RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Biblioteca diffusa

Sotto il segno dell'antica arte del vino

Da sempre la coltura della vite e dell'uva hanno rappresentato nella storia della nostra umanità una necessità economica e un'arte vera e propria poiché la vite è citata e cantata nella letteratura di tutti i tempi dalla Bibbia ai testi poetici dell'antica Grecia e degli antichi Romani; una cultura che ha accompagnato la storia di una intera civiltà fondata sulla conoscenza tramandata da padre a figlio dove si alternano il lavoro duro della campagna alle conoscenze legate al progresso scientifico e alla valorizzazione dell'ambiente e della natura.
L'esplorazione della coltivazione e della vinificazione sono al centro di questo libro di Antonio Cugini, antica famiglia di coltivatori diretti di Marino che ha saputo tramandare con le conoscenze anche l'amore per questo lavoro, rude, faticoso ma anche terribilmente carico di soddisfazioni.
È quanto mai opportuno che le giovani generazioni si riapproprino dei valori legati all'uso consapevole della terra, coniugando in maniera virtuosa gli antichi valori e le antiche pratiche con l'evoluzione e il progresso nel campo della conoscenza e della valorizzazione della vite. È per questo motivo che la biblioteca di Marino ha dedicato al vino e all'arte della sua produzione uno specifico progetto.
Nato come laboratorio ambientale per ragazzi, in questa edizione il progetto verrà presentato all'attenzione del pubblico presso il Kinà Art Cafè il 21 maggio, accompagnato da una splendida mostra fotografica tratta dal repertorio Alinari, Brogi, Anderson, e una performance musicale con poesie canti e danze popolari tratte dal repertorio vernacolare romano.


Vitae di un vignarolo
di Antonio Cugini con la collaborazione di Maurizio Taglioni.
Pubblicazione a cura dell'Assessorato alla Cultura della Città di Marino, con il contributo dell'Assessorato all'Agricoltura della Provincia di Roma, Marino Tip. S. Lucia, 2007

 

Il volume di Antonio Cugini di circa 200 pagine, si presenta con veste grafica assai accattivante e per certi versi commovente. La copertina annuncia in qualche modo il contenuto, la continuità, nel tempo che passa, solerte e tenace di un'arte così intimamente legata alla terra da intersecarsi con il paesaggio rupestre, i tralci di vite rigogliosa, e il protagonista, due volte rappresentato in copertina, un volto dallo sguardo vigile e attento, un po' tra il burbero e il cordiale, e un bambino che canta o parla in sella ad un "birroccio"; memoria storica e attualità in un confronto assolutamente dialogante, esattamente come tutto il resto del libro in cui si alternano passato e presente nella memoria ma anche nella consapevolezza del valore di quello che si è prodotto. Nella prefazione al libro Antonio Cugini, per gli amici, Tonino, a proposito dei ricordi, afferma: ...Sono un tradizionalista e un autodidatta, della vite e della vita. Sono andato alla ricerca dei miei avi da solo, senza l'aiuto di venditori di alberi genealogici. Studiando a ritroso i documenti della mia famiglia sono arrivato sino al 1704 e mi ha fatto piacere scoprire di discendere da una stirpe di lavoratori nel complesso benestanti, con alti e bassi, come capita in tutte le famiglie.
Il testo rappresenta il compendio di una vita, ricchissimo di fotografie che riguardano non solo il protagonista ma anche la storia della Città di Marino, con i compagni di scuola, le Maestre Pie Venerini, le Sagre dell'Uva, le valli della campagna intorno a Marino, i poderi solcati dai carri e dai muli e le vendemmie con la raccolta dell'uva da parte dei ragazzi e delle donne abbronzate dal sole, sorridenti nei gonnelloni e negli zinali con i capelli raccolti dentro fazzoletti colorati. E ancora la voce del protagonista: ...Quando si mettono per iscritto racconti e tradizioni tramandate per via orale, forse si può sbagliare qualche data, o narrare aneddoti a metà strada tra storia e leggenda, o storie distorte dal tempo, ma resta il fatto che ogni racconto è sicuramente voce di popolo. Io sono marinese e spesso mi riferisco alla mia città, ma la vita, le usanze e la cultura di tutti i Castelli Romani sono, poco più poco meno, le stesse.
Il libro prosegue con nuove sorprese perché presenta anche un piccolo compendio di conoscenze legate agli strumenti fondamentali della coltivazione della vite e quindi si alternano nella narrazione, foto che rappresentano questi attrezzi insostituibili per la buona riuscita dell'opera: zappetto per il taglio delle canne, aratro trainato dal bue per arare la vigna, e ancora, torchio a cric, cavola classica usata dai facchini per riempire i barili che venivano caricati sul carretto a vino e poi trasportati a Roma.
E ancora Antonio Cugini si sofferma su un'altra pagina importante della vita del vignaiolo nel capitolo dedicato ai protagonisti della vigna dove vengono descritte quattro tipologie di vignaioli: padronale, padronalotto, padroncellotto e il moscetto.
E poi ancora la descrizione degli operai, caporali, bersaglieri, vangatori, chiuchitti. Seguono poi gli attonnatori e gli svecchiatori. ...Questi signori facevano parte della famiglia dei potatori ... sapevano potare e valutare ogni situazione.
Ma la grande qualità di Antonio Cugini è stata nell'impegno profuso a recuperare gli antichi vitigni perduti, nell'averli allevati, schedati e restituiti alla conoscenza scientifica. Così il libro si completa anche di questo aspetto: viene mostrato il catalogo dei principali vitigni tradizionali, dei vitigni conservati, salvati e recuperati con un ricco repertorio di immagini.
Dispiace un poco lasciare la lettura di questo libro che trasmette un sano sentimento di appartenenza ai luoghi, alle persone, al lavoro quotidiano, al sapore antico delle cose, suscitando un sentimento di nostalgia verso qualcosa di importante che i nostri nonni hanno portato via con sé.
Però Antonio Cugini ci rammenta con convinzione profonda, nata dall'esperienza dei suoi 60 anni di lavoro e 75 di età: ...Conoscere il nostro passato ci può aiutare a mantenere il benessere acquisito...Quanto a me, oltre al lavoro in vigna e in cantina, ho sempre cercato di allargare i miei interessi in diversi campi. Da ragazzo ho imparato a leggere la musica e a suonare più di uno strumento, ho letto i più importanti classici e molti libri di storia. Dopo la guerra, ho deciso di studiare alle scuole serali, diplomandomi nel 1952 in agraria ed enologia con encomio. ... Le radici di un popolo derivano in gran parte dall'agricoltura e dall'artigianato, evitiamo di perderle, i giovani si diano da fare per la salvaguardia della nostra cultura, delle nostre radici, delle nostre tradizioni...
E questo è forse il senso ultimo del messaggio: cultura, passione per la vita, curiosità di apprendere e di progredire quali antidoti al declino di una civiltà.

Per la rubrica Biblioteca diffusa - Numero 91 maggio 2010