RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Sistema Territorio

Pellegrinaggi in rosa

Lasciavano tutto: la terra d'origine, la famiglia, la casa, gli affetti, il denaro e le cose, i beni stabili. Forse per sempre. Per questo il più delle volte, quando benestanti, dovevano provvedere a garantire il futuro di chi restava.
Penitenti, devoti o votivi, ricchi o poveri, nobili o plebei, i credenti che nel medioevo s'incamminavano come pellegrini alla volta dei luoghi santi della Cristianità erano perfettamente consapevoli di intraprendere un viaggio ben diverso da quelli familiari, di conoscenza mondana o d'affari, parentesi di vita che pur considerandone le incognite o le inevitabili avversità, comunque prevedevano il ritorno del viaggiatore, non solo a casa ma anche a uno stato essenzialmente simile a quello di partenza.
Il viaggio di un pellegrino, invece, che copriva distanze remotissime, significava la dimensione "altra" per eccellenza, quella della rottura, del distacco, dello sradicamento, di una quotidianità sempre diversa, della precarietà, di un percorso verso una condizione di mutamento, materiale e spirituale, radicale e tuttavia passibile di ulteriore rinnovamento. È in questo senso, forse, che si possono interpretare i diversi pellegrinaggi di molti devoti.
Non solo la meta ultima, allora, quale parte conclusiva di un cammino di fede o di una ricerca culminante nella speranza di cogliere il mistero del sacro, ma anche lo stesso viaggio, proprio per la sua natura e le modalità di svolgimento, costituiva lo spazio e il tempo della crescita interiore.
Viaggio iniziatico, quindi, di cui le innumerevoli prove, nell'arco di un tempo calcolabile solo in astratto, erano elementi imprescindibili.
A piedi, soprattutto, sui carri, a cavallo, ma a volte anche in nave, l'umanità che nel corso di oltre mille anni ha attraversato strade, sentieri, boschi, montagne, mari e fiumi (essi stessi tutti simboli sacri) dell' Europa intera e oltre spingendosi fino in Palestina, non ha avuto esitazioni, sorretta da una fede entusiastica e vivace, nel voler raggiungere i luoghi dove avevano vissuto o erano sepolti i protagonisti della Buona Novella, da Gesù ai suoi discepoli, alla madre Maria, ai martiri delle persecuzioni, sperando di sentirne l'eco della presenza, o cercando quei segni che avrebbero potuto favorire una vicinanza con l'invisibilità del divino.
Ovviamente, nonostante il plurale maschile usato finora, a quella popolazione peregrina non mancò la componente femminile.
Minoritaria, certo, considerati i tempi, ma non meno motivata e determinata.
Secondo alcune fonti, anzi, fu proprio una donna a "ufficializzare" il pellegrinaggio cristiano: l'imperatrice madre di Costantino il Grande, Elena , che nel 326, ultrasettantenne, intraprese come pellegrina un viaggio durato tre anni che la portò a Gerusalemme, dove poi avrebbe ritrovato la vera croce di Cristo.
Ma sant' Elena non è un caso isolato tra le donne regali note anche per i loro viaggi di devozione. Saltellando attraverso i secoli, troviamo santa Brigida di Svezia, patrona d'Europa insieme alla nostra santa Caterina da Siena, viaggiatrice per ragioni diplomatiche e pellegrina e Edith Stein (Teresa Benedetta della Croce)

A Santiago di Compostella, nel 1341, andò insieme al marito, ma da vedova, qualche anno dopo, intraprese un pellegrinaggio giubilare che la portò a Roma, dove rimase per il resto della sua vita. Per Brigida Roma non fu solo meta, ma anche punto di partenza per altri pellegrinaggi, da quelli minori a Napoli, Assisi e San Michele sul Gargano a quello nella lontana Terrasanta, nel 1372.
In questi ultimi le fu compagna Caterina di Svezia (santa anche lei), la seconda dei suoi otto figli, che già da molti anni aveva raggiunto la madre, seguendo un sofferto cammino di fede.
La figura di Caterina ci offre l'occasione per segnalare l'aspetto particolarmente rischioso del pellegrinaggio femminile.
Giovane bellissima di indubbia modestia e riservatezza, durante il suo soggiorno romano fu assediata e insidiata costantemente da uomini di ogni estrazione sociale, e solo una nutrita scorta le permise nel tempo di visitare in tranquillità le chiese di Roma o di compiere brevi pellegrinaggi fuori le Mura.
Malattie, fame, freddo, truffatori e briganti erano avversità comuni a tutti i pellegrini, ma le aggressioni e le molestie sessuali erano temute solo dalle donne, come ricorda nelle sue memorie anche l'inglese Margerie Kempe, pellegrina varie volte in Terrasanta, a Roma, Santiago, Assisi, nei primi decenni del 1400, nonostante il matrimonio e ben quattordici figli.
Tuttavia, non furono soprattutto tali pericoli a indurre varie volte la Chiesa a scoraggiare questo tipo di testimonianza religiosa. Era la stessa vicinanza fisica tra uomini e donne, inevitabile per chi si spostava in gruppo, sia durante il cammino che nei luoghi di ospitalità o ricovero, a costituire motivo di tentazione e danno per lo spirito. Come scrisse Gregorio di Nissa nel IV secolo, infatti, le donne tra gli uomini (e gli uomini in presenza di donne ) tendono a non preservarsi dall'indecenza.
Qualche secolo più tardi, San Bonifacio suggerì all'arcivescovo di Canterbury di proibire il pellegrinaggio alle donne, monache e laiche, lamentando che " sono infatti molto poche le città in Lombardia o in Francia o Gallia, in cui non ci sia un' adultera o una meretrice di stirpe inglese. Poiché in gran parte soccombono e poche restano caste".
Tuttavia, pare siano stati proprio dei pellegrinaggi a produrre in alcune donne una totale trasformazione di sé. Fu il caso di santa Maria Egiziaca, per esempio, che la tradizione vuole fuggita di casa all'età di dodici anni e prostituta fino ai ventinove quando, spinta dalla curiosità, ad Alessandria d'Egitto si aggregò a un gruppo di pellegrini diretti a Gerusalemme, dove iniziò un cammino di conversione che si tradusse in una vita di preghiera trascorsa per oltre quarant'anni nel deserto.
Ma la pellegrina per antonomasia, conosciuta proprio in quanto pellegrina, è Egeria, della cui vita però si sa molto poco.
Monaca, o vedova, visse nel III secolo. Probabilmente originaria della Spagna, intraprese il suo viaggio in Terrasanta usando la Bibbia come guida lungo i territori di cui parlavano le Sacre Scritture. Non solo la Palestina, quindi, ma anche l'Egitto e la Mesopotamia furono i luoghi che attraversò nell'arco di tre anni, raccontando in un diario le emozioni, gli incontri, le gioie, le difficoltà e le speranze di quel viaggio spirituale.
Infine, tra non poche altre, ricordiamo Santa Bona di Pisa, che il suo primo pellegrinaggio portò in Terrasanta a soli quattordici anni, tra il 1170 e il 1174.
A quelli ne seguirono molti altri, fino a che, ritenendo conclusa la parte itinerante della sua crescita interiore, prese a curare un aspetto non meno significativo del percorso religioso dei pellegrini : l'accoglienza di uomini e donne di culture, lingue e paesi diversi che lungo la strada s'incontravano condividendo le esperienze, verso un destino comune.

Per la rubrica Sistema Territorio - Numero 88 febbraio 2010