RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Enogastronomia

I vini dei Castelli: la parola agli esperti

Piccola tavola rotonda: Domenico Tagliente, Marco Bizzoni, Francesco dell'Olmo. Coordina Sergio De Angelis

I tre tecnici che hanno accolto il nostro invito sono gli enologi Domenico Tagliente, Marco Bizzoni e il perito agrario Francesco Dell'Omo.
Tagliente è un consulente vitivinicolo ed è stato per un lungo periodo direttore tecnico della Cantina "Cesanese del Piglio"; Bizzoni è un libero professionista, consulente tecnico di importanti stabilimenti enologici. Dell'Omo è un esperto di malattie della vite, già tecnico-commerciale della Bayer Crop Science.
Volentieri e con professionalità rispondono ad alcune nostre domande.


Per migliorare la qualità dei vini è utile l'impiego di nuovi vitigni?
Tagliente. Sì, ma solo per alcuni tipi di vini.
Bizzoni. Sono favorevole perché ritengo che la qualità dei vini potrebbe ricevere un netto miglioramento. Resta inteso, comunque, che è bene operare cercando di salvaguardare una certa "tipicità castellana". In altre parole: migliorare ... senza stravolgere.
Dell'Omo. Sì, l'innovazione in genere aiuta l'uomo a trovare cose migliori.

Quali ripercussioni su un "marchio" aziendale con l'abbandono (eventuale) di vitigni autoctoni?
T. Se il marchio è affidabile, nessuna conseguenza.
B. L'implementazione di altri vitigni deve essere gestita con gradualità per non avere ripercussioni negative dalla clientela "disorientata". Il miglioramento qualitativo favorirà la tenuta del marchio.
D. L'innovazione come già detto è importante, ma anche io penso che ogni modifica va eseguita con una certa gradualità per evitare eventuali ripercussioni sul "marchio" aziendale.

La tipicità del prodotto vino è un dato essenziale? Va mantenuta?
T. Esiste sempre un certo grado di evoluzione. Sono importanti la razionale gestione del vigneto e della tecnica enologica; la qualità e la tipicità vengono ripagate dal consumatore "educato" ad apprezzare i miglioramenti organolettici.
B. E' importante mantenere una certa tipicità (rimodernata con oculatezza). La sperimentazione è indispensabile, come sono importanti le microvinificazioni che dovranno, però, essere convalidate da "prove in pieno campo".
D. Va mantenuta e difesa pur nell'innovazione.

Quali utili prospettive può fornire la "Strada dei Vini dei Castelli Romani"?
T. Senza un progetto la Strada è un contenitore vuoto. Occorre attuare un programma ben articolato che preveda, tra l'altro, una adeguata accoglienza del visitatore.
B. Ritengo doveroso che gli addetti ai lavori aderiscano a questa iniziativa e che la stessa sia portata avanti da un pool di autorevoli rappresentanti di categoria, capaci di coinvolgere tutti gli interessati. Si realizzerebbe una seria trasformazione ambientale accompagnata da una importante evoluzione della coltura contadina. Il consumatore finale è sempre interessato a conoscere le origini delle produzioni agricole.
D. I vini dei castelli vanno difesi e divulgati. Roma non "beve" quasi nulla dei nostri vini e nei ristoranti castellani spesso non si trovano i vini locali. L'iniziativa "Strada" se ben organizzata e coordinata potrebbe fornire grandi e positive prospettive all'intero comprensorio.

Per la rubrica Enogastronomia - Numero 91 maggio 2010