RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Scrittori nei Castelli Romani

(H)ombre(s) migranti. Compagni di speranza

Ho rivisto Andrea Cantaluppi dopo quarant'anni quando è venuto a chiedermi di presentare nella biblioteca comunale di Grottaferrata, suo paese natale, il libro (H)ombre(s) migranti . Lo conoscevo in modo superficiale, ma sapevo molte cose della sua famiglia come accadeva una volta in paesi relativamente piccoli.
Nel tempo non è cambiata la sua vitalità e il suo spirito libero. Pur conservando le sue radici e il letto dove è nato, nella casa paterna di Grottaferrata in via XX settembre al numero 20, è stato anch'egli migrante per scelta e voglia di conoscere. Nella sua vita ha praticato diverse attività lavorative: è stato dirigente della CGIL fino al 1987, poi, per circa dieci anni, gestore a Mosca del primo ristorante italiano "l'Arlecchino", nel periodo della perestrojka di Gorbaciov,successivamente incaricato dalla Zecca dello Stato dei rapporti con il governo cubano. Nel 2007 ha sentito l'esigenza di fare una nuova esperienza per comprendere meglio il fenomeno dell'emigrazione e delle sue cause andando a vivere come volontario la realtà dei migranti presso la missione dei religiosi scalabriniani a Nuevo Laredo, nel deserto del Messico ai confini con il Texas. Da questa esperienza nasce il suo libro.
La "Casa del migrante" assiste uomini, donne e bambini che ogni giorno tentano di scavalcare il muro della morte o di guadare il Rio Bravo per raggiungere gli Usa. Ha così potuto conoscere da vicino l'emigrazione in tutta la sua crudeltà senza filtri e mediazioni. Attraverso una serie di interviste raccolte sul posto Andrea, che prima di partire ha frequentato un corso di spagnolo, ha voluto far parlare le persone che affrontano indicibili pericoli per arrivare negli Stati Uniti. Nel racconto della sua esperienza emergono così alcuni ritratti di migranti: Pedro, Pablo, Ramona, Alicia. Ciò che li spinge a lasciare il Messico non è il " sogno americano", ma il sogno di lavorare onestamente, di poter mantenere la propria famiglia e di avere così la propria dignità.
"Un'analisi, a mio parere, seria ed onesta di questo fenomeno deve partire dalla constatazione che il migrante si mette in cammino perché è stato privato del diritto di vivere una vita dignitosa nel suo paese d'origine; pertanto se la sua patria lo costringe ad andarsene, là dove troverà il pane, quella sarà la sua nuova patria, para el migrante patria la tierra que le da el pan."
Di qui l'invito ad una seria riflessione che ponga al centro l'uomo e faccia dipendere tutto il resto da questa priorità unica ed irripetibile.
"Nella fame vera ho scoperto una dignità tale che da sola può sostenere un futuro possibile. Ho lasciato lì il mio cuore e ho portato dietro voglia di fare e di cambiare: lo devo a me stesso, a mio figlio, a mia moglie, lo devo a Francisco, a Pedro, a Ramona, a Betty, a Lalo, ad Adriano, loro sono rimasti sulla barricata a difendere chi non chiede nulla, sperano nella provvidenza affinché li aiuti a continuare a lottare.
Loro operano affinché il migrante venga accolto per essere rifocillato, curato, protetto in piena sicurezza e possa così riprendersi e ritrovare fiducia in sè stesso, ritrovando una spiritualità e dignità che magari manca a chi sta a casa al caldo. Vanno avanti senza sostegno delle istituzioni, soltanto con le donazioni di privati e singoli cittadini.
Ma io non sono un religioso e so che la provvidenza va aiutata.
Intanto cerco di sensibilizzare le persone su questa realtà, poi, una volta che si inizia a camminare, chissà cosa si potrà trovare stando in marcia, altri amici e sostenitori.
Chissà..."
Per questo motivo il ricavato della vendita del libro andrà alla "Casa del migrante" dei religiosi scalabriniani che oggi assistono i migranti messicani, ma una volta assistevano gli emigranti italiani.


Cantaluppi Andrea

(H)ombre(s) migranti. Compagni di speranza

Roma, Ediesse, 2009