RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Scuola

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I Castelli Romani raccontano…

I Castelli Romani, in ogni periodo dell'anno, hanno un'immagine meravigliosa, a volte quasi magica. In autunno sembrano assomigliare ad un quadro il cui pittore predilige soprattutto i colori del rosso e del giallo, con le foglie meravigliosamente distese sulle strade, che assomigliano ad un morbido ed invitante tappeto. Mentre in estate e in primavera tutto diventa lussureggiante, inebriante nei colori e nei profumi. Ed anche in questa stagione, il paesaggio apparentemente più freddo e meno accattivante, mantiene il suo fascino, fascino inalterato e immutabile nel tempo.
La mattina, attraversando queste strade, questi posti a noi così quotidiani, in modo particolare la zona dei boschi, sembra quasi che gli alberi così maestosi ci guardino come padroni incontrastati di un territorio che ormai da secoli è di loro dominio, e raccontino di vite passate; se solo per un attimo fermiamo l'attenzione e ascoltiamo si ode una voce , si sentono storie, storie lontane, miti e leggende troppo spesso dimenticati , caduti nell'oblio, soprattutto dai giovani.
Quanti misteri infatti si nascondono in queste zone dei Castelli romani: i laghi, i boschi, le architetture così affascinanti, seducenti e spesso poco conosciuti, ignorati, e perché no, anche oltraggiati. E quanti libri hanno raccontato storie di uomini che hanno qui camminato, dimorato, amato. Quanta letteratura! Quante leggende! Quanta vita!
Tante volte con la memoria ho provato ad immaginare quel tempo lontano che rivive ancora oggi nel profumo e nelle atmosfere. Tracce ancora indelebili, immortali di posti che hanno suscitato la fantasia di pittori, scrittori, musicisti, registi. Ma le parole spesso non bastano a rappresentare la meraviglia di un luogo che ha tratti ritroviamo nella mente e nel cuore. La bellezza di un passaggio, che sebbene sia stato più volte aggredito da un' urbanistica selvaggia e senza scrupoli, è rimasto intatto, puro e vuole solo essere "riscoperto".
Spesso avvertiamo nei nostri ragazzi il desiderio, la voglia talvolta incomprensibile di lasciare tutto questo e di andare lontano. Legittimo, senz'altro, senza però dimenticare che i luoghi dove si ha pianto, sofferto, riso sono proprio quelli dove si trovano le risorse interne per sperare e resistere nel "breve" o "lungo" viaggio della vita. Sono i nostri luoghi dell'anima quelli del ricordo, della memoria, dell'infanzia, in cui lasciamo ogni difesa e ogni muro crolla per lasciare spazio alla serenità e all'abbandono.
I luoghi dell'anima però, sono anche quelli della crescita, in cui ognuno di noi ritrova se stesso per poter poi ripartire e , forse, per potersi amare un pochino di più.
Allontaniamoci sì, ma restando

Per la rubrica Scuola - Numero 88 febbraio 2010