pubblici, e stringendo una fraterna amicizia con le città di Assisi e Cortona, con le quali Marino condivide il culto di San Francesco. «La riscoperta della figura di Jacopa de' Settesoli ha fatto scattare una scintilla che di anno in anno viene alimentata attraverso gli scambi di visite ufficiali tra le rispettive città ed anche attraverso le varie iniziative culturali promosse dal nostro gruppo», spiega Valeria De Luca, presidente dell'associazione.

 

Nel panorama storico della città di Marino la figura di Jacopa De' Settesoli, sposa di Graziano Frangipane, emerge nettamente per il suo carisma. «Potente signora di terre e di castelli, fra i quali quello di Marino, le vicende della vita di Jacopa - ha scritto di recente lo storico Ugo Onorati - sono legate soprattutto all'epica azione di riforma spirituale di san Francesco, al quale accordò da subito la sua protezione, e alle fortune feudali della potente famiglia romana dei Frangipane. Come Chiara fu conquistata dal messaggio evangelico del Poverello di Assisi, così Jacopa pose il suo potere al servizio dei più deboli. Organizzò i laici nel Terzo Ordine francescano per assistere i bisognosi. Fu una sposa e una madre esemplare. Fu umile pur essendo aristocratica. Fu l'unica donna ammessa al trapasso di san Francesco. Per la fortezza del suo carattere da Lui fu appellata "frate"... ».

Rimasta vedova molto giovane nel 1212 con due figli, Giovanni e Giacomo, la donna divenne l'amministratrice di numerosi castelli e possedimenti di famiglia sparsi per tutta Roma e nella campagna romana. Era di sua proprietà anche il castello di Marino (che poi suo figlio Giovanni, non avendo discendenti, avrebbe donato assieme ad altri beni ai conventi di 'San Saba' di Roma e 'Santa Maria' di Grottaferrata, finché nel 1266 non sarebbe stato acquistato dalla famiglia degli Orsini...); la donna lo amministrò saggiamente, promuovendo anche i primi restauri della chiesa di S. Lucia - attuale sede del Museo civico di Marino - e concedendo il 31 Maggio del 1237 assieme a Giovanni, unico figlio rimasto, la prima delle costituzioni o statuti che regoleranno la vita civile del castello di Marino (vedi in basso).

 



Da quanto emerge dalle testimonianze documentali, Jacopa appare per quel tempo una castellana piuttosto liberale nei riguardi dei suoi sudditi: il 31 Maggio 1237 stipula infatti con gli abitanti del Castello di Marino un contratto che anticipa le concessioni in forma di statuti dei secoli successivi; in esso sono fissate le norme e le consuetudini vigenti con l'impegno di rispettarle reciprocamente per il bene comune:

"Nell'anno del Signore 1237, undicesimo del
pontificato di Papa Gregorio IX, intimazione decima del 31
Maggio. Poiché un documento scritto cadrebbe in
dimenticanza, quando viene stipulato tra gli uomini, perciò
noi Signora Jacopa e il figlio di lei Giovanni, nel cui domi-
nio si trova il castello di Marino, nel proporre impegni
e convenzioni agli abitanti del suddetto
castello vogliamo redigere uno strumento pubblico
che contenga tanto le norme quanto le consuetudini,
pertanto noi Signora Jacopa e Giovanni Frangipane
in questo giorno stesso alla presenza del notaio e dei
testimoni, a questo scopo formalmente invitati,
con libera e spontanea volontà e per mezzo di un solenne
contratto, stipuliamo un accordo con voi abitanti
del predetto castello qui presenti e a nome anche
degli assenti al fine di conservare e
perpetuare tutte le buone consuetudini sottoscritte
con questi capitoli.
Posta la mano sui Santi Vangeli giuro"

Il Notaro - Jacopa de' Settesoli - Giovanni Frangipane

«Tale "statuto" proverebbe un'effettiva libertà degli abitanti del castello di Marino e una certa importanza di quest'ultimo nel panorama dei possedimenti feudali del tempo, originati con tutta probabilità da una situazione di relativa autonomia istituzionale e amministrativa propria dei castelli di fondazione e pertinenza ecclesiastica anteriori all'anno Mille», ha scritto in proposito Ugo Onorati


 

Nel 1209, quando San Francesco si recò a Roma per sottoporre la regola del suo nuovo Ordine a Papa Innocenzo III, Jacopa De' Settesoli ed altre influenti personalità gli offrirono il proprio appoggio. La donna gli dimostrò grande dedizione e rimase sua carissima amica per tutta la vita. Egli la chiamava affettuosamente 'Frate Jacopa' per la sua forza d'animo e la sua integrità, considerate all'epoca qualità virili. Nonostante avesse l'opportunità di vivere lussuosamente, ella seguì il modello di perfezione suggerito da Francesco, conducendo una vita austera e mettendo a sua disposizione i suoi beni e il suo potere.
Fu proprio durante il suo primo soggiorno romano che Francesco assaggiò quello che sarebbe diventato il suo perenne 'peccato di gola': certi biscotti «boni e profumosi» che la stessa Jacopa De' Settesoli preparava e che gli offrì un giorno quando era ammalato.
Tipici del periodo della vendemmia, erano fatti con la pasta di pane, semi di anice, zucchero, mandorle e mosto d'uva e detti forse per quest'ultimo ingrediente 'mostaccioli': ma già nella Roma antica si conoscevano dei biscotti simili con il nome di 'mortarioli', a base di zucchero e mandorle pestate nel mortaio...

 

In ogni modo, quale che sia l'origine del nome, si racconta che quei dolci - che vengono ancor oggi preparati in sua memoria, sia a Roma e nei Castelli che in Umbria - piacessero tanto al Santo da desiderarli anche in punto di morte: quando sentì avvicinarsi la sua ultima ora, disse a un suo frate di scrivere a Frate Jacopa per chiederle di raggiungerlo al suo capezzale alla Porziuncola, recandogli una veste per la sepoltura, candele per il funerale e quei dolci che lei gli aveva offerto quando si trovava malato nella Capitale. Proprio mentre i frati stavano cercando qualcuno che portasse la lettera a Roma, ecco che Jacopa si presentò davanti a loro con i suoi figli, portando con sé tutto ciò che Francesco desiderava, inclusi i mostaccioli: mentre stava pregando a Roma, una voce divina l'aveva avvertita che il frate stava morendo, e che le avrebbe chiesto di portargli quelle cose! La donna rimase ad Assisi fino alla morte di Francesco, provvedendo al suo funerale. Poi tornò a Roma, dove visse per più di dieci anni. Passò tuttavia i suoi ultimi due anni ad Assisi, dove desiderava essere seppellita: fu sepolta nel 1239 ad Assisi vicino all'amico Francesco, nella Basilica superiore, dove ancor oggi c'è un affresco che la raffigura; nel 1932, i suoi resti furono trasferiti nella Cripta del Santo di fronte alla sua tomba, nella basilica inferiore di Assisi.

Un anno fa, il 28 maggio 2009, l'associazione Lo Storico Cantiere ha voluto lasciare un segno "visibile" alla Città di Marino nel nome di Jacopa de' Settesoli, in occasione del 770esimo anniversario della sua morte: una effigie commemorativa nel cuore del centro storico, apposta di concerto con le istituzioni cittadine, il Museo civico e l'Istituto d'Arte 'Paolo Mercuri' di Marino; si tratta dell'immagine del volto della nobildonna donata dal maestro Renato Testa, realizzata in mosaico su una lastra di pietra albana. La piazza antistante il Museo civico, dove l'effigie è stata collocata, ha così preso il nome di 'Largo Jacopa de' Settesoli', a sua perenne memoria.

«La conoscenza della figura della nobildonna non finisce mai di suscitare nelle nuove generazioni uno stimolo all'arte alla letteratura e allo studio della storia marinese - riferisce Valeria De Luca -. Ci sentiamo orgogliosi di poter suscitare certe emozioni, non solo nei ragazzi ma in tutte quelle persone che ripongono nell'animo nobili sentimenti per le radici storiche della nostra città.
Jacopa e Francesco hanno acceso quella piccola fiammella che illumina la "fraterna amicizia" che lo Storico Cantiere mantiene costantemente accesa rinnovando ogni anno, attraverso nuovi progetti, l'incontro con quei luoghi che testimoniano le memorie francescane. Jacopa - continua Valeria De Luca - è stata una donna nella quale non abbiamo faticato a riconoscerci. Per questo abbiamo deciso di prenderla come modello e punto di riferimento. È stata una figura animata al tempo stesso da magnanimità e semplicità, decisione e umiltà, determinazione e forza di spirito, tutti elementi che hanno contribuito ad accrescere la sua fede tanto da averla elevata, come è noto, agli occhi del suo amico santo, Francesco di Assisi, alla pari di un vero e proprio confratello: Frate Jacopa, appunto».

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Per la rubrica Storia locale - Numero 92 giugno 2010