RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Enogastronomia

AZIENDA INNOVAZIONE

Azienda Agricola Pesoli

Antiche tradizioni nel cuore dei Castelli Romani

L'azienda si estende per circa 30 ettari su terreni di origine vulcanica e tufacea coltivati prevalentemente a vigneto. Solo una piccola parte è, come da tradizione castellana, ad uliveto.
Siamo nelle zone collinari dei Castelli Romani, nell'area dei vini doc dei Colli Lanuvini, dove la vite cresce in modo ottimale. I vini che si ottengono sono ricchi di profumi e di corpo.
Le varietà coltivate sono quelle tradizionali, nazionali e internazionali. Ne ricordiamo alcune: Trebbiano, Bellone, Malvasia di Candia, Malvasia Puntinata, Sauvignon e Falanghina per i vini bianchi e Syrah, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot, Merlot, Cesanese per quelli rossi.
Responsabile dell'azienda è Giulio Pesoli che porta avanti un lavoro, iniziato dai nonni, e che lo occupa sia nella gestione dei vigneti e sia nella direzione della ristrutturata Cantina.
Quest'ultima è ubicata nel comune di Ariccia a circa tre chilometri a sud dalla antica tomba degli Orazi e Curiazi, lungo la Via Appia Antica, ed è dotata di macchinari tecnologicamente all'avanguardia sia per i processi di vinificazione che per l'imbottigliamento dei vini.
Numerosi sono i tipi di vino prodotti: Castelli Romani doc e gli igt Lazio Malvasia Puntinata, Falanghina, Syrah, Novello, con i marchi "Musae" e "Affreschi".
È in cantina che incontriamo il titolare e ne approfittiamo per rivolgergli alcune domande.


Al fine di accrescere la qualità dei vini è utile prevedere l'implementazione di nuovi vitigni?
Si, afferma con sicurezza, sia nazionali che internazionali.

Che tipo di ripercussioni ha su un "marchio" aziendale un eventuale abbandono di vitigni autoctoni a fronte di un'implementazione di altri vitigni?
Miglioramenti? Peggioramenti? Difficile dirlo. L'azienda dovrebbe rimanere in piedi perché troverebbe un'opportunità di adattamento alle richieste di mercato.

Le aziende che hanno innovato hanno aperto nuovi canali di commercializzazione?
Sì, di solito hanno trovato nuovi canali.

Tali cambiamenti come vengono accolti dai committenti (locali/nazionali/esteri)?
Generalmente in modo positivo.

Qual è la dimensione media delle aziende che hanno innovato?
Sono aziende medio-grandi, con una superficie di almeno 10 ettari. Ma hanno innovato anche alcune aziende piccole.

Quante sono?
Il numero preciso non lo conosco, ma non sono molte. Purtroppo nel nostro territorio ogni anno aumenta l'abbandono e/o l'estirpamento dei vigneti e questo vale anche per le grandi aziende.

La "tipicità" del prodotto (vino) è un dato essenziale? Va mantenuta e meglio definita? E come?
Purtroppo, oggi, per una serie concomitante di fattori negativi, la tipicità non paga. I nostri vini, ottenuti da vitigni autoctoni, anche se organoletticamente di notevole pregio, non danno soddisfazione sotto l'aspetto commerciale (a parte alcune eccezioni, dovute soprattutto a particolari e mirate iniziative di marketing).

Quali prospettive può fornire a tutto il comparto vitivinicolo la "Strada dei Vini dei Castelli Romani" ed è una iniziativa sufficientemente conosciuta a cui, comunque, è bene aderire?
Noi già da tempo aderiamo alla "Strada" e proponiamo la degustazione dei vini aziendali con prodotti tipici locali come il pane casereccio di Genzano, la porchetta e i formaggi. Non manca l'opportunità di effettuare visite guidate al Museo delle Navi di Nemi e a Palazzo Chigi di Ariccia.
Tutto questo, però, non mi esime da una riflessione e da un paragone anche se con territori lontani dai nostri. A Conegliano Veneto, ad esempio, dove la "Strada dei Vini" esiste sin dal 1966, l'iniziativa ha funzionato e continua a funzionare. Ma la "mentalità" è un'altra, non è quella dei Castelli...!...

Il marketing territoriale e l'e-commerce sono operazioni da sviluppare e coordinare? E come?
Sicuramente sono da sviluppare e coordinare. La Strada dei Vini potrebbe essere un ottimo volano. Potrebbe...

Un miglioramento organolettico dei vini dei Castelli Romani può convivere con una migliore qualità di vita del viticoltore? E come?
Penso di sì, in linea generale, anche se rimangono i dubbi sopra accennati, relativi allo sviluppo del territorio e al suo coordinamento.

Per la rubrica Enogastronomia - Numero 88 febbraio 2010