RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Biblioteca di Trimalcione

I mille colori della vita di Sophie Marks

Michele Zackheim è un'affermata artista visuale, le cui opere sono state esposte in gallerie e musei americani ed europei. E'autrice del romanzo "Violette's Embrace, basato sulla vita della scrittrice Violette Leduc e di una biografia della figlia di Albert Einstein, "Einstein's Daughter: The Search for Lieserl". Originale esperimento creativo è la sua ultima fatica letteraria, il romanzo "Colori spezzati", un affresco policromo in cui le sensazioni visive e olfattive si mescolano, restituendoci a poco a poco la trama di un'intera esistenza. Artista dell'immagine e dell'immaginazione, la scrittrice ricostruisce attraverso un sapiente uso dei colori, la tormentata avventura umana di una pittrice nata durante gli anni del primo conflitto mondiale. Come un pittore che si accinga a riportare sulla tela la propria creazione intellettuale, sceglie e dosa gli elementi cromatici della narrazione; attraverso l'uso di luci e ombre infonde forza all'impianto emozionale del racconto; con ripetute variazioni di atmosfera e ambientazione imprime un ritmo serrato allo svolgimento della storia catturando l'attenzione del lettore. Il romanzo racchiude fra le sue pagine un percorso esistenziale complesso, perché essere artisti significa anche perdersi nel buio e passare il resto della propria vita a cercare la strada da percorrere. E' il destino della protagonista del romanzo Sophie Marks, che rimasta orfana dei genitori, si trasferisce in Inghilterra, nelle Midlands, dove viene allevata dai nonni paterni. Nella grande casa, chiamata da sempre Pottery Cottage, Sophie -"avvolta dai colori di un quadro di Constable: verde oliva, ambra e marrone sauro, ocra gialla, blu cobalto" - impara a disegnare e in seguito a dipingere sotto lo sguardo vigile del nonno Eli, vasaio di professione ma pittore per vocazione. Anche la nonna Claire poetessa, le infonde quasi per osmosi l'amore per la letteratura e l'arte poetica. Sotto l'influsso dei due artisti bohémien Sophie trascorre un'infanzia felice, coltivando con passione la sua spiccata inclinazione artistica. Dopo aver ultimato gli studi si trasferisce a Londra per frequentare l'accademia d'arte Slade: è l'inizio di una vita fatta di studio e nuove amicizie. E quando l'amore irrompe per la prima volta nella sua esistenza, con il suo carico di prorompente energia e vitalità, nei disegni e nelle tele di Sophie le linee divengono flessuose, voluttuose e i colori della terra e del cielo lasciano il posto a tonalità più vivaci e carnali. Ma la felicità lascia presto il posto all'angoscia e all'amarezza allorché il suo compagno scompare: tornata nella vecchia casa dei nonni, Sophie attraversa un periodo di profonda crisi, durante il quale abbandona totalmente la pittura. Deve attingere altra linfa vitale e vivere altre esperienze per poter tornare a trasmettere nuove emozioni. Allo scoppio della guerra nel 1939, viene reclutata come disegnatrice al Dipartimento della Propaganda; i bombardieri tedeschi, con il loro carico di distruzione, solcano sempre più frequentemente i cieli delle Midlands. Il 9 aprile, una violenta esplosione distrugge anche Pottery Cottage uccidendo tutti i suoi abitanti. A salvarsi è la sola Sophie: annientata nel corpo e nello spirito trascorrerà quasi due anni in un sanatorio nel villaggio di Field, nello Staffordshire. L'unico frammento che testimonia la sua precedente esistenza, è conservato nella tasca del vestito lacero e sporco di terra indossato il giorno dell'incidente: un foglio di carta logoro e pieno di macchie con una ricetta scritta da Claire. Ancora una volta è la pittura a riportarla alla vita, ma sente di doversi allontanare dal luogo del dolore che ha ormai permeato ogni fibra del suo essere. Decide così di trasferirsi a Parigi; nella sua malridotta valigia di cartone scuro, due abiti a fiori, un frammento di ceramica strappato alla terra ove sorgeva Pottery Cottage, un ritratto a matita di un soldato risalente al periodo del sanatorio e la ricetta del timballo di pesce di Claire; nel vecchio zaino militare i colori e i pennelli ricevuti in dono a Field. Altre emozioni, altri incontri, altre scoperte, altri viaggi attendono Sophie, con i loro mille colori, i mille colori della vita...

[...]L'aria era torrida, troppo calda perché Sophie potesse avvicinarsi. Non c'era acqua con cui provare a spegnere quelle fiamme. Sophie era corsa verso il fuoco, ascoltando, guardando, gridando - immaginando André che la chiamava, il suo volto terrorizzato; la nonna seduta alla scrivania, che la guardava con vacua desolazione; il nonno che la fissava, cercando disperatamente di dirle qualcosa. E immaginando i Samuels che guardavano il fuoco, increduli. Dopo tutto quel che avevano passato, sarebbero morti nel mezzo di un'orribile tempesta rossa in una fresca e bucolica vallata verde, nel cuore accogliente del paese che li aveva salvati, l'Inghilterra. Quando i vicini erano accorsi in aiuto, Sophie si era rifiutata di farsi portare via. Si era opposta alle loro mani, ai loro abbracci, alle loro bocche urlanti. «Lasciatela stare» aveva sentito dire da un uomo. «Si renderà conto di quello che è successo e sverrà».
Ma ci era voluto più tempo del previsto. Sophie era fuori di sé. «Venite» urlava a quei vicini, sagome oscure e tremolanti. «Sono in cantina! Venite! Sono al sicuro sotto terra!». E aveva iniziato a scavare con le mani, avvicinandosi al fuoco quanto più poteva. «Sono qui sotto» supplicava. «Vi prego, lo so che sono qui sotto. Vi prego, aiutatemi. Vi prego». Poi una puntura al braccio. E poi il nulla. Un anno e mezzo dopo la bomba, seduta sul letto con l'infermiera Watson in piedi accanto a lei, Sophie vide che il vestito era sporco di terra, macchiato di lacrime. Si domandò se lo strappo sulla manica destra fosse stato causato dalla puntura dell'ago e dal movimento improvviso del braccio. «Ehi, Sophie, c'è qualcosa nella tasca» esclamò l'infermiera Watson. «Diamo un'occhiata?». E dolcemente, con le migliori intenzioni, l'infermiera Watson tirò fuori un pezzo di carta. Malridotto, logoro, coperto di macchie, era l'unico frammento sopravvissuto della giovinezza di Sophie. Gliel'aveva dato Claire, un giorno che Sophie era in ferie dal lavoro. «Ecco, cara» le aveva detto, «questa è la mia ricetta per il timballo di pesce. Se lo fai stasera si conserverà nella ghiacciaia per un paio di pasti e non dovrai preoccuparti di cucinare» [...]

La ricetta
Timballo di pesce

Ingredienti

Eglefino affumicato, burro q.b., latte q.b., 3-4 uova, 3-4 patate, 1 ciuffo di prezzemolo, 1 limone.
Prendi un grande pezzo di eglefino* affumicato. Fallo bollire in padella con un po' di burro (se lo trovi!), latte e acqua fino a coprirlo. Fai cuocere a fuoco lento per 2 minuti e BASTA! Metti da parte il brodo. Deve cuocere lo stretto indispensabile per riuscire a spellarlo. Fai bollire 3-4 uova - più sono, meglio è! Fai bollire qualche patata, ma toglile prima che siano completamente cotte e falle raffreddare: più facili da affettare. Ungi teglia con burro e squama pesce e affetta uova. Aggiungi prezzemolo se ne hai. Fai una salsa con il brodo di pesce e aggiungi latte per addensarla. Prepara tanta salsa! Versa su pesce e uova e poi taglia le patate a rondelle spesse - aggiungi molto burro e inforna finché non imbruniscono.

P.S. Aggiungi alla salsa succo di limone a piacere.


Sophie tenne in mano la ricetta per un momento, poi l'infermiera Watson, con tenerezza e rispetto, la mise in una busta che legò con un nastro blu sbiadito [...]


(tratto da Michele Zackheim, Colori spezzati, Roma, E/O, 2008)
* Eglefino (Melanogrammus aeglefinus) Pesce simile al merluzzo, diffuso nell'Atlantico settentrionale. Viene generalmente commercializzato dopo essere stato sottoposto a salatura od affumicatura. Il corpo è di colore scuro sul dorso e argenteo in quella inferiore con una caratteristica macchia nera all'altezza delle pinne pettorali.


 

Donne e arte. Bibliografia essenziale

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